Il detective Leon Zat, nel suo viaggio alla ricerca della soluzione al mistero della scomparsa di una donna, si muove all’interno di un buio labirinto di rapporti umani. Smantellerà uno strato dopo l’altro, fino a rivelare il ventre molle e scuro di questa curiosa ossessione fra uomo e donna che si chiama amore. Ed ogni strato lo costringerà a riflettere sul passato del suo matrimonio, su quello che ha perduto e quello che deve cercare di riconquistare.

Una detective story reduce da un grande successo in patria, dove ha vinto una serie di Oscar assegnati dalla principale associazione di categoria nazionale, che si snoda in un paesaggio urbano dietro la cui superficie si avverte quel mix di moderato benessere e quotidiana infelicità tipici di un paese sviluppato. Il film segue l’intreccio di quattro differenti coppie unite da un legame accidentale ed ineluttabile come quello delle rigogliose efflorescenze delle piante di Lantana.

Infatti il vero thriller, nascosto in quello apparentemente legato alla morte della psicoanalista Valerie, è proprio quello dei sentimenti che restano quando l’amore finisce: Barbara Hershey, che ha perso improvvisamente un bambino di undici anni, teme che il marito possa avere un legame omosessuale con uno dei suoi pazienti; la moglie del protagonista sa, senza avere il coraggio di scoprirlo, che il marito ha un’amante, e la donna che convive con l’uomo, casualmente alla guida del camion che ha dato uno strappo alla vittima la notte della sua morte, non può certo evitare di considerare il peggiore dei sospetti.

Pertanto, come ha giustamente rilevato Mario Sesti di Kataweb, i due thriller si alimentano e si nutrono l’uno dell’altro, tanto che il vero colpo di scena non sarà la ricostruzione della morte della donna, ma la confessione del marito, al quale rimarrà un rimpianto ancor peggiore di quello in grado di perseguitare chiunque fosse stato l’assassino della donna.

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