San Benedetto aderisce alla manifestazione ‘100 città contro la guerra’ indetta dal Global Social Forum per scongiurare l’imminente intervento militare in Iraq. Per dire ‘no’ all’uso delle armi oggi si ritroveranno in Piazza Giorgini cittadini, politici e associazioni pacifiste. Per l’occasione sarà possibile sottoscrivere un appello contro la guerra. L’obiettivo degli organizzatori dell’iniziativa è denunciare la politica di ‘aggressione globale’ degli Usa nei confronti delle nazioni dichiarate nemiche.

La manifestazione ‘100 città contro la guerra’ ci offre lo spunto per una breve riflessione. Ci troviamo a poche ore da un conflitto che minaccia di produrre conseguenze devastanti. Bush sta preparando, infatti, un attacco frontale contro le cosiddette ‘forze del male’. I controversi risultati della campagna militare in Afganistan lasciano aperti molti interrogativi sulla necessità di ricorrere all’uso delle forza; tanto più che, allo stato attuale, non si comprende il motivo di una risposta immediata al pericolo di un atto terroristico, come avvenne dopo i tragici fatti dell’11 settembre: non si trattarebbe di legittima difesa, ma solo di guerra preventiva, soluzione rigorosamente vietata dalla Carta delle Nazioni Unite.

La determinazione dell’Amministrazione Bush a proseguire sulla via della guerra nonostante il successo diplomatico delle Nazioni Unite, che hanno spinto Saddam Hussein ad accettare il ritorno incondizionato degli ispettori, sta seminando insicurezza in tutto il mondo. Un eventuale intervento militare rischierebbe, inoltre, di ‘accendere’ ulteriormente il conflitto arabo-israeliano e creare pericolosi divisioni nei territori del Medioriente. Tutto ciò può giustificare una guerra?

È opportuno chiedersi se la difesa dell’Occidente sia l’unico motivo che spinge gli Usa all’uso incondizionato delle armi e se, in realtà, non si nascondano altri interessi dietro questa irrefrenabile sete di guerra. In tal modo, chiunque potrebbe sentirsi autorizzato ad attaccare preventivamente un proprio nemico gettando il mondo nell’anarchia. Non vale la pena lasciarsi commuovere dal lacrimevole patriottismo cui fa sempre richiamo il presidente Bush nei suoi discorsi al mondo intero. Vale tanto, invece, ricordare che guerra vuol dire altre vittime innocenti, terrore, sangue, disperazione e sofferenza.

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