«Un tuffo nel passato per far rivivere in tempi così nevrotici un “fantasma” mai accantonato con il richiamo della musica». Con queste eloquenti parole la marchesa Armida Sgariglia, ultima discendente dell’antica stirpe nobile ascolana, ha manifestato il suo desiderio di riaprire al pubblico la meravigliosa villa Settecentesca attraverso una festa in grande stile tenutasi il giorno di Ferragosto e deliziosamente allietata dalla musica in stile barocco de “Gl’echi d’Arcadia”, che hanno suonato con strumenti originali del XVII e XVIII secolo per mantenere intatta l’atmosfera dell’epoca. Per l’occasione Armida Sgariglia ha ricevuto i quattrocento invitati – tra cui nobili, vip e persino i rappresentanti dei Cavalieri dell’Ordine di Malta, da cui la marchesa discende – indossando un prezioso abito in stile settecentesco. L’evento è stato curato nei particolari dall’Associazione Culturale “Bichi Reina Leopardi Dittajuti” tramite l’impegno del soprintendente Andrea Monaldo Carradori e del vicepresidente Salvador Miguel Porcaro, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Grottammare e l’indispensabile attenzione di Armida Sgariglia, studiosa e appassionata d’arte, e di suo marito prof. Antonio Cancrini, medico di fama internazionale. A valorizzare maggiormente l’evento ha contribuito anche il sostegno del cuprense Sergio Spina, dimostrando l’impegno e la sensibilità di una realtà imprenditoriale emergente nei confronti di un territorio da valorizzare. Il successo e l’entusiasmo che hanno contraddistinto la riapertura di villa Sgariglia, evento culturale mondano per eccellenza dell’estate 2002, hanno trasformato la festa in un appuntamento fisso dell’estate dedicato agli appassionati d’arte. A questo punto è opportuno fare un salto nel passato ed immergersi nella storia della villa, residenza estiva dei marchesi Cancrini Sgariglia. La celebre dimora si trova su una collina sopra la strada statale Adriatica nel territorio in cui confinano il Comune di Grottammare e San Benedetto del Tronto, in zona un tempo denominata contrada o castello d’Ischia, appartenente ad un fondo agricolo che all’epoca era di proprietà dei nobili Sgariglia, come testimonia lo stemma in ferro battuto di Pietro Sgariglia posto sopra l’ingresso della casa e indicante la data del 1793, la cui frase incisa in latino ricorda l’acquisto della proprietà avvenuto in quell’anno e fino ad allora appartenuto ad un altro membro della famiglia. L’edificio è orientato a sud-est e si presenta come un blocco compatto a pianta rettangolare, formato da un piano terra e due piani superiori, sormontato sul tetto da un campanile alla romana con due campane. Il nucleo principale della villa venne costruito come casino di caccia e luogo di intrattenimento per volere della nobile famiglia ascolana, che affidò il compito all’architetto Lazzaro Giosafatti, autore di un’altra proprietà degli Sgariglia a Campolungo nel medesimo periodo. L’elemento caratterizzante dell’edificio resta però il giardino che, a differenza della costruzione della villa (secondo il catasto grottammarese risale tra il 1760 e il 1770) potrebbe trarre origine da epoche precedenti se non addirittura rinascimentali. Inserita nei libri “Le ville del Piceno” di F. Mariano e S. Papetti e “Giardini delle Marche” di F. Panzini, Villa Sgariglia offre quindi uno dei più interessanti esempi di giardino settecentesco della regione e di sapiente manutenzione del corredo vegetale. Ed è proprio in questo magico scenario, reso ancora più suggestivo dalla musica, che la marchesa Armida Sgariglia darà appuntamento ai suoi ospiti per la prossima estate.

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