Dal Comune di Sanremo e Adriano Celentano due input importanti per turismo e informazione
L'Ariston di Sanremo
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La mia gratitudine ad un esperto piceno del settore turismo che ha condiviso il mio ultimo disappunto. La città ligure e il cantante milanese hanno dimostrato nel tempo di saperci fare, la prima con le strategie promozionali, il molleggiato con provocazioni utili e inedite
Turismo, Sanremo e Celentano. Prima di dire la mia sulla querelle che ha visto Adriano Celentano cantante e predicatore protagonista nell’ultimo spettacolo (non si può più chiamare festival) sanremese, devo tornare sulla politica turistica nostrana per due incisi che la riguardano. L’ultimo mio disappunto sulla probabile “morte” del Piceno (Riviera delle Palme compresa) come luogo di soggiorno e villeggiatura ha ricevuto un consenso da chi conta che non me l’aspettavo per cui sono felice: significa che un passetto in avanti è in dirittura d’arrivo. L’altro inciso riguarda il valore turistico dello spettacolo per la città di Sanremo, il cui comune versa cifre altissime per confermarsi annualmente come sede dell’evento che, essendo il festival della canzone italiana e non della Liguria, potrebbe svolgersi ovunque. Il segreto è tutto nel nome e significa che coloro che idearono la kermesse canora erano amministratori pubblici di grande valore: imposero il nome Sanremo alla competizione e la stessa cosa fecero nella corsa ciclistica Lombardia-Liguria per la quale il comune versò denaro ma a condizione di chiamarla Milano-Sanremo. Cosa che non fecero, invece, i nostri amministratori quando è nata la Tirreno-Adriatico eppure qualche suggerimento in tal senso arrivò all’allora Azienda di soggiorno. Chiamarla Roma-San Benedetto avrebbe dato un senso diverso al valore turistico della manifestazione ciclistica. Magari offrendo qualche soldo in più. Mancò una nitida lettura del futuro, un problema ancora attuale dalle nostre parti.
Passo a Celentano, che è da sempre il cantante da me preferito. Lo è diventato anche come uomo dello spettacolo da quando, dimostrando un grande coraggio, ha iniziato a fare discorsi per grandi platee senza farsi condizionare da una cultura (non nel senso del pensiero ma dello studio) approssimativa. Ha intanto sfatato la regola che può pensare e quindi parlare a molti soltanto chi è “stracolto”. Una cosa molto bella perché, spesso e volentieri, la cultura viene usata per “travisare” i fatti con giri di parole talmente abili da confondere le masse. Le sue elaborazioni sanremesi e le conseguenze dei solisti specialisti della parola, ne sono l’ulteriore dimostrazione. Adriano ha toccato una questione semplicissima che ha ben spiegato la seconda serata con una frase molto significativa: la testata dei due giornali non è rispondente ai loro contenuti, la cambiassero. Dentro le sue parole c’era però, secondo me, un altro problema molto più profondo, quello che era la vera sua provocazione. Tutti i giornali vengono sovvenzionati da poteri forti (Famiglia Cristiana e Avvenire dalla chiesa) e la limitazione ai contenuti esclusivamente cristiani (evangelizzazione, stimolare alla preghiera facendone capire il grande e vero significato, spiegare perché il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo ha ormai 50 anni ma è stato applicato finora appena al 20% e anche meno, la scristianizzazzione, la desacralizzazione e la crisi di fede in atto eccetera) avrebbe portato anche ad una limitazione delle vendite per cui scrivono anche di “altro”. Un esempio coerente potrebbe essere la chiusura del Manifesto (credo che in un passaggio Celentano si riferisse proprio al quotidiano di Rifondazione Comunista). Un giornale che ha nel suo dna un’idea ben precisa che avrebbe più lettori se si dedicasse anche di gossip, o non so che, seppur trattando tali argomenti in chiave comunista. Fermo restando che i tre giornali citati “soffrono” principalmente perché le loro strutture (personale ed altro) sono esageratamente superiori alle effettive necessità e per motivi pressoché simili, credo che Adriano Celentano abbia voluto scoperchiare una questione della quale nessuno prima aveva osato aprlare. Operazione che darà i suoi effetti. Minimi sicuramente ma li darà.

Celentano è un grande, io condivido molto di quello che ha detto, però lui si fa vedere ogni tanto e come un cavaliere Jedi diffonde il Verbo (fa l’uscita e scompare per anni). Che bello. Ma di criticare son capaci tutti, ad impegnarsi (a parte le opere di beneficienza che immaggino faccia), invece un po’ meno. Penso alla grandi star americane, che disinvoltamente partecipano e sostengono pubblicamente e non solo economicamente la candidatura di questo o quel candidato politico. In Italia parlare di politica e fare “scelte di campo” nel mondo dello spettacolo viene interpretato come uno scandalo (per paura di ritorsioni e orcuramenti). Se invece vi fosse da parte della star dello spettacolo più impegno nel parteciapare vivamente al sostegno di questa o quella campagna politica sarebbe una cosa positivissima per la crescita civile del nostro Paese.
direktor! è un quesito intenso questo,c è dentro il potere,la censura,la grandezza,la verità,la politica,la mafia,la manipolazione,
il coraggio e la paura.la paura di quei pochi che hanno osato fischiare adriano,i quali si sono visti arrivare un pugno nello stomaco
con la canzone successiva (la cumbia) “siamo un popolo di compulsivi,siamo un popolo di anafetivi”.quante cose sono cambiate dai tempi del musichiere tv che allontanò totò per aver detto:evviva lauro ( L armatore achille lauro)ad oggi?? è rimasto invariato,hanno liberalizzato vocaboli in diretta come cazzo,o vaffanculo,(giusto per democratare)e lui va li a rappresentare il pensiero nascosto e sincero,che risiede nelle coscienze di quasi tutti gli uomini, dico quasi,ma sicuramente di ogni bambino.come possiamo non volergli bene ad adriano? è il nostro pelè dello spettacolo,pelè che lo stato brasiliano lo nominò patrimonio nazionale nel 62.celentano è un igegnere del discorso,è un compositore,deve metterci il vocabolo che piu si accosta al calore del discorso,uscendo come tutti i poeti da schemi grammaticali ed intellettuali,lui non è un lento nel parlare,se si esprimesse in milanese farebbe in 5 minuti…il paragone che lei fa tra saremo e sbt, non fa una piega! san benedetto non ha saputo cavalcare l onda dell epoca in cui poteva,e cioè gli anni 60. peccato, forse non cera la giusta ambizione..adesso è molto piu difficile dargli un nome altisonante! cioè voglio dire se la franzoni fosse di sbt e non di “cogne”, perche immagino che tutti conosciamo cogne no? chissa quanta gente ci va in ferie negli ultimi anni,cosi come andranno tutti sull isola del giglio!! non che debbano succedere tragedie a sbt, faccio un confronto con cosa fa veramente notizia oggi,e cosa cerca la gente! vuole andare in posti dove poi potrà dire c ero anchio! per sbt ci vuole un evento megagalattico! per una SAN BENEDETTIO IN THE WORLD!