È finito il tormentone, iniziato lo scorso 23 settembre. Francesco Agnello, personaggio fumettistico, sarà ricordato soltanto per il gran timore innescato nella tifoseria rossoblù: quasi un mese di patemi, e di pensieri che tornavano al 1° agosto 1994, quando la Samb fu retrocessa d’ufficio nei campionati dilettantistici. Addio Agnello, acquirente immaginario, presidente di un sol giorno, e persino quaquaraquà (tale appellativo va affibbiato a chi si vanta di cose che non son sue, e su Sambenedettoggi.it ne abbiamo scoperte parecchie…): anche il Tribunale di Ascoli Piceno, dopo la Camera di Commercio, il notaio Calissone, il direttore generale Molinari (avessimo avuto persone di questa onestà anche nel passato!), il patron Gaucci e l’ambiente sportivo rossoblù, ha decretato la tua dissolvenza dal reale. Il tuo futuro non ci appartiene più, e più ci interesseremo a te.
Ma quale sarà il nostro futuro, quello dei colori rossoblù? Luciano Gaucci smentisce qualsiasi trattativa di cessione con chicchesìa, ma il gruppo di imprenditori abruzzesi capitanati da Amadio bussa con sempre più insistenza alla stanza dei bottoni della Samb. Tutto potrebbe risolversi già prima di Natale, con tanto di nero su bianco (e crediamo, stavolta, un pagamento cash, altro che assegni a vuoto). A meno che non spunti un terzo incomodo (locale?) che scompigli il tavolo delle certezze.
L’ambiente rossoblù (inteso in senso lato: sportivi, addetti ai lavori, dirigenti, squadra) dovrà comunque rimanere sereno e vigile, dimostrando che le esperienze del passato siano servite a valutare meglio i personaggi alla Agnello (e non solo), ma anche a non diffidare a priori di qualsiasi novità.
Una cosa sola chiederemo, a chiunque accompagnerà la Sambenedettese Calcio all’ottantesimo anno di attività: non diteci che la Samb va gestita come un’azienda, per favore. Pensatelo pure, ma non ditecelo!

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