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Il risveglio di Travaglio dall’ “anestesia totale”. Anche se B. non c’è più

Lo spettacolo del giornalista e di Isabella Ferrari proposto al PalaRiviera: “Lui se n’è andato, ma le radiazioni restano”. L’attore aggiunto è Indro Montanelli

di: 11 dicembre 2011 @12:22

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sempre lui al centro della scena, anche se lui, da ormai un mese, non c’è più. Ma chi di Berlusconi ha scritto e riscritto per oltre diciassette anni, non può fermarsi adesso. O almeno non può farlo da un giorno all’altro.

Niente più cucù alla Merkel, niente più complimenti imbarazzanti ad Obama, niente più Ruby, niente più scandali (veri o presunti che fossero), niente più ristoranti pieni, ergo la crisi non esiste.

Gli italiani, non tutti, non ne potevano più. Dovevano disintossicarsi, dovevano tornare ad una politica che facesse davvero politica. Tuttavia, qualcuno è rimasto orfano. Perché se il Caimano fosse un programma televisivo sarebbe di sicuro il Grande Fratello.

Bersagliato, criticato, in attuale crisi (forse) irreversibile. Però che manna per i critici, quelli che dovevano sempre e comunque trovare un capro espiatorio e riempire pagine di quotidiani, libri e show.

“Anestesia Totale” parla di lui. E siccome lui “si è autodistrutto”, lo spettacolo si aggrappa alle “radiazioni che restano” e che non scompariranno troppo facilmente. “Finalmente è finita; non c’è più”: le prime parole di Marco Travaglio sono identiche a quelle, più recenti, di Roberto Benigni. Sembra lo stesso copione di chi da oggi sarà costretto a cambiare obiettivo: “Il pericolo è che morto un Papi se ne faccia un altro. Silvio ha fatto il lavoro sporco, il rischio è che qualcuno lo utilizzi”.

Il giornalista torinese divide il palco con Isabella Ferrari. Una coppia inedita, ma perfettamente complementare ed affiatata. Ad accompagnarli una scenografia spoglia, condita da un’edicola, una panchina, due microfoni ed un violinista. C’è poi la voce, forte e riconoscibilissima già dal primo impatto, di Indro Montanelli, che l’attrice ripropone pure nei suoi scritti più celebri. Ammoniva: “Questa non è destra, è una patacca di destra. Io sono un cornuto della destra”.

Travaglio usa l’ironia, tagliente e sarcastica. Gli applausi sono scroscianti e ripetuti da parte degli oltre 700 spettatori accorsi al PalaRiviera sabato sera. Se il Cavaliere è il virus, la penna de “Il Fatto” si propone come vaccino. E condanna i colleghi berlusconizzati, i “lecca lecca”, quelli che a suo avviso avrebbero omesso di tutto e di più.

Si scaglia contro Bruno Vespa, quello delle “98 puntate di Porta a Porta su Cogne, e di altri speciali su Avetrana, Perugia, Erba, Garlasco”; quello che “quando Previti fu condannato organizzò una puntata sul tema del viagra”. Va all’assalto dei direttori del Tg1 e critica in successione Mimun (ideatore del panino: servizio con voce dell’opposizione nel mezzo di due della maggioranza), Riotta (promotore dell’identica idea, ma a vantaggio del centrosinistra) e Minzolini. Su quest’ultimo la condanna è ferocissima: “Con lui le notizie sono letteralmente scomparse. Nessun cenno sui casi Boffo, Noemi, Veronica, Ruby, sull’inchiesta di Trani, sul bunga bunga”.

Senza dimenticare Sallusti, Belpietro, Feltri: “Dedicarono cento prime pagine alla vicenda della casa di Montecarlo, mentre in atto c’era il processo sulle stragi mafiose del 93. Questione di metro di giudizio. Con loro è difficile distinguere i veri problemi da quelli finti”.

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I vostri commenti all’articolo (16)

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  1. sandroventura scrive:

    E’ triste che qualcuno ancora si diverta ad ascoltare travaglio

  2. galie scrive:

    Uno non ascolta/legge Travaglio per “divertirsi”, ma per avere notizie. Poi, si possono maturare opinioni divergenti ma è incontestabile che sia un giornalista con la G maiuscola. Molti altri sono solo dei guitti inascoltabili/illeggibili e scodinzolanti. Il resoconto della serata è ottimo, asciutto e inappuntabile.

    • Nazzareno Perotti scrive:

      Caro Gianfranco sono d’accordo ma mi resta difficile capire cosa c’entra il giornalismo con lo spettacolo. Secondo me è un passo falso di un giornalista che stimo molto per quello che dice, da adesso un po’ meno per quello che fa.

      • piceno scrive:

        Io non ci vedo nulla di male. A teatro spesso si presentano spettacoli impegnati, di informazione, sensibilizzazione. Un giornalista, se sa anche reggere il palco, può benissimo cimentarsi in una esperienza del genere. Io dico: Bravo Travaglio!

