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Primavera contro Monti: “Liberalizzazioni aumenteranno lo sfruttamento dei lavoratori”

“Si scontrano con il rispetto della dignità del lavoro e contro la logica. Non è l’allungamento degli orari di apertura che incrementa lo stipendio”

di: 21 gennaio 2012 @15:44

SAN BENEDETTO DEL TRONTO -Daniele Primavera, Segretario di Rifondazione Comunista – Federazione Picena, si scaglia contro Mario Monti e le sue liberalizzazioni.

“Le Imprese che periranno sono quelle che hanno una media di 2,6 addetti ad attività, a dimostrazione di una prevalenza di piccoli esercizi, già schiacciati dalla concorrenza dei centri commerciali e della grande distribuzione, dalla contrazione dei consumi, dagli irragionevoli costi d’affitto dei locali, e quindi spesso sull’orlo della chiusura. Gli slogan dei sostenitori delle liberalizzazioni, in buona o in cattiva fede che siano, si scontrano con il senso della realtà, con il rispetto della dignità del lavoro, e persino con la più banale logica. È infatti un principio elementare che non è l’allungamento degli orari di apertura dei negozi che porta all’aumento dei consumi, giacché lo stipendio (e quindi la capacità di spesa) delle persone rimane lo stesso. Semmai, è irrazionale tenere aperte delle attività, con dispendio di risorse economiche, per vendere lo stesso totale di merci. Tanto più in una fase economica recessiva, nella quale, semmai, i cittadini stangati dalle manovre del governo dei banchieri tenderanno sempre di più a risparmiare. Inoltre, come dimostra l’esperienza delle persone e la letteratura scientifica sull’argomento, non esiste nessuna correlazione tra le liberalizzazioni attuate (telefonia, assicurazioni auto, energia, ecc.) e riduzioni dei prezzi”.

Aggiunge Primavera: “La giungla degli orari si tradurrà poi in un ulteriore sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio. Una guerra tra poveri, nella quale a combattere saranno i titolari delle piccole attività contro i dipendenti, spesso precari e sottopagati, della grande distribuzione. A tutto vantaggio dei grandi gruppi del settore, nell’ottica di un governo che sa solo aumentare le tasse e togliere i diritti sociali della gente normale, senza andare a prendere i soldi dai grandi redditi e patrimoni. Di fronte a tutto ciò, non serve a molto il tavolo tra Governo e Regioni proposto dall’assessore Canzian. Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra chiede che la Regione Marche presenti ricorso alla Corte Costituzionale lamentando la violazione dell’articolo 117, comma 4 della Costituzione, che attribuisce alle Regioni la competenza esclusiva residuale in materia di Commercio. E, poi, la Regione, proprio sulla base delle sue competenze, può legiferare in materia regolamentando orari e aperture in maniera economicamente sostenibile e compatibile con una dignitosa vita dei lavoratori”.

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Un commento all’articolo

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  1. first scrive:

    Le argomentazioni presentate sono convincenti, nel senso che l’aumento degli orari di apertura dei negozi può portare a forme di sfruttamento o di iperlavoro sottopagato, e le liberalizzazioni spesso si traducono in cartelli e non portano a riduzioni delle tariffe.
    Devo dire che da consumatore non vedo male l’ipotesi di avere dei negozi aperti per qualche ora dopo cena, anzi mi risolverebbe qualche problema di sovrapposizione con il mio orario di lavoro.

    E’ comunque possibile trovare dei correttivi, tipo un antitrust potenziato per le finte liberalizzazioni, e un meccanismo tipo quello degli autotrasportatori (che non possono guidare per più di un certo numero di ore consecutive) per evitare turni di lavoro di più di 8 ore al giorno.
    Basterebbe un pò di serietà, invece di trovare sempre le scappatoie “furbe”, e di severità nell’applicazione delle norme: di questi tempi si tratta di merce rara, quindi nel dubbio di come può andare, soppesati i pro e contro, alla fine starei con Primavera.

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