Venga, venga anche il grande Pedro Almodovar a San Benedetto: ne avrà di che ispirarsi per una nuova commedia dolceamara. Altro che Todo sobre mi madre! Altro che Lègami!. Forse i sambenedettesi si stanno talmente abituando ai colpi di scena (in campo, negli uffici della società), che rischiano di rimanere assuefatti, considerando normale quel che normale non è. E allora venga anche il grande Pedro Almodovar, per scrivere una sceneggiatura da Oscar. Che cosa non sta succedendo, dal 23 settembre in poi!

Per cominciare, una serie di dicotomie contrastanti ed esilaranti: la tentata vendita/tentato acquisto della Samb fra i sigg. Gaucci/Agnello; le rispettive pacche sulle spalle, ma, solo due giorni dopo, i fratelli diventano coltelli e mutano pelle, in una reversibilità amici/nemici degna di un fantasy. E qui comincia il bello.

Prendete Agnello. Personaggio persino difficile di ricostruire, giunto oggi al ventesimo giorno di silenzio stampa (sic!). Ha parlato di Sambenedettese Calcio per settimane! Pensate un Almodovar, o uno Scorsese (meglio!) che ne ricostruisca le peripezie affaristiche in giro per l’Italia fino a condurlo in una cittadina di provincia, per amministrare una squadra di football.

Pensate alla Rai, ai giornali nazionali, alle agenzie di stampa italiane e internazionali (persino la Reuter, la regina delle agenzie europee!) che si interessano di questa vicenda. E poi ecco qua (ci vogliamo prendere un po’ di merito), smascherata l’intera operazione: il pubblico ufficiale non ha mai notificato l’atto (quanto inchiostro versato a vuoto!), Gaucci ritorna a San Benedetto e tracima le sue lacrime postume davanti ad una tifoseria plaudente ma divisa.

E persino gli screzi con qualche giornalista, persino gli improperi contro l’Agnello di Torre Annunziata, persino il raggiro di cui si dice vittima (stava con Agnello II° e invece pensava fosse Agnello I°, o viceversa, fa lo stesso), scadono nel secondo piano, fra le comparsate. La storia vera è un’altra: c’è un figlio assennato che s’è arrabbiato e se n’è volato nei Caraibi, ma tornerà. Un altro più cicala che a Catania spende e spande, e fa preoccupare il papà. C’è il suddetto pianto pubblico, e la promessa solenne della Serie B.

C’è tutto, in Luciano Gaucci. Il fiuto imprenditoriale, l’errore di chi si ritiene troppo furbo ma trova uno più dritto di lui, la passionaccia commossa che non tutti giustificano. C’è una famiglia, e c’è soprattutto la vendita di un sogno, che a San Benedetto manca da tredici anni. La Serie B, signori miei.

Massì, ti vogliamo bene, Luciano! Ti vogliamo bene, per ora. Adesso, vediamo che sai fare. Che se sbagli di nuovo, non lo sappiamo, se ti vogliamo ancora così bene. A proposito, che succederà domani? (flamminipp@libero.it)

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