Homeless presenta al pubblico una selezione di opere dalla collezione
Bianchini, ordinate e scelte secondo una prospettiva precisa: mettere a
fuoco le contaminazioni linguistiche, culturali, sociali, tecnologiche,
politiche, etniche e religiose che alimentano il nostro presente e che hanno
dato origine, mescolandosi con esperienze artistiche di un passato recente,
a nuovi modelli o “maniere internazionali”.

Gli artisti che hanno operato in
questa direzione hanno inventato un linguaggio della contemporaneità,
globalizzato e sovranazionale, in grado di declinare al presente molteplici
visioni della realtà, riconducibili a problematiche geografiche e culturali,
individuali o collettive.

Renato Bianchini, collezionista e personaggio attivo da anni nel mondo
dell’arte, ha seguito tali vicende in modo attento e tempestivo, in alcuni
casi contribuendo direttamente, con passione ed intelligenza, al loro
evolversi, attraverso mostre, amicizie ed incontri. In ambito italiano la
collezione Bianchini è uno di quei rari casi all’altezza di un presente
internazionale, costituita su scelte calibratissime e ponderate.

E’ proprio questa lucida selezione, operata su un materiale ancora caldo e
in
ebollizione, che rende la Collezione Bianchini un caso interessante per la
sua chiarezza strutturale e perché segnala, in modo coerente e nel momento
stesso del loro farsi, l’esistenza di nuovi modelli o “maniere
internazionali” che hanno prodotto e producono un linguaggio sradicato,
homeless, perfettamente sovrapposto al reale, aperto e destrutturato.

L’arte di queste nuove “maniere internazionali” affronta una realtà in
subbuglio, sollecitata quotidianamente da shocks sociali e culturali, eventi
che mutano geografie e abitudini, e che immettono in un unico circolo
differenti temperature umane e mentali. Su quest’onda, le ricerche degli
artisti oscillano tra i poli opposti di un edonistico e a volte tragico
individualismo e la necessità di un intervento nel sociale. Registri che a
volte sconfinano uno nell’altro alimentando tessiture sempre più complesse
della cultura contemporanea e l’idea di un presente che appare nelle forme
di disordine, sconfinamento, conflitto, contraddizione, instabilità e
movimento.

Homeless vuole essere una definizione per questo di questo stato di cose, un
incrocio di linguaggi aperti che continuamente confluiscono ed emergono dal
tessuto del reale contaminandosi in esso, linguaggi “senza tetto”, che
narrano infinite storie intrecciate sottilmente.

La mostra si snoderà nei sedici ambienti di un edificio che è stato una casa
e ne conserva la struttura, con stanze incastrate una nell’altra, come
concettualmente lo sono i lavori degli artisti. La mostra “senza tetto”
trova in questo percorso labirintico, la sua location ideale, varca la
soglia dell’universo privato, invadendolo con la stessa forza e l’intensità
con cui l’informazione quotidianamente irrompe nei nostri microcosmi
mostrandoci un mondo sempre più piccolo e culturalmente omogeneo.
L’individualità qui si misura con prospettive globali. L’allarme è lanciato:
Homeless ha trovato casa!

Gli artisti presenti in mostra sono: Mario Airò, Francis Alÿs, Angelo
Armentano, Betty Bee, Vanessa
Beecroft, Bianco-Valente, Jhon Bock, Maurizio Cattelan, Loris Cecchini,
Giuseppe Chiari, Mat Collishaw, Carsten Höller, Annika Larsson, Urs Lüthi,
Carsten Nicolai, Luigi Ontani, Luca Pancrazzi, Emilio Prini, Sergio Sarra,
Mario Schifano, Santiago Sierra, Nedko Solakov, Padraig Timoney, Mike Tyler,
Xavier Veilhan, Mark Wallinger, Sisley Xhafa.

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