“Cara Moglia” è liberamente tratto dall’omonimo libro di Emiliano Giancristofaro. Nel libro si parla di emigrazione, ma è solo un pretesto. Ciò che realmente si vuole illustrare è la cornice culturale della regione Abruzzo, senza però servirsi delle categorie culturali della tradizione accademica. La realtà dell’emigrazione abruzzese traspare invece dall’analisi comparata di alcune lettere di emigranti, inviate soprattutto alle famiglie, nel decennio 1960-70.

Il Piccolo Teatro del Me-Ti propone dunque uno spettacolo sugli emigranti abruzzesi, la loro vita, le loro storie. Ma anche un intenso racconto sul viaggio, sulle memorie del migrare, sui ricordi di un secolo che finisce, sui suoi più umili protagonisti. Un poema dedicato al narrare, nel quale fiorisce un autentico campo di memorie e di singolari racconti. Uno spettacolo che fa a meno del testo scritto, eppure incredibilmente “forte” nella sua semplicità. Storie a volte struggenti, ma anche comiche, ironiche, divertenti. Favole che assomigliano al nostro cuore, come vorremmo che fosse. La drammaturgia è di Sandro Cianci e Augusta Natale.

Il Piccolo Teatro del Me-ti (con sede a Paglieta, provincia di Chieti) è impegnato da oltre trent’anni in un costante lavoro di ricerca e di creazione nel territorio. La sua attività si esplica, oltre che nell’allestimento di spettacoli, nella promozione di progetti di pedagogia teatrale, direzione di rassegne su teatro e racconto, conduzione di laboratori teatrali. Il Me-ti ha presentato i propri lavori in Italia e all’estero, nell’ambito di rassegne nazionali e internazionali.

Si concludono così due intense settimane di spettacoli, durante le quali si sono succedute alcune tra le più rappresentative compagnie del teatro di ricerca. Ciò che infatti costituisce la forza e l’energia inestinguibile dell’Incontro di San Benedetto è tutto quel sommerso teatrale di cui nessuno, istituzionalmente, ha mai saputo occuparsi e con cui soltanto i Teatri Invisibili hanno saputo mettersi significativamente in relazione. Gli Invisibili sono un organismo capace di veicolare ogni tipo di segno teatrale “disperso”. Una specie di punto di riferimento per centinaia e probabilmente migliaia di esseri umani che oggi credono nella pratica teatrale come percorso di crescita esistenziale.

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