I seminari promossi dalla Regione Marche in preparazione alla Conferenza nazionale delle aree protette di Torino, sono entrati ancor più nel vivo con l’ultima iniziativa organizzata a Carpegna su iniziativa dell’ Ente gestore del Parco del Sasso Simone e Simoncello. Il tema ‘Biodiversità e pianificazione: la rete ecologica regionale’ riguardava il ruolo che il sistema dei parchi e delle riserve dovrà avere nello sviluppo della regione, sia nella logica della salvaguardia del patrimonio naturale, sia come laboratorio sperimentale dello sviluppo sostenibile a cui si richiama il piano regionale di sviluppo. Sono intervenuti esperti del settore pubblico, degli Atenei marchigiani e delle Associazioni ambientaliste. Dopo il Sindaco di Carpegna, Ivan Agostini, e l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Pesaro-Urbino, Sauro Capponi, il tema introduttivo è stato presentato da Claudio Zabaglia, Ufficio Aree protette della Regione, che ha spiegato il concetto di rete ecologica e le iniziative a avviate nelle Marche. “Un tema – ha detto – più che mai centrale per le politiche ambientali, specie dopo la direttiva comunitaria Habitat, frutto di un accordo europeo orientato alla costruzione della rete Natura 2000.?
Una politica che vuole superare la frammentazione degli ambienti naturali dovuta anche alla antropizzazione del territorio circostante. Spesso si sono perse biodiversità che potevano essere salvate. Il rischio, oggi, è di ricorrere all’individuazione di nuovi ‘corridoi’ senza alcun significato dal punto di vista delle biodiversità. La questione centrale è di integrare la rete ecologica nella pianificazione partendo da una scala provinciale, comunale, dei parchi e di area. Ma non tutto è facile. Progettare la rete ecologica richiede un processo conoscitivo, propositivo e gestionale non improvvisabile. La fattibilità, poi, deriva dalla sinergia della ricostruzione ecologica con le previsioni urbanistiche: un’operazione complessa che si accompagna a nuove competenze e criteri di tipo procedurale e tecnico. Da qui l’esigenza, sottolineata da molti interventi, di un maggior coordinamento degli uffici regionali preposti (non a caso erano presenti anche Rodolfo Novelli del Servizio Urbanistica e Vincenzo Zenobi, entrambe della Regione) e fra gli Enti locali e quelli gestori dei parchi, con il contributo del mondo scientifico marchigiano operante nel mondo universitario e in quello ambientalistico. Intenso il dibattito seguito alla relazione, al quale ha partecipato anche il Coordinamento dei Parchi marchigiani con la comunicazione su ‘Aree protette tra piani specialistici e piani generali’.
Una prospettiva che ha già preso corpo con il Piano territoriale per le Aree protette (PTRAP) che partendo dalla situazione attuale delinea anche quale futuro potrà avere la tutela delle biodiversità. Nel confronto nazionale le Marche possono vantare risultati notevoli. Pur essendo partite in ritardo, il primo Parco è stato costituito solo nel 1977, hanno raggiunto una copertura del territorio e un intervento finanziario di sostegno superiori a quelli di regioni considerate più avanzate come Toscana, Emilia o Umbria. (fb)

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