Un incontro alla luce del primo pomeriggio, un sorriso, un commento sul mio abbigliamento poco “contadino”, la curiosità di Attila e Leone che abbaiano alla sconosciuta appena arrivata, uno scambio di battute dinanzi ad alcuni deliziosi dolcetti, ed ecco nascere la magia che avvolge chiunque abbia mai messo piede nella “tana” di Marcello Sgattoni, poliedrico scultore sambenedettese. E inevitabilmente l’artista diventa Marcello, un amico di sempre, la sua casa un rifugio accogliente in cui i pensieri fluttuano in libertà oltre il restrittivo spazio temporale, dove la natura che circonda la casa sembra rimettere in pace il mondo con se stesso. Già, perché dal colle dei Barattelli tutto sembra avere un’angolatura diversa, piena di sfaccettature che altrove non avremmo mai pensato di trovare. Inizia così un viaggio cerebrale tra la sottoscritta e l’artista sulle varie tematiche esistenziali che si inseguono l’un l’altra all’interno di un cerchio immaginario.

Marcello, definisciti con tre aggettivi.
Ne basta uno soltanto: innamorato della natura, della vita. Tantissimo. Quando vado in giro per i campi, alzo i sassi e vedo un insetto in letargo, mi commuovo. Non sono le grandi cose a farmi tremare. Lo sport, ad esempio, mi è sempre piaciuto ma è diventato così volgare …urla, bestemmie, quando dovrebbe essere quasi una preghiera visto che esalta le capacità fisiche dell’uomo.

Quanto conta il denaro?
Il denaro è la maledizione dell’umanità. Si può farne benissimo a meno: gli uccelli non vivono forse senza denaro?

Ma noi non siamo uccelli…
Non siamo poi così diversi, abbiamo anche noi un intestino come loro. Ci difendiamo dicendo di avere l’intelligenza. Ma quale? È tutto relativo. Ma i tempi sono ormai vicini perché la ricchezza diventerà inutile come la povertà. Infatti vengono a trovarmi moltissimi ricchi, li guardo, e mi accorgo che hanno una grande disperazione nell’anima. Quando non si ha più il problema della sopravvivenza si arriva alla follia. Con il denaro compri tutto, persino carne umana. È un po’come una bilancia: il potere si è squilibrato ed è nelle mani di pochi uomini.

E se uno si ammala?
Morire è un regalo per un disperato. Giovanni Agnelli è morto malgrado tutti i suoi soldi. Il denaro è pura illusione.

Esiste anche il destino, però…
Il destino è una nostra creazione: siamo noi a corrergli dietro e lui scappa. Personalmente credo in Dio e un po’ meno ai preti. Noi siamo dentro Dio, per questo non possiamo vederlo. Vedi questa casa? Non puoi vederla perché in questo momento ci sei dentro. Il cosmo ci ha incapsulati dentro di Lui, quindi non ci è permesso vederlo, ma neanche ignorare la sua esistenza. Sarebbe impossibile: è così perfetto tutto ciò che ci circonda! Vedo un ammasso immenso di intelligenza nel quale noi siamo dentro con le nostre miserie. Nei momenti di sconforto, però, dubito di esistere.

Perché?
Perché la mente è birichina, ingannatrice: ho messo l’occhio in un microscopio per vedere un sassolino che, subito dopo, non c’era più. Qual è la verità? La mia o quella del microscopio? Conclusione: prova a fare un’esperienza di due o tre mesi senza uscire e troverai la verità. Perché la verità non si trova in mezzo agli altri. La verità è un mandorlo in fiore, è il sole che sorge, la brina…senza questi elementi cosa ne facciamo del frigo e degli insaccati?

Li mangiamo.
Li mangiamo. Oggi, però, le nuove generazioni vanno avanti con gli psicofarmaci perché temono di farsi fare il callo nel cervello. Non vogliono pensare. Hanno paura di pensare. Io, ad esempio, non so più camminare per le vie del centro perché il mio passo è diventato “ruspante”: eppure mi è capitato di andarci e vedere tante belle teste passeggiare senza motivo. Si nasce una sola volta, ma non si può perdere tempo a fare sempre su e giù senza una meta.

Nascere è una grande avventura…
Nascere è una grande “culata”. Non è facile nascere e, dal momento che ci siamo, non si può sprecare il tempo. Non lo ammetto.

Il progresso?
Non esiste progresso se muoiono ancora bambini nel Terzo Millennio. C’è solo malessere perché nessuno di noi vuole stare nel posto che gli compete. Prova a metterti fuori ad un posto di lavoro e chiedi ad ogni persona che esce se è soddisfatta di quello che fa: uno su mille ti risponderà positivamente. Se uno nasce con l’indole del pastore deve fare il pastore e non l’intellettuale. Io sono nato per fare quello che faccio e per vivere qui: se mi portassero via da questo posto morirei dopo poco tempo.

Che rapporto hai con il tempo?
Tempo e spazio non esistono. Esistono solo gli eventi. Il tempo che sei qui non esiste perché si è materializzato, e neanche possiamo misurare lo spazio se poi ce ne andiamo.

E la vecchiaia?
È una bella età e non capisco perché tutti la temono. Uno scrittore cileno ha definito i vecchi come “bambini mascherati”. È la pura verità. Mi piace invecchiare, fa parte della vita.

Perché ti definisci spesso “perdente” o “scultore degli ultimi”?
Sono perdente di fronte agli uomini mentre sarò vincitore rispetto al tempo. Perché credo in quello che faccio. Sarò utilissimo per le nuove generazioni perché si ritroveranno nelle mie idee, e troveranno conforto nella vita quando guarderanno le mie zolle dove germoglia il grano.

Parliamo dell’amore.
L’amore non esiste, o se c’è è rarissimo. Devi stare male con una persona e, nonostante ciò, rimanergli accanto per tutta la vita, allora sì che ami per davvero. Finchè godi non puoi parlare d’amore. Troppo facile. La madre che si getta nel fuoco per salvare il proprio figlio lo fa per egoismo, per il dolore che gli procurerebbe la sua morte, per non soffrire. La passione carnale, invece, fa perdere tutte le facoltà: ti prende talmente che non sei più padrone di te stesso. I gatti muoiono per strada quando sono in amore perché non capiscono più niente.

Una tua frase conclusiva.
Se avessi la certezza che la mia morte potesse migliorare il mondo mi ucciderei stasera stessa. Però vorrei la certezza.

Ma tu sei innamorato della vita…
Vale la pena immolarsi per un’ideologia in cui si crede e che porterà buoni frutti. Del resto morirei proprio perché sono innamorato della vita e, in quanto tale, non ci sarebbe morte. Ma ancora vita.

E il cerchio si chiude. Grazie, Marcello.

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