Pesaro – Lo sviluppo rurale non è sinonimo di sviluppo agricolo, riguarda bensì la crescita socio-economica dei territori rurali in un’ottica integrata e sostenibile con il resto del contesto regionale e degli altri settori. Questo il messaggio centrale del seminario tematico di Pesaro su ‘Agricoltura e Parchi’ organizzato dalla Regione nell’ambito degli incontri promossi insieme a Coordinamento Parchi Marchigiani, WWF Italia e Legambiente, in vista della conferenza nazionale delle aree protette in programma a ottobre a Torino.
L’appuntamento di Villa Caprile precede quello di domenica a Carpegna sulle Biodiversità e la pianificazione per la rete ecologica regionale. “Queste iniziative – ha detto l’Assessore regionale all’Ambiente, Roberto Ottaviani – cadono in un momento particolare della vita regionale: sempre più ci si accorge come la costruzione politica non possa essere prodotta soltanto dal centro e prende consistenza la necessità di concertare lo sviluppo con una pluralità di soggetti protagonisti. Dobbiamo programmare obiettivi comuni sui quali ognuno possa investire e anche inventare con strategie proprie.? Questo, secondo Ottaviani, è uno dei punti essenziali della politica delle aree protette. Gli altri sono il concetto di qualità della vita, dei servizi e dei prodotti in aree che hanno bisogno di crescere e la tutela del territorio e delle acque, elemento strategico dello sviluppo stesso.
Al convegno, presieduto da Nadia Regnoli, Presidentessa del Parco Monte San Bartolo, e da Mariano Guzzini del Coordinamento Parchi marchigiani, ha partecipato il Sindaco di Pesaro. Oriano Giovanelli ha sottolineato come la finanziaria nazionale in discussione “rischi di penalizzare i nodi più giovani del sistema, come le aree protette, a causa della chiusura nei confronti delle autonomie locali. Da una parte si parla di federalismo, dall’altra si accentrano i poteri economici.?
A dieci anni dalla L. 394 la realizzazione di parchi e riserve naturali ha portato la valorizzazione dei territori agricoli marginali presenti nelle aree protette. Ma i risultati ancora non soddisfano. La riforma della politica agricola comunitaria deve spingere ancor più il processo verso la qualità di prodotto e di fatto le aree protette possono diventare il laboratorio sperimentale della qualità e della tipicità dei prodotti: “E’ ciò che chiede il mercato, che non possiamo ignorare – sostiene Mariano Landi, Responsabile del Servizio Valorizzazione dei prodotti della della Regione-.
?Dobbiamo innovare – aggiunge Andrea Arzeni dell’Osservatorio agroalimentare Marche -, ma nella tradizione, con nuovi processi e nuovi prodotti, spostando l’attenzione da che cosa fare a come farlo e incentivando quanto più possibile chi voglia rimanere in agricoltura a tempo pieno e quanto più in quella delle aree protette.? Guzzini, sollecitando e anche rimproverando la Regione, chiede un impegno più concreto nel coordinare e finalizzare la grande mole di iniziative e idee che sorgono fra gli operatori dei parchi e dell’agricoltura: “La Regione deve ricostruire il mosaico, con risposte che partano dall’ascolto di chi opera, specialmente in un settore che ne interseca molti altri e che per sua natura non può essere autonomo dal punto di vista finanziario.? Per la gestione del patrimonio naturale viene assegnato un ruolo determinante all’imprenditore agricolo: sentinella del territorio e attore dello sviluppo. Dopo la legge d’orientamento per l’agricoltura approvata dal Parlamento, l’agricoltore é fornitore e garante di servizi ambientali per il territorio. E’ un obiettivo perseguibile solo attraverso un’impresa agricola multi-funzionale, che spazi dall’agriturismo agli interventi contro il dissesto idrogeologico e la salvaguardia ambientale. Ma la legge manca degli strumenti attuativi, a causa della mancata emissione di alcuni decreti ministeriali e dell’ostruzionismo di alcune regioni. (fb)

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