L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Ines Nardini, per l’uomo nativo di Ripatransone ma residente a Monteprandone, era di truffa ed esercizio abusivo della professione e scaturiva dalla denuncia presentata da una donna che accusava il “veggente” d’averla convinta di essere la destinataria di una “fattura di morte?. Per liberarla dalla fattura l’uomo aveva voluto in pagamento del denaro ad ogni seduta cui la stessa si sottoponeva. Solo successivamente la ragazza, che proveniva dalla Tunisia, ma abitava nella zona con il suo compagno (i due sono deceduti successi-vamente in un incidente stradale) si era resa conto di essere stata truffata.
Nel corso del processo sono stati esaminati dei documenti, tra cui un conferimento di partita Iva come “fisioterapista”, rinvenuti in occasione delle indagini, per stabilire se l’uomo svolgesse effettivamente la professione di fisioterapista. Tra le persone curate da G.C. anche la donna deceduta, che avrebbe avuto dei problemi ad un braccio. La dichiarazione è stata resa da un uomo che “si era fatto sistemare una spalla slogata” dal veggente.
L’avvocato Pilone, difensore di G.C. ha già annunciato il ricorso avverso la sentenza.

Anna Stefania Mezzina

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