A Taranto i rossoblù hanno dovuto fare i conti con un ambiente ostile per via degli incidenti dello scorso giugno che vide coinvolte le dirigenze di Catania (Gaucci) e Taranto (Pieroni) ma i ragazzi, alla fine, non hanno addebitato alle minacce ricevute la mancata vittoria, onestamente se ne sono assunta la responsabiltà sotto forma di gol falliti. Anche questo è un segno di grande maturità.
Purtroppo in settimana, ancora una volta alcuni nostri colleghi hanno dato il loro più o meo tacito “benestare? alla “fuga? verso Perugia di Stefano Colantuono. Noi no e faremo di tutto per convincere patron Luciano a non fare un altro grande sgarbo alla città di San Benedetto del Tronto. Fino a quando? Fino a quando la Samb avrà raggiunto la serie ‘A’, una meta alla nostra portata se non interverranno nei prossimi mesi (uno potrebbe essere proprio la partenza di Colantuono) deleteri interventi esterni atti a rompere il bel giocattolo.
Inutile ricordare ancora che una volta che simbiosi simili tra tecnico, squadra, tifoseria e città hanno sempre permesso il massimo dei traguardi e il massimo dei traguardi per la Samb è la serie A, dove non è mai stata, nonostante almeno tre promozioni sfiorate in ben 21 anni di serie B.
La conferma, oltre che da questi dati, viene dagli ultimi quattro campionati disputati dai rossoblù in serie C1 che potete verificare in prima pagina sotto la classifica: almeno sette di quelle compagne di viaggio hanno poi raggiunto la serie A (con grande onore oggi Chievo, Perugia, Empoli e Reggina).
I miei colleghi giornalisti cosa c’entrano?, direte voi. C’entrano perchè la stampa dovrebbe sempre valutare il parere affatto assurdo della stragrande maggioranza dei propri lettori, quella stragrande maggioranza (accesi tifosi o semplici sportivi) che non vede assolutamente di buon occhio il ventilato trasferimento in Umbria del loro primo condottiero. Ancora di più quando se ne parla in modo scorretto, avvilendo la nostra città e capacità calcistica, con frasi che tendono ad affibbiare assurdi limiti ad un territorio dove si è vissuta con onore la massima serie grazie ad una città (Ascoli Piceno) che non ha nulla di più, proprio nulla (anzi), rispetto a San Benedetto del Tronto. Pronti ad essere smentiti ma crediamo che sarà impresa dura anzi durissima per chi volesse aprire un contradditorio sullo specifico tema.
Siamo comunque ottimisti: un uomo (Luciano Gaucci) che ha pianto per la Samb come un sambenedettese qualsiasi, non farà mai una simile mossa, per lo meno in tempi inopportuni quali quelli attuali.
Tempi che assomigliano molto agli anni 1974-1975 quando, a metà campionato, mio fratello Pino coniò una frase molto ispirata che poi si realizzò “L’Ascoli ha l’A in testa ma la Samb finisce in B?; se all’Ascoli stavolta rimanesse in testa non ci dispiacerebbe granchè ma ci ricorda che i nostri cugini, dopo aver raggiunto la serie maggiore, l’hanno conservata con onore per diversi anni, segno che non occorre un’etichetta speciale (che secondo qualcuno la Samb non avrebbe!) per un obiettivo così prestigioso.
Dopo un esame di coscienza mi ‘condanno’ per aver parlato di serie A quando ancora siamo in C1. Non lo farò più ma altri la smettano di sclassificare la mia squadra del cuore con certi discorsi su Stefano Colantuono. Tanto dovevo.

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