A quarant’anni dalla prima proiezione – 24 gennaio 1962 – esce nelle sale la versione restaurata di “Jules e Jim” del regista francese François Truffat, lavoro tratto dal romanzo di Henri-Pierre Roché. La storia è ambientata nella Parigi del 1907 e ruota intorno alla figura carismatica di Catherine (Jeanne Moreau) che s’innamora di due studenti, un francese e un austriaco, molto amici. Sposa il secondo da cui ha una bimba, diventa l’amante del primo e tenta un’impossibile vita a tre con un tragico finale.

La critica ha definito il film come il più felice di Truffaut, certamente uno dei più rappresentativi con Jeanne Moreau nel suo personaggio più mitico. L’originalità e la stessa crudeltà della storia sono raccontate con il massimo pudore e con grande misura in dialettica contrapposizione fra trasgressione e norma. Quindi un film dolce, nitido, di aerea leggerezza e armoniosa costruzione, supportato dall’ottima fotografia di Raoul Coutard. Da sottolineare anche la canzone “Le tourbillon”, cantata dalla stessa Moreau, che all’epoca ebbe un discreto successo.

L’attenzione del film è comunque incentrata sul personaggio di Catherine e sull’elemento dello scandalo che è proprio del suo modo di vivere. Ma non ha un fine spettacolare, quanto piuttosto di allarme, per avvertire della propria irrefrenabile violenza. Come dice Jules, Catherine “è una forza naturale che si esprime per cataclismi”, quasi a dire che la donna assoluta è inevitabilmente dissoluta. Il famoso tuffo nella Senna, che si fissa nelle vite di Jiles e Jim come una di quelle cesure della vita che fanno da riferimento per il “prima di” e il “dopo di”, è anche una sorta di presagio del suicidio-omicidio finale con l’automobile lanciata in velocità nel medesimo fiume.

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