L’assessore Augusto Melappioni ha presentato le linee del progetto ai sindacati

“ Finchè il quadro non è dettagliato dai particolari operativi che oggi sottoponiamo alle vostre osservazioni , è certamente difficile rendersi conto dell’organicità dell’intera operazione di riordino, e dei risultati e delle prospettive a cui si tende.? Così si è rivolto l’assessore alla Sanità Augusto Melappioni ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL presenti questa mattina ad un incontro presso l’assessorato regionale. Alla riunione hanno partecipato anche il Capo Dipartimento Servizi alla Sanità e alla Persona, Giuseppe Zuccatelli , il direttore dell’Agenzia Regionale Sanitaria , Francesco Di Stanislao e Claudio Maffei dello staff dipartimentale.
“ Ma siamo in un momento – ha proseguito l’assessore- in cui la fase , per così dire “istruttoria?, è matura. Nelle prossime settimane la giunta dovrà affrontare il tema e scegliere la strada , mettendo in condizioni il Consiglio regionale di esprimersi sulla proposta di nuovo Piano sanitario regionale. E se in questa fase il percorso di confronto è maggiormente approfondito con tutti gli attori sociali, la maggioranza che governa questa regione avrà certamente maggiore facilità di scegliere la strada più valida e giusta per la sanità marchigiana. Per questo, anche il raffronto con le organizzazioni sindacali è quanto mai opportuno e la chiarezza altrettanto augurabile.
Una lettura a dimensione pluriregionale del problema del riordino della sanità ci fa rendere conto che ciò che sembra ovvio non è sempre vero. Nell’ottica di un federalismo concretamente applicato vediamo che molte regioni, al di là del colore politico, compiono scelte autonome e indipendenti. Noi abbiamo scelto un modello coerente con gli obiettivi del Piano sanitario nazionale varato dal centrosinistra e credo che abbiamo dato indirizzi politici molto chiari: non vogliamo rischiare di perdere il modello di sanità pubblica e di solidarietà sociale. Le Marche puntano, quindi, oltre che alla riorganizzazione in funzione della riduzione del deficit e degli sprechi, soprattutto a dare maggiore efficienza ai servizi, a garantire ai cittadini prestazioni qualitativamente elevate, offrendo nel contempo servizi che tendono a demedicalizzare l’iter patologico, attraverso il potenziamento del sistema di prevenzione e dei Piani per la Salute. Oggi possiamo riconvertire gli ospedali orientandoli verso le patologie prevalenti perché abbiamo un sistema dell’emergenza davvero molto efficiente , una forte rete di protezione che ci può garantire anche l’appropriatezza dei ricoveri. Nella parte del piano che riguarda la medicina territoriale, per esempio, c’è un forte richiamo all’integrazione sociosanitaria e ai problemi degli anziani. C’è l’intento, preciso e chiaro, di potenziare i servizi domiciliari e quindi facilitare il permanere dell’anziano nella rete parentale, proprio per non rischiare la ghettizzazione nelle RSA.?
“Ora entriamo nella fase concreta del Piano di riordino, in quella cioè del “chi fa che cosa?ed è davvero importante confrontarsi periodicamente con le organizzazioni sindacali, stabilendo un calendario di incontri?, ha precisato Giuseppe Zuccatelli. “E’ opportuno che ci sia un percorso fortemente condiviso su due punti strategici del Piano: l’area della Chirurgia generale e specialistica che con gli standard tecnologici elevati di cui dispone non necessita più della stessa quantità di ricoveri e quella della lungodegenza, dove dobbiamo confrontarci con una crescita dell’offerta delle RSA, a cui non corrisponde sempre altrettanta qualità delle prestazioni. Dobbiamo “resettare? quindi il sistema per orientarlo, da un lato, ad uno qualitativamente più elevato per rispondere ai bisogni reali di salute degli anziani, e dall’altro a garantire l’assistenza domiciliare anche attraverso l’assegno di cura alle famiglie. Ma nessun taglio ai servizi necessari e qualitativamente adeguati. “ (ad’e)

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