Il 5 di maggio la Samb vince a Sassuolo nell’ultima di campionato (2-3, doppietta su rigore di Criniti e gol di Pilleddu, per gli emiliani Cantoni e Mandelli) e conosce il nome dell’avversario della semifinale play-off: il Rimini.

Il 19 di maggio, sotto una pioggia torrenziale, il Riviera delle Palme presenterà uno splendido colpo d’occhio: circa diecimila spettatori, che avevano comprato i biglietti in prevendita, sono allo stadio già un paio d’ora prima del fischio di inizio. Nei giorni precedenti all’incontro, la città si era letteralmente mobilitata, come, probabilmente, non avveniva dalle salvezze conquistate alla fine degli anni ’80 in Serie B. Su moltissimi muri di San Benedetto i tifosi appendono manifesti per incitare il pubblico a venire allo stadio. Bandiere rossoblù spuntano su tutti i balconi. Un’automobile con altoparlante gira per le vie della città ricordando l’importante appuntamento. Il 16 maggio, all’improvviso, Luciano Gaucci visita la squadra e dispendia elogi alla squadra e a mister Colantuono, il quale assegna al Rimini il 51% di possibilità, in virtù del miglior piazzamento nella classifica del campionato.

Alle 16:30 le due squadre entrano nel campo da gioco, pesantissimo per la pioggia (mio padre fu l’unica persona contenta del maltempo, perché gli consentì di chiudere lo chalet di famiglia e venire alla partita). Circa 800 i tifosi del Rimini assiepati in Curva Sud. Nella Samb sono assenti per infortunio Teodorani (che resterà in panchina) e Soncin; nel Rimini manca il bomber Di Nicola.

Il primo tempo della Samb è perfetto: una squadra che non sbaglia quasi nulla e che, guidata da un Totò Criniti esplosivo, trova sempre il modo per mettere in difficoltà gli avversari. Il primo gol è proprio di Criniti, al 10° del primo tempo: punizione maligna sul campo viscido, e il Riviera esplode. La Samb continua a correre e sembra non risentire del terreno: Sergi è un lottatore, Delvecchio fa diga, Criniti inventa. Al 40°, sempre su iniziativa di Totò, arriva il raddoppio di De Amicis: 2-0 e sembra finita.

Invece il Rimini riemerge grazie ad un gran gol del nuovo entrato Bordacconi al 1° minuto del secondo tempo. La partita resta equilibrata fino al termine, quando la Samb accusa la stanchezza e il Rimini sfiora il pareggio in un paio di occasioni, fino al gol di Luconi, a seguito di un corner, al 93°. Due a due, e c’è rabbia fra i tifosi sambenedettesi. In serata, mi fermo come al solito al Four Roses per leggere L’Espresso Rossoblù e non si sentiva altro che recriminazioni. L’uscita di Visi, l’errore di Borsa, i cambi sbagliati, eccetera. Ma il titolo de L’Espresso Rossoblù è «Non è il caso di recriminare»: «Il gol di Luconi ad un minuto dal termine cambia completamente le carte in tavola: il Rimini ritiene che il gol di Luconi risulterà decisivo nel computo finale dei punti conquistati, la Samb invece dovrà mettere il massimo della rabbia, dai prossimi allenamenti al 90° della gara di Rimini dove sarà indispensabile vincere». Intanto la Samb torna in ritiro in Umbria per preparare al meglio la partita del ritorno, il 26 maggio.

Nonostante il 2-2, ero convinto fortemente che la squadra fosse superiore al Rimini: «La Samb ha più frecce nel suo arco», scrissi su Sambenedettoggi.it: secondo me l’assenza di Di Nicola era fondamentale per i romagnoli, che non possedevano altri chiavi tattiche per mettere in difficoltà la Samb la quale, invece, era capace di segnare con tutti gli uomini della rosa. Anche Colantuono ne era convinto, pur senza dirlo: lo sentii per telefono e dalla sua voce traspariva la rabbia per il risultato ma, assieme, la più assoluta consapevolezza delle intatte possibilità della Samb. Intanto i 1.500 biglietti messi in vendita per i tifosi rossoblù andarono esauriti in meno di dodici ore: Raitre fu costretta a trasmettere la partita in diretta Tv, nonostante le proteste della Riviera del Conero che in quella domenica ospitava la tappa del Giro d’Italia. Il 26 maggio 2002 tutta la San Benedetto che non poté entrare al Neri di Rimini era davanti al televisore, dove la gare veniva trasmessa senza commento.

Credo che la gara di ritorno a Rimini fu la migliore che i rossoblù giocarono in quel campionato, per intensità, accortezza tattica e assoluta assenza di errori. Fu come se in campo scesero undici robottini, programmati per non sbagliare nulla. La Samb fece scendere in campo Visi, Borsa, Pirone (Quondamatteo all’86°), Di Serafino, Pellegrini, Taccucci, Teodorani (Bonura dal 62°), Delvecchio, De Amicis, Criniti, Sergi (Pilleddu dal 78°).

Nel primo tempo i rossoblù attaccarono con accortezza, sfiorando il gol su una punizione di Criniti (traversa-riga!) e su un tiro di Sergi imbeccato dal solito Totò. Ma anche senza tirare molto, il dominio della Samb era netto: tutti i duelli individuali erano a suo favore, e il Rimini soffriva il gioco dei rossoblù.

La ripresa cominciò in maniera diversa: «Non mollare mai!», gridavano i tifosi, e la Samb aumentò vertiginosamente il ritmo: nei primi sei-sette minuti, pur senza arrivare mai al tiro, la difesa romagnola andò a più riprese in grave difficoltà. Tramite cellulare mi dicevano che a San Benedetto, nello chalet, le due vecchie volpi del calcio rossoblù quali Maurizio Simonato e Ivo Di Francesco, seduti l’uno affianco all’altro, erano in visibilio davanti al televisore. «Ivo, adesso lo facciamo, adesso lo facciamo!», ripeteva Simonato. Al 10° il capolavoro. Taccucci recupera palla al limite dell’area di rigore della Samb, si libera con un colpo di tacco del suo avversario e lancia di prima, in diagonale, Totò Criniti, che, d’esterno destro, stoppa il pallone proveniente da cinquanta metri più addietro, si accentra e serve l’accorrente De Amicis. Quest’ultimo lascia scorrere il pallone e dal limite dell’area fa esplodere un destro dei suoi: palla in rete, 0-1! Vicino a me il d.s. Angellozzi saltò in aria come un ragazzino, la sigaretta in bocca. I tifosi rossoblù traboccavano dal proprio settore!

Da lì in poi la Samb controllò la reazione del Rimini, che naturalmente si spinse in massa all’attacco. Visi fu chiamato all’intervento una sola volta, naturalmente su calcio di punizione (in altro modo non era possibile, data la perfezione della difesa). Era il 30° e su tiro di Antonioli destinato all’angolino alto, il portiere ci mise la sua manona provvidenziale, riscattandosi dalle critiche di una settimana prima. L’arbitro fischiò al 96° e anche Colantuono e Alex Gaucci, seduto in panchina, diedero sfogo a tutta la loro tensione, festeggiando con i tifosi impazziti di gioia.

Confesso che quella gara mi emozionò talmente tanto che, quando tornai a casa, attorno alle dieci e mezza di sera, la rividi per intera su videocassetta…

…continua…

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