Dopo i successi riscontrati dalle personali pittoriche tenutesi nel corso del 2002 alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto e al Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno (e dal recentissimo calendario “Tipi da Grottammare”, andato letteralmente a ruba, e di cui si possono ammirare le tele originali fino alla fine di gennaio presso il Cincinbar di via Crucioli 19), il giovane artista di origine irpina fa portare in scena da alcuni dei suoi amici più cari le proprie composizioni poetiche in uno spettacolo diviso in tre quadri: Amore, Vita e Mare.

I volti e i corpi, mai statici, le storie narrate, i dolori della vita e dell’amore, la voglia di riscatto, di vendetta, di rivincita, di uomini e di donne (ma sempre e per sempre del loro creatore), sono i protagonisti indiscussi e insopprimibili del racconto di vita che Colella va dipanando attraverso le sue opere, nell’andare dei giorni e delle notti. Accostando così le sue tele alle sue espressioni poetiche, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio racconto, il cui tessuto narrativo è dato dalle espressioni dei volti e dell’anima dei diversi soggetti, in un sapiente gioco di luci e di ombre, con un uso sagace di colori e di parole.

Con Pierluigi Rausei nei panni dell’affabulatore che introduce di volta in volta i vari quadri, sul palco si alterneranno Alfredo Amabili, Franca Danila Grienti e Massimo Menchini come voci recitanti, accompagnati dal vivo dalla chitarra di Daniele De Santis. Gli interventi di Mario Lanciotti (che ha tradotto in dialetto grottammarese le tre poesie di chiusura di ogni quadro) e quelli di un Pulcinella dal taglio umoristico (interpretato dall’attore napoletano Enzo Tricarico), renderanno la serata sicuramente più gioiosa e meno impegantiva.

In chiusura di spettacolo, la cui regia è curata da Michele Rossi, verrà proiettato un documentario di 5 minuti realizzato da Alessandro Ciarrocchi prendendo come tema la poesia “Il gabbiano” in cui è lo stesso Francesco Colella a guidarci tra i pennelli del suo studio ed il volo dei tanto amati gabbiani presso la foce del Tesino.

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