65 mila schede catalografiche saranno fruibili in rete secondo diversi livelli di consultazione.

Una banca dati del patrimonio culturale che in cinque anni, da fanalino di coda delle Regioni italiane, è diventata tra le prime in Italia, sia per quantità di schede catalografiche
( 65 mila inserite e 111 mila immagini), sia per la qualità degli strumenti scientifici utilizzati, che come esempio di collaborazione tra diversi livelli istituzionali. Una collaborazione che, questa mattina in Regione, è stata suggellata dalla firma di un protocollo di intesa “ sulla definizione dei livelli di utenza della banca dati regionale sui beni culturali? tra Regione Marche, le Soprintendenza ai Beni artistici, ai beni culturali, ai beni architettonici, per i beni archeologici e la Conferenza Episcopale Marchigiana.
L’accordo è stato siglato per la Regione dal Direttore del Dipartimento Sviluppo Economico, Fabrizio Costa , in rappresentanza del presidente D’Ambrosio, dai soprintendenti Francesco Scoppola, Giuliano De Marinis, Paolo Dal Poggetto e da Monsignor Cleto Bellucci.
“Questa ricchissima banca dati – ha commentato Fabrizio Costa- assume oggi ancora più valore perché si apre alla fruibilità e quindi potrà presto essere accessibile a tutti anche se con modalità diverse. Uno strumento importante di arricchimento che va oltre la cultura poiché prevede anche finalità sociali e di tutela ambientale. ?
“Fin da suo insediamento il governo D’Ambrosio- ha sottolineato Raimondo Orsetti, dirigente del Centro regionale Beni culturali che ha realizzato oltre 90 campagne di catalogazione e segue l’implementazione della Banca Dati- ha posto il sistema di catalogazione tra gli obiettivi strategici, consapevole che occorre prima conoscere per valorizzare il patrimonio culturale marchigiano e ponendosi in un’ottica di servizio tra i vari attori sul territorio. Oggi possiamo realizzare questa intesa tra enti e istituzioni che fino a pochi decenni fa non dialogavano e che ora , invece, non solo dialogano, ma lavorano insieme. La Regione Marche , inoltre, è sì arrivata tardi nell’attività di catalogazione, ma ha guadagnato molto terreno in cinque anni: siamo stati la prima regione a sottoscrivere un accordo ( il 31 maggio 2002) con il ministero per creare un unico Sistema informativo regionale per i Beni culturali ed ora possiamo dire di essere i primi a raggiungere un’intesa di questo tipo. Un’esperienza tutta marchigiana, condotta con le risorse professionali interne e che ha formato leve di catalogatori con la formazione di centinaia di giovani neolaureati.“
La Banca Dati sarà consultabile , attraverso il portale della cultura www.cultura.marche.it, secondo quattro gradi di accessibilità più o meno ampia alle informazioni contenute nelle schede. L’esigenza, infatti, è quella, non solo di far conoscere, ma anche di tutelare il bene dal punto di vista della sicurezza. Il primo livello di fruibilità accessibile con password, è riservato alle Soprintendenze agli Uffici del Catalogo e alla CEM: il secondo livello, con criteri di protezione più elevati, è accessibile dai Poli Catalografici provinciali che hanno assicurato un notevole contributo all’implementazione della banca Dati.

Il terzo livello è riservato alle Università e agli studiosi che potranno essere autorizzati su specifica richiesta. Il quarto livello, una versione online per tutti, veloce e agile nella consultazione, è quello dedicato al “navigatore? interessato ai beni culturali delle Marche. “Un patrimonio potenzialmente illimitato – come lo ha definito il soprintendente ai beni culturali Francesco Scoppola- perché ogni giorno la cultura si arricchisce di nuove forme ma anche di nuove fonti documentaristiche e nuove scoperte – e una banca dati, quindi, che andrà via sviluppandosi seguendo anche e soprattutto criteri per verificare la veridicità delle informazioni. Un’esigenza che per ora “internet? non è in grado di garantire tout court e che va invece ricercata prioritariamente.? ( ad’e)

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