Ultraquarantenne, più di sesso maschile che femminile, ha un’istruzione elevata, sta nel mondo del lavoro e per questo può dedicare solo 4 o 5 ore alla settimana ad attività volontaristiche. E’ il profilo del volontario medio marchigiano emerso dall’ indagine condotta dalla Fondazione Italiana per il Volontariato e illustrata da Renato Frisanco nel corso della Conferenza regionale del Volontariato, svoltasi oggi all’Auditorium della Fiera della Pesca di Ancona e promossa dall’assessorato regionale ai Servizi sociali e dal Centro Servizi Volontariato.
Ma al di là della interessante ricognizione sul fenomeno del Volontariato nelle Marche, preoccupazione, rischi, scelte contraddittorie, vanificazione sono stati i termini che hanno caratterizzato molti interventi dei relatori presenti.
“ In vista della Conferenza nazionale del Volontariato in programma ad Arezzo dal 10 al 13 ottobre – ha detto l’assessore ai Servizi sociali Marcello Secchiaroli- abbiamo registrato un diffuso clima di preoccupazione sulla diminuzione del ruolo che il volontariato potrebbe avere se dovessero essere approvate alcune proposte di legge nazionale, come per esempio quella sull’Impresa sociale. La contraddizione più palese del significato di Volontariato, improntata cioè alla logica del profitto e che ammicca fortemente alla privatizzazione anche del sociale, dopo che è ormai chiaro il disegno del governo nazionale di andare verso una sanità privatizzata. Siamo preoccupati, inoltre, per il rischio che certe organizzazioni di volontariato si illudano di svilupparsi, attraverso i criteri proposti che seguono quelli propri dell’impresa. Alla riunione della Conferenza degli assessori tenutasi pochi giorni fa a Roma, pur condividendo la necessità della professionalizzazione e del riconoscimento delle organizzazioni di volontariato, ho espresso la forte perplessità che con tali proposte si vadano a cancellare di fatto le piccole organizzazioni, le specificità del territorio valorizzate dalla legge 328/2000. Specificità che caratterizzano da sempre la storia solidaristica della nostra regione, indispensabili per il processo di cittadinanza attiva e che vanno invece sempre più salvaguardate. “ Anche il presidente Vito D’Ambrosio ha sottolineato la sua forte preoccupazione sulla privatizzazione socio-sanitaria. “Se nella Sanità è già un rischio per le garanzie di diritto alla salute per i tutti i cittadini, nel sociale questo modello sarebbe ancor più devastante? “Ma – ha proseguito D’Ambrosio- anche il mondo del volontariato è ad uno snodo cruciale. E la preoccupazione più grave ed attuale è quella che è stata innescata dalla legge Finanziaria che se dovesse essere approvata così, riduce il bilancio manovrabile della Regione Marche non di un quarto, ma ad un quarto di quello che è ora. Capite bene che così è difficile dare risposte a chi ci chiederà risorse per progettare servizi, che si sarebbe costretti a fare scelte forzate, decise da altri. Dobbiamo chiederci se il nostro modello di solidarietà sociale, che sarà pure perfettibile, ma certamente molto forte, potrà reggere con le “quattro briciole? che andranno alle Marche. Ma se tutti siamo richiamati ai sacrifici come vuole il governo, abbiamo però anche il diritto-dovere di interrogarci allora su quale progetto di Welfare si sta delineando, quale tipo di servizi sociali , con quali strumenti, con quali risorse e con quali soggetti si vuole far avanzare la nostra società. Un richiamo quindi a stringere un’alleanza forte, non colorata politicamente, che si basi sui valori comuni che legano il modo del sociale per superare insieme questa fase critica; noi da parte nostra ci impegneremo a dare voce, forte, a chi sta rischiando di essere ingiustificatamente cancellato o a chi non vuole vedere disperso il patrimonio di solidarietà di cui sono ricche le Marche.?
Maria Guidotti , presidente nazionale dell’Auser e coordinatrice del gruppo di lavoro che presso l’Osservatorio nazionale del Volontariato sta elaborando le proposte di modifica alle legge quadro 266/91 ha ribadito la chiara volontà delle organizzazioni di volontariato di mantenere l’impianto normativo della legge, ancora valido e attuale ma che va aggiornato a dieci anni dalla sua approvazione “soprattutto alla luce di due riforme fondamentali quella costituzionale del Titolo V e quella del Welfare, la 328/2000. “ “Vi è anche la netta contrarietà – ha affermato Maria Guidotti- a riscrivere totalmente la legge, o ad un riordino per farla diventare un Testo unico. Un altrettanto chiaro rifiuto a delegare al Governo le modifiche e non legittimare la discussione parlamentare, l’unica a corrispondere ai valori culturali del pluralismo, della democraticità propri del volontariato?.
La sezione diurna della Conferenza regionale si è conclusa con l’intervento della ricercatrice dell’Istituto regionale di Ricerca Educativa (I.R.R.E- Marche), Giovanna Cipollari su “Il volontariato e i giovani?. Si è registrato, infatti, che esiste una tendenza al calo, anche a livello nazionale, all’entrata dei giovani nelle organizzazioni volontaristiche. “Un problema di cultura imperante del consumismo, ma anche di precarietà lavorativa e di insicurezza nei propri mezzi. Gli obiettivi che ci prefiggiamo come insegnanti e come Istituto sono quelli di formazione degli studenti, attraverso specifici percorsi ai valori della solidarietà, a promuovere una capacità critica per acquisire le competenze alla partecipazione ad una nuova democrazia, di favorire la partecipazione e la costituzione di nuove forme ispirate ai principi solidaristici.?
Nel pomeriggio si sono succeduti gli interventi di Alberto Astolfi, presidente dell’Associazione Volontariato Marche, di Alessandro Mainieri presidente del Comitato di Gestione del Fondo speciale per il Volontariato delle Marche e Valentino Valentini , portavoce del coordinamento delle Fondazioni nelle Marche.(ad’e)

