Un’intensa storia d’amore tra un giovane poeta di Verona, recatosi a vivere a Roma, e una nobildonna dell’epoca cantata con il nome “Lesbia”. Poco importa se i protagonisti sono vissuti nel I secolo a.C. e se a decantare la sua dolce “malattia d’amore” è Gaio Valerio Catullo, uno tra i più grandi poeti latini, se consideriamo la bellezza dei versi e la passione amorosa dei protagonisti che, al di là dello spazio e del tempo, giunge a noi con grande attualità. Perché, nonostante i costumi siano mutati, i sentimenti umani sono rimasti gli stessi e nessun uomo contemporaneo avrebbe difficoltà nel ritrovare una parte di sé nella raffinata poetica catulliana. Ed è proprio con questo spirito che Maurizio Marota, giovane insegnante di Lettere presso la scuola media “Galilei Marconi” di Porto Sant’Elpidio, ha dedicato un intenso periodo di studi alla traduzione dei carmi dedicati all’inafferrabile Clodia, più nota ai posteri con il nome di Lesbia. Tra gli innumerevoli pregi culturali del Marota, è nostro intento sottolineare il suo tentativo – peraltro pienamente riuscito – di conferire ai versi una valenza poetica pur attenendosi alla fedeltà del testo catulliano. La raccolta dei versi, pubblicata dalle edizioni Periferia di Cosenza, è distribuita a livello nazionale ed è inserita in una importante collana curata dal poeta italiano Enrico D’Angelo.

La traduzione di venti carmi latini, l’introduzione e il commento agli stessi, oltre ad una “Nota del traduttore” scritta per comunicare ai lettori i criteri con cui è stato effettuato il passaggio dalla forma latina a quella italiana. Si direbbe una vera passione per Catullo. Come si è sviluppata l’idea?

Amo la letteratura latina, una delle più belle del mondo, e Catullo – insieme a Virgilio e Properzio – è uno degli autori che preferisco. La scelta di Catullo è nata quasi per commissione, visto che il lavoro di traduzione mi è stato proposto da Enrico D’Angelo, affermato poeta italiano. Un lavoro che mi ha visto impegnato tre mesi, da giugno a settembre del 2001. Le traduzioni sono rimaste per un anno nel cassetto, poi questa estate ho deciso di pubblicarle e, dopo averle mostrate a D’Angelo, sono entrate in fase di stampa. Per quanto riguarda la mia passione per Catullo, riconosco che mentre negli altri scritti ho mantenuto un certo distacco, con il poeta veronese ho dato letteralmente anima e corpo, vivendo la traduzione come un dialogo personale con un autore che apprezzo in modo particolare. Una sorta di coinvolgimento personale, dunque, per un poeta che – rubando un’espressione a Nietzsche – ha “scritto con il sangue” e che, come ad esempio Dino Campana, ha fatto della poesia una ragione di vita. E che della vita ha fatto una poesia.

La raccolta “Versi per Lesbia” non raccoglie l’intera produzione di Catullo ma soltanto i carmi dedicati alla donna amata. Qual è la motivazione di questa scelta?

Esistono già antologie in commercio, come pure lo stesso Liber che comprende 116 carmi, ma non un’opera con la singola raccolta delle poesie d’amore per Lesbia. Con questa precisa scelta ho voluto conferire un’unità tematica e di contenuto al mio lavoro.

La pubblicazione è quanto mai attuale nei contenuti e culturalmente accessibile a tutti i lettori, studiosi e non di Catullo. Miracolo della contemporaneità?

I lettori che non conoscono Catullo, leggendo, rimarranno stupiti di fronte alla straordinaria modernità del poeta latino, a riprova del fatto che ciò che contraddistingue l’animo umano rimane immutato nel tempo. Tra l’altro, il poeta di Verona potrebbe benissimo, tolta la toga e indossato un paio di jeans, confondersi tra qualche giovane del nostro tempo e passare inosservato, tanto contemporanei appaiono i suoi sentimenti e la sua condizione di uomo che vive anima e corpo l’innamoramento.

Una delle novità della raccolta consiste nella traduzione. Quali schemi sono stati usati?

Ho utilizzato una poetica basata sulla consapevolezza che i carmi catulliani sono degli autentici gioielli. Pertanto mi sono preoccupato non solo di realizzare una “bella” ed elegante traduzione che non stravolgesse l’originale, coniugando – per quanto possibile – “bellezza” e “fedeltà”, ma anche di produrre vere e proprie poesie in italiano usando l’endecasillabo ed altri versi appartenenti alla nostra metrica, in modo tale che quei meravigliosi componimenti potessero essere goduti anche da chi non conosce il latino. Quindi armonia, ritmo, musicalità del verso usati con fedeltà nei confronti della poetica di Catullo.

Nell’epoca attuale c’è ancora speranza per i testi classici?

Oggi più che mai, in un’epoca di decadenza come quella in cui viviamo, il mondo ha bisogno di ascoltare la voce solare dei classici, di quegli autori senza tempo che hanno scritto opere immortali per bellezza stilistica, profondità di pensiero e di sentimento. In un’epoca in cui regna sovrana la confusione in tutti i campi, la civiltà e la cultura degli antichi Romani consentono di riportare ordine, chiarezza, se non altro nelle idee, e di guardare a quei valori che abbiamo dimenticato e che ci rendono uomini.

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