Definito dalla critica “quasi un testo filosofico sulla libertà di scelta e la predeterminazione”, il film porta in sé i segni tangibili delle ossessioni personali di Cruise e Spielberg, chiaramente visibili nella concezione di paradiso perduto ritrovato soltanto attraverso un viaggio umanamente molto doloroso. Non a caso il trauma di John Anderton, il protagonista, è una perdita, un lutto familiare.

Ma se di ossessioni vogliamo parlare, possiamo dire che la visione di “Minority Report” troverà la sua giusta angolazione soltanto dopo aver conosciuto l’indole di Philip Kindred Dick, autore di questo e di altri celebri racconti dai quali il cinema ha tratto ispirazione come “Blade Runner”, un autentico capolavoro, “Total Recall-Atto di forza” interpretato da Arnold Schwarzenegger, “Confessions d’un barjo”, “Screamers-Urla dallo spazio”, “Impostors”.

Unico sopravvissuto ad un parto gemellare, Dick ha vissuto per 53 anni, ha tentato due volte il suicidio, si è sposato cinque volte, ha scritto 35 romanzi e 120 racconti, ha vinto un Premio Hugo (il Pulitzer della fantascienza), il suo guadagno più alto è stato di soli 1500 dollari. A parte questo, la sua vita è stata un continuo alternarsi di crisi nervose, droghe, paranoie, fobie, visioni: un humus quanto mai fertile da cui trarre ispirazione per le sue opere letterarie. Schizofrenico, epilettico, dotato di personalità multipla, Dick in vita venne apprezzato soltanto dagli amanti del genere mentre oggi il suo nome è accostato a quello di grandi autori come Kafka, Dostoevskij, Borges. Un genio, un pazzo o una geniale pazzia? Poco importa, resta il fatto che l’estro di Dick ha generato un filone unico nel suo genere che ha preceduto di gran lunga i tempi. Un esempio per tutti, il mitico “Blade Runner”.

Pertanto il cinema americano attinge nuovamente dal repertorio geniale di Dick e – grazie alla magistrale regia di Spielberg, alla crescente capacità interpretativa di un maturo Tom Cruise e a 481 costosissimi effetti speciali – tra breve sarà possibile vedere un film in grado di sublimare forma e contenuto in maniera decisamente coinvolgente. Lo scenario si apre su Washington anno 2054, periodo in cui il numero degli omicidi è vistosamente sceso grazie ai poteri paranormali di tre umani in grado di prevedere i delitti che stanno per essere portati a termine. I tre preveggenti (pre-cog) vivono collegati ad un computer, immersi in una piscina. A capo della sezione c’è il poliziotto John Anderton (Tom Cruise), abile nel suo mestiere ma segnato nell’anima dal rapimento e dalla morte del suo bambino. Ma il suo vero incubo inizia quando i tre pre-cog indicano proprio lui come prossimo responsabile di un omicidio, anche se il nome della vittima gli è sconosciuto. Nel frattempo il collega Danny Witwer (Colin Farrell) e il capo, nonché suocero, Lamar Burgess (Max von Sydow) cercano di incastrarlo: John ha solo 36 ore di tempo per capire se la previsione è corretta. Il percorso da intraprendere è lungo e la verità sarà amara da scoprire.

Un noir paranoico imperdibile per gli amanti del genere e per chi decide di avvicinarsi a questo appassionante filone cinematografico che, al di là del prodotto – in questo caso eccellente e visivamente perfetto – ha il grande pregio di condurre l’animo umano al di là di ogni spazio temporale. “Minority Report” è la sublimazione di un’ossessione. Un vero incubo, sì, ma perfetto.
(rositaspinozzi@tin.it)

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