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Dal mercato del gas esalano i mali del liberismo all’italiana

Socialisti e liberali hanno idee diverse, ma nessuna delle due appare all’orizzonte. Quel che c’è, invece, è del tutto differente

di: 11 dicembre 2011 @11:48

Ma quante belle scoperte.

Hanno ragione tutti, ad essere indignati: comunisti e liberali, socialisti e reazionari.

Basta addentrarsi un poco nella gestione del mercato del gas nazionale, e in quello dello stoccaggio che riguarda da vicino San Benedetto, e tutti i nodi vengono al pettine.

Hanno ragione i socialisti di una volta, che volevano l’energia di proprietà statale, perché la consideravano un bene strategico della collettività.

Hanno ragione i liberali, che vedono nella concorrenza privata lo strumento per allocare risorse e proventi nella maniera più efficiente (forse, per qualcuno, persino nell’abbattimento delle ricadute ambientali).

Hanno ragione perché l’Italia ha creato delle mostruosità economiche: pochi grandi gruppi, alcuni a partecipazione statale e in posizione predominante (Eni), tutelati da legislazioni che ne rafforzano il ruolo oligopolistico.

E in più, gli diamo pure i soldi, poverini, per le operazioni di investimento: decine e centinaia di milioni e milioni di euro. A corporation dai fatturati miliardari, come l’Eni, che da sola fattura più di 80 miliardi di euro l’anno. O ad holding con sedi in Lussemburgo come la Findim Group che in un anno incassano, soltanto come dividendi ed escludendo quindi gli utili finanziari, 50,5 milioni di euro di dividendi.

Mentre Silvio prima e Mario poi tagliano e tassano pure l’aria, fra poco.

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  1. alessandro84 scrive:

    Il problema grosso di ogni liberalizzazione è non incorrere nelle privatizzazioni e nel non liberalizzare monopoli naturali.
    Per come è stato fatto l’unbundling della filiera del gas sono stati liberalizzati anche segmenti della filiera che sono monopoli naturali e di conseguenza le inefficienze di queste scelte ricadono sui consumatori…

  2. Pier Paolo Flammini scrive:

    Da un po’ di tempo sto leggendo molta documentazione al riguardo e sono felice di vedere che le conclusioni alle quali sto pervenendo siano grosso modo identiche, anche da punti di vista completamente.
    Articolo de Il Fatto Quotidiano di ieri http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/eni-altro-che-risparmio-energetico/178628/
    Mentre qui c’è un articolo assolutamente da leggere (commenti compresi) de lavoce.info in merito all’ultimo decreto legislativo che disciplina la materia dello stoccaggio del gas: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001655.html
    Copio l’ultimo paragrafo di seguito.
    “Infine, i piccoli consumatori non industriali. Chi li tutela? Da un lato, verosimilmente, la concorrenza diminuirebbe perché si rafforza la posizione del gruppo Eni a fronte di un po’ di capacità di stoccaggio immessa sul mercato in un futuro non definito. Inoltre, le tariffe di stoccaggio in scadenza prevedono comunque che gli incrementi di capacità siano ripagati direttamente in tariffa. Fino a che punto le nuove tariffe sconteranno la partecipazione agli investimenti dei grandi clienti industriali?
    Emerge un vecchio sospetto, Gli industriali chiedono di recuperare competitività e si assegna loro parte dello stoccaggio. Eni perde una parte po’ di rendita qui, ma viene compensato dalla scomparsa dei tetti antitrust. In questo modo, la tensione tra grande venditore e grandi consumatori si scarica su una riduzione della concorrenza, che finirà sui prezzi di chi non è protetto. Sembra quasi profilarsi un sussidio incrociato che abbassa il prezzo alle industrie aumentando il prezzo ai piccoli consumatori, quasi una “anti-Robin tax”: togliamo ai piccoli per dare ai grandi”.

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