SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Turismo e destagionalizzazione? Se ne parlava (tanto) già vent’anni fa. Perché vent’anni fa il contesto era un pochino diverso, si vedeva al turismo estivo, prevalentemente balenare, come un solido punto di partenza per raggiungere “l’età dell’oro” della destagionalizzazione turistica, attraverso la quale si sarebbe potuta creare una solida industria che avrebbe garantito un futuro florido al turismo locale, creando un indotto e posti di lavoro.

Aver colto vent’anni fa questo trend significava in qualche modo essere davvero all’avanguardia, iniziando ad intraprendere una strada che avrebbe potuto rivelarsi vincente; infatti a quei tempi forse solo la costa romagnola era più avanti di noi con il polo fieristico di Rimini (il Palacongressi di Riccione è stato inaugurato nel 2008). E questa strada fu intrapresa, non essendo una città d’arte, cercando di dotarsi delle giuste strutture per destagionalizzare attraverso il turismo congressuale che avrebbe potuto garantire arrivi e presenze a prescindere dal turismo balneare. Resto dell’idea che quell’intuizione, in quei tempi, fu giusta secondo una sorta di spartizione logica del mercato secondo cui alla costa romagnola sarebbero spettate le fiere mentre alla Riviera delle Palme il turismo congressuale.

Ma in questi vent’anni si sono presentate tante analisi seguite da altrettanti proclami, ma sappiamo tutti come è andata: è mancata la capacità di portare a compimento questo disegno e declinarlo in una progettualità operativa. Sicuramente la struttura del Palacongressi (oggi PalaRiviera) non è il capolavoro di qualche nota Archistar, che avrebbero permesso di catalizzare meglio l’attenzione dei mass media, ma aveva gli spazi ed anche la location per essere uno dei principali centri congressuali d’Italia e magari con un po’ di ambizione, che non guasta mai, anche del Mediterraneo. L’ambizione non avrebbe guastato perché, con gli occhi dell’epoca, il turismo balneare sarebbe stato trainante per quello congressuale allungando la stagione e facendo conoscere San Benedetto anche per qualcosa oltre le “Palme” e la “Sambenedettese”. E in quel periodo c’era già una sorta di simpatico Brand, molto apprezzato e vendibilissimo per la Riviera delle Pame, chissà che fine avrà fatto il “Palmino”?

Oggi la situazione è molto diversa, le preferenze dei turisti sono diventate sempre più evolute e ricercate mentre l’offerta di turismo balneare è diventata molto più aggressiva, basti pensare all’ingresso del mercato di tutte quelle nuove mete, frutto di investimenti immobiliari e diventate anche accessibili con i voli low cost, portando alla luce alcune lacune della gestione del ciclo di vita del prodotto turistico locale, ormai giunto in una fase di maturità, che viste le evoluzioni del mercato, necessita di essere rivitalizzato.

Ma anzichè rivitalizzare l’offerta, perso il treno del turismo congressuale, si è proprio persa la bussola non riuscendo più a trovare la chiave di lettura dell’evoluzione del turismo tramite l’individuazione di una strategia per il rilancio dell’offerta turistica. Distratti da operatori turistici, combattuti sul target da raggiungere ed impegnati a convertire/dismettere le loro strutture anziché riqualificarle, e una pubblica amministrazione, impegnata in molte attività di promozione (fiere e missioni varie) ma senza una chiara idea di “cosa andare a promuovere” e per quali “segmenti”, si è rimasti tra il limbo di un glorioso passato e la paura verso un futuro che nessuno ha il coraggio di provare a disegnare (ma già pensarlo sarebbe un bel traguardo). Questa impasse che è costata il primato turistico regionale delle presenze alberghiere vedendoci superata da un’improbabile Senigallia che ha tuttavia dimostrato di saper programmare il turismo in maniera molto migliore di noi.

E proprio dal riposizionamento dell’offerta turistica che deve passare il rilancio del turismo locale, un impegno che deve necessariamente coinvolgere tutti i portatori di interessi del turismo (stakeholder) poi si potrà pensare alla governance per operare insieme in un’unica direzione secondo gli obiettivi condivisi e prefissati. L’operazione sarà lungo e complessa ma si deve trovare il coraggio di prendere in mano la situazione, altrimenti presto si aggiungerà il prefisso più tristemente noto alla nostra città (“ex”) anche nel settore del turismo.

Già troppi settori economici della città non hanno saputo rilanciarsi ed abbiamo assistito impotenti al loro doloroso declino, troppo spesso anche irriverente verso il loro glorioso passato. Non possiamo permetterci che accada anche per il turismo, altrimenti il rischio di diventare una città fantasma o “ex”-città è troppo alto.

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