La fotografia del Volontariato nelle Marche

La ricerca condotta nel 2001 dalla Fondazione Italiana del Volontariato ha rilevato che nelle Marche esistono 1131 organizzazioni identificate e che il campione di ricerca, attraverso un questionario uniforme a livello nazionale e con specificità regionali, ha riguardato 825 realtà (l’87% del totale) che operano in 166 comuni su 246. 15 mila marchigiani sono coinvolti attivamente e continuativamente in organizzazioni di volontariato.
La mappa complessiva del fenomeno è soddisfacente in assoluto ( quasi 7 organizzazioni per 10 mila abitanti) e una distribuzione sul territorio piuttosto equilibrata. Maggiore densità nella provincia di Macerata, minore in quella di Ancona. L’organizzazione marchigiana ha un’età media di 18 anni ( abbastanza longeva per le organizzazioni) che corrisponde alla nascita negli anni 80 , quando il fenomeno è esploso. Un ulteriore crescita si è registrata tra l’86 e il 95, con l’introduzione di una legge regionale specifica per valorizzare il settore.
L’organizzazione marchigiana sta perdendo la tradizionale connotazione confessionale- religiosa per diventare sempre più “laica? e particolaristica nelle motivazioni: sempre più gruppi di autotutela.
Le organizzazioni rispecchiano la realtà regionale: sono piccoli nuclei, infatti 7 su dieci non superano la soglia dei dieci militanti.
Le organizzazioni sono attive in tutti i campi del sociale, ma crescono quelle attinenti i servizi di protezione civile e di qui anche la superiorità maschile rispetto a quella femminile caratteristica di questo settore di volontariato. I vantaggi che l’organizzazione offre sono spesso ( 7 su 10) vantaggi associati: sia a favore di aderenti che della comunità.
I volontari marchigiani per il 29,8% si dedicano ad interventi socio-assistenziali ; il 27,4 a quelli sanitari, in aumento la protezione civile con il 9,1. Su valori che vanno dal 7 al 5 per cento, si dedicano all’ambiente, alla promozione dei diritti, ai beni culturali, ad attività ricreative, alla formazione-educazione. 92 su 100 organizzazioni dispongono di volontari continuativi ed è retribuito a tempo pieno il 3,4 per cento. Dal 97, come in tutta Italia, sono in aumento le organizzazioni miste ( per es. in convenzione con soggetti pubblici o privati) e diminuiscono le organizzazioni di volontariato “puro?( gratuità delle prestazioni) passate dal 34 al 21,6%.
Le entrate finanziarie in media sono modeste: al di sotto dei 5 mila euro all’anno. Per il 77% si autofinanziano , il 49,6 per cento delle entrate proviene da donazioni di privati, l’8% dalla vendita di beni, il 37% da contributi di enti pubblici (regioni, ed enti locali).

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