Per chi ha avuto la possibilità in questi giorni di affacciarsi nella rinnovata Piazza Nardone dopo aver percorso Via Pizzi lo scenario è indubbiamente suggestivo: le impalcature che fino a qualche giorno fa coprivano la parete est dell’ex Cinema Pomponi sono state rimosse e la struttura colpisce positivamente l’occhio di chi da decenni era abituato a vedere una costruzione fatiscente, divorata dallo smog.

Con il recupero del Teatro Concordia Piazza Nardone è tornata ad essere patrimonio del vivere civile. Chi non ricorda, infatti, cos’erano Piazza Nardone e il vecchio Cinema Pomponi fino a due anni fa? Un luogo di passaggio per migliaia di automobilisti e camionisti, un luogo dominato dal colore nero dello smog, nel quale i piccioni davano sfogo ai propri istinti liberatori e nel quale gli spacciatori trovavano terreno fertile per i loro loschi affari. Oggi Piazza Nardone è l’esatto opposto, con gli spazi aperti ed il bianco dominante della Chiesa della Madonna della Marina, della pavimentazione ed ora anche delle pareti esteriori del rinnovato Teatro Concordia.

Eppure la rinascita del Teatro Concordia è stata difficile, molto difficile. Il progetto dell’Architetto Mariani (quello portato avanti sino ad oggi) sembrava dovesse cadere nel vuoto fino a pochi giorni fa. All’improvviso quel progetto non era più buono per un semplice motivo: non rispettava l’originale conformazione del Teatro, progettato nel 1827 dall’architetto Ignazio Cantalamessa. A sostenere questo parere era un Comitato di cittadini che, grazie al sostegno di diversi personaggi politici della città, molti dei quali appartenenti alla stessa area politica di Martinelli, è riuscito ad esercitare forti pressioni sulla Giunta.

Consentiteci di nutrire qualche dubbio sulla posizione di questo Comitato: assecondare le sue idee avrebbe significato una sola cosa, la morte e la definitiva sepoltura del Teatro Concordia. In alternativa al progetto dell’architetto Mariani non c’era infatti un progetto concreto da realizzare in tempi brevi, c’era il nulla, solo delle semplici rimostranze. Ad incentivare il sospetto che dietro l’amore per l’arte vi fossero interessi ben più materiali c’era un altro aspetto: la tardività delle opinioni contro il progetto Mariani. Occorre considerare che grazie a questo progetto il Comune di San Benedetto ha potuto ricevere un grosso finanziamento dalla Provincia di Ascoli: 655.361 euro. Si tratta dei fondi della legge regionale 43 del 1998, destinati alla valorizzazione dei beni storici e artistici delle Marche. Perché il suddetto Comitato non ha espresso la sua opinione contraria al progetto a suo tempo, ossia quando la Provincia ha deliberato il finanziamento? Esprimere un parere così tardivo, esercitando forti pressioni proprio alla vigilia della prima scadenza amministrativa del progetto Mariani (15 Ottobre 2002, data prevista per l’inizio dei lavori) faceva sospettare che l’unico scopo del Comitato fosse quello di bloccare il recupero del Teatro Concordia. Tutto ciò avrebbe provocato danni gravissimi: non solo infatti avremmo perduto il Teatro, ma il Comune avrebbe dovuto restituire i 655.000 euro alla Provincia, maggiorati degli interessi legali. Come dire, nella più classica tradizione italiana, sperpero di denaro pubblico e nulla di fatto!

E poi, in ultima analisi, chi l’ha detto che il progetto Mariani era così offensivo nei confronti della memoria storica? Se è stato giudicato meritevole di finanziamento grazie alla legge 43, che tutela il patrimonio storico e artistico delle Marche, una valenza artistica dovrà pure averla quel progetto. Piuttosto, perché nessuno ha difeso la memoria storica dell’ex Ospedale Civile di Via Pizzi quando è stato ristrutturato pochi anni fa? Quello sì che è un’offesa alla memoria storica e al senso estetico, con la facciata rosa e le vetrate a specchio.

Polemiche a parte, benissimo ha fatto l’Amministrazione Martinelli a decidere di portare a compimento il progetto Mariani, seppur tardivamente e grazie ad una “acrobatica” variazione di bilancio dell’ultimo secondo. La cosa che più conta è che nel giro di un anno le attività e le associazioni culturali della città, in particolar modo quelle teatrali e musicali, torneranno ad avere uno spazio adeguato e dignitoso per esprimersi liberamente. Ce n’è già abbastanza per essere contenti, ma la vera notizia è un’altra: per una volta in politica le cose sono andate secondo buon senso, e cioè con il minor sperpero di denaro pubblico e con il rispetto dell’interesse prevalente dei cittadini. Se volete, potete definirlo un miracolo.

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