“Callas Forever”, questo il titolo del film, non ritrae la protagonista negli anni del successo ma riproduce in modo alquanto malinconico – a tratti persino commovente – e romanzato gli ultimi anni di vita della diva, sottolineando la sua crisi per aver perduto la voce limpida di un tempo. Nonostante ciò il suo agente, Larry Kelly, crede ancora in lei e le offre l’opportunità di tornare ai fasti del passato persuadendola a reinterpretare le sue rappresentazioni più celebri. Verranno così utilizzate le registrazioni delle vecchie incisioni sovrapposte alla sua voce attuale al fine di consacrare per sempre il mito di Maria Callas (1923-1977).

Un film ambizioso e impeccabilmente diretto da un regista da sempre affascinato dal mondo dell’opera e dai grandi personaggi storici: di Zeffirelli, infatti, sono film intensi come “Giulietta e Romeo”, “Gesù di Nazareth”, “Otello” “Amleto”. “Callas Forever” è un film triste come triste è il declino di ogni personaggio che ha saputo immolare se stesso sul crudele altare della propria arte, tragico momento ben ripercorso dal regista grazie anche alla superba interpretazione di Fanny Ardant che ha pienamente “sentito” il ruolo della diva.Tuttavia non è facile elaborare una trama su di un personaggio dalle molteplici sfaccettature come la Callas, per cui – anche se in alcuni tratti il film non appare convincente, i dialoghi poco veritieri e gli altri protagonisti decisamente meno “efficaci” della Ardant e di Irons – non si può fare a meno di apprezzare l’impegno di Zeffirelli.

Del resto è ardua impresa raccontare la vita di una donna come la Callas che è riuscita a cambiare la storia musicale. Un’affermazione esagerata? Tutt’altro se consideriamo che – nella sua breve ma incomparabile carriera – il genio vocale di cui era dotata riuscì a portare una nuova vita al repertorio operistico italiano, soprattutto alle eroine di Bellini, Donizetti, Rossini e ai grandi ruoli di Verdi e Puccini. Infatti, pur non essendo stata la prima soprano a distinguersi anche nel ruolo di attrice, la presenza dominante di Maria Callas riuscì a fare di lei fin dagli anni ‘50 il simbolo dell’opera come dramma nel ventesimo secolo. «La Callas riesce sempre a trovare “la voce giusta”, qualunque sia la parte che deve interpretare», si espresse così nei suoi riguardi il grande direttore Tullio Serafin.

Una voce magica, sublime, inimitabile che, a distanza di anni, riesce ancora a sgorgare limpida fino a sfiorare l’anima dell’ascoltatore. Una voce che è giusto far conoscere anche alle nuove generazioni, motivo in più per rendere merito all’arte di Franco Zeffirelli.
(rositaspinozzi@tin.it)

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