        • Nazzareno Perotti scrive:

          Secondo me no. Il misto informazione-spettacolo fa perdere credibilità al giornalista che non dovrebbe essere pagato per scrivere verità. E’ un obbligo, la verità, insito nel mestiere e spettacolarizzarla diventa solo uno scopo di lucro.

      • galie scrive:

        …si, in effetti c’è questo aspetto di Travaglio che non mi convince. Il giornalista vero non deve educare (o imbonire) le folle ma andare in giro come un segugio a cercare il lato nascosto della realtà, cercare i riscontri oggettivi e raccontare senza cercare di nascondere ipocritamente la sua opinione (che pure c’è). Giuseppe D’Avanzo, morto da qualche mese, è stato, a mio parere, il prototipo del giornalista perfetto: mai in tv .

  3. berry8 scrive:

    è molto triste che il paese anestetizzato per alcuni anni e immobilizzato da un governo che doveva risolvere solo i problemi del proprio capo, si svegli all’improvviso e si rendesse conto che la realtà era ben diversa da quella che tutti i vecchi attori della scena politica si affannavano a descriverci; è altrettanto molto triste che moltissimi giornalisti si divertivano a parlar d’altro mentre il paese pian piano andava alla deriva. L’italia non ha certo bisogno di saltimbanco e vallette che ci raccontino come va il mondo o come dovrebbe andare secondo loro, ma di gente come Travaglio, la Gabbanelli e tutti quei giornalisti che rischiano di non poter fare il proprio lavoro semplicemente perché vogliono raccontarci la verità delle cose o il loro lato più nascosto, quello che è sempre meglio che gli atrii non sappiano.

  4. Black scrive:

    Io ho trovato lo spettacolo divertente ed instruttivo, la voce fuori campo di Montanelli con alcuni dei suoi più celebri pezzi è qualcosa che di certo fa bene e risveglia una certa coscienza popolare. Per quanto riguarda Travaglio è un giornalista che non stimo molto personalmente, ha fatto uno spettacolo stile Grillo, anche se i toni sono meno coloriti e populisti, e se Grillo ha potuto formare un movimento politico e candidarsi alle elezioni, non vedo perchè Direttore Travaglio non possa fare uno show di informazione e satira come ha fatto!! Su una cosa sono stato daccordissimo con lui, nel denunciare un sistema di “lecca lecca” che mortifica chi lavora con impegno e serietà e solo perchè non accetta di essere uno ” yes man” viene messo all’angolo. Questo non vale ovviamente solo per i frequentatori della corte di Arcore, ma è un fenomeno di mal costume che riguarda tutti gli ambiti in cui vale la logica “lui comanda, quindi per non avere problemi, ed avere prima o poi riconoscimenti, va bene qualsiasi cosa!!” e non centra niente il colore politico. A questo proposito concludo con la domanda (affermazione) di Indro Montanelli: “Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”

    • Nazzareno Perotti scrive:

      Credo che la mia stima per quello che scrive e dice Travaglio sia fuori discussione, ritengo però sbagliato che l’informazione venga spettacolarizzata. Anzi, dovrebbe e non potrebbe candidarsi alle prossime elezioni per mettere in pratica da “dentro” quello che predica “da fuori”. Il motto del mio giornale è di Indro Montanelli.

  5. Alessandro B scrive:

    Che beffa per Travaglio: anni ed anni di inchieste contro Berlusconi e non avere la soddisfazione di veder cadere il cavaliere per qualcuno degli scandali messi in luce.
    Più che Travaglio e Repubblica poterono i pensionati tedeschi e americani (cioè i beneficiari delle prestazioni dei fondi pensione esteri che detengono titoli di stato italiani).
    Sic transit gloria mundi.
    Cordialità e buone feste.

  6. Gundam scrive:

    Per quanto mi riguarda la cosa più drammatica e insopportabile di Travaglio è il suo ostracismo giustizialista.
    Pubblica libri e fa sermoni che sono dei semplici copia/incolla di sentenze o requisitorie. Alza quei documenti a verità assolute.
    In realtà l’esistenza di ognuno di noi è ben più complicata di quanto è scritto nei documenti, e soprattutto, le sentenze dei tribunali non sono affatto “verità”.
    Siamo Italiani, dovremmo conoscere le storture della giustizia, l’ingiustizia della giustizia, le aberrazioni della magistratura. Gettare discredito su una persona, per il semplice fatto di aver stretto la mano ad un “boss”, è ridicolo e pericoloso.
    La giustizia in Italia non funziona ed il raziocinio degli Italiani sta paurosamente regredendo. Far leva su questi due fattori è pericolosissimo.

    Non ho mai consumato droghe, né ho mai ecceduto con l’alcool, ho sempre studiato con criterio ed ho sempre evitato “brutte compagnie”, eppure ho 2 patteggiamenti (renitente alla leva ed un errore di compilazione in una autocertificazione)…sarei il politico perfetto per essere distrutto da Travaglio…gli Italiani capirebbero?

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