Politica

Rifondazione, sit-in davanti Equitalia: “Noi quel debito non lo paghiamo”

La Federazione di Sinistra ha manifestato contro “la zavorra che impedisce ai lavoratori di volare liberi”, creata dal “governo Berlusconi e la mannaia dell’Europa”

di: 2 novembre 2011 @17:54

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Rifondazione Comunista protesta contro “la mannaia imposta dall’Europa e assecondata dalla politica italiana a discapito dei ceti produttivi”: nella mattina di mercoledì 2 novembre una delegazione della Federazione della Sinistra della Provincia di Ascoli Piceno ha protestato di fronte alla sede Equitalia di San Benedetto, con lo slogan “noi il loro debito non lo paghiamo!

“Durante l’iniziativa sono stati esposti striscioni e bandiere, che molti cittadini hanno applaudito e condiviso – recita la nota di Rifondazione – Dipendenti di Equitalia hanno manifestato il loro disagio nel vedersi attribuire responsabilità e scelte che sono tutte del Governo Berlusconi e non certo di chi lavora nell’ente. Abbiamo ovviamente ribadito che il presidio non è un attacco all’ente in quanto tale, ma rimarca piuttosto la sistematica disparità di trattamento tra i contribuenti vessati e perseguiti ed i veri evasori, premiati con scudi fiscali e condoni, mentre la rendita patrimoniale subisce addirittura una sforbiciata del prelievo fiscale, come nel caso del mercato degli affitti. Si tratta del primo passo per portare qui, nel territorio piceno, l’indignazione verso le politiche di tagli dei diritti e tassazioni integralmente a carico delle classi a reddito medio basso, che questo governo sta portando avanti da quasi un decennio ed oggi spaccia come necessità imposte dal debito”.

“Nel corso dell’iniziativa sono stati portati numerosi palloncini colorati ognuno dei quali contrassegnati con un nome e una professione, a simboleggiare la zavorra che impedisce ai lavoratori di volare, poter cioè pianificare e condurre una vita soddisfacente in cui i diritti essenziali (non solo lavoro, ma anche abitazione, istruzione, salute) siano garantiti. Oggi quella zavorra è ulteriormente appesantita dal debito di stato, la cui responsabilità viene spalmata in assoluta malafede sulle classi lavoratrici che hanno avuto l’unico torto, in questi trent’anni, di essere sopravvissute mentre i padroni accumulavano profitti. Alla fine dell’iniziativa i palloncini sono stati liberati, rappresentando quindi il default (al di là delle sue implementazioni tecniche) come unico strumento in grado di restituire la libertà ai cittadini italiani” termina la nota.

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I vostri commenti all’articolo (16)

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  1. Gundam scrive:

    Le pensioni sono la vera zavorra.
    Bisogna protestare davanti all’INPS, non davanti ad Equitalia o alle banche.

    • non mi risulta affatto che sia così. Tutti i giorni lo ripetono in TV e sembra che ormai sia un dato acquisito, ma la realtà è che l’INPS è molto più in salute di quanto non sembri dai proclami Il disavanzo dell’INPS è nato solo lo scorso anno e non per le pensioni ma per il boom dei trattamenti temporanei (ammortizzatori sociali etc) dovuto alla crisi ed alla contemporanea contrazione dei contributi. Che poi nel trattamento pensionistico ci siano a tutt’oggi storture non ci piove. Ma dire che la zavorra sono le pensioni è un proclama che non regge, a quanto mi risulta, su alcun dato oggettivo.

  2. andrea 71 scrive:

    Se parliamo di prepensionamenti, ovvero, di persone che vanno in pensione a 39 anni con dieci anni di contributi: sono d’accordo.
    Per il resto visto che ho quaranta anni e che forse andro in pensione a 75 anni con niente di rendita: 500,00 euro sono niente,il commento di “Gundam” in relazione all’argomento pensioni- debito pubblico è infondato.
    Piuttosto sono altre voci di bilancio ad essere fuori controllo , vedi gli interessi passivi sui titoli pubblici ; le spese sulle ifrastrutture : per realizzare i Km di autostrada (TAV) in Spagna ci voglio €.3.000.000,00 , in Germania €.5.000.000,00 in Italia €.36.000.000,00 ; vedi le spese sulla politica .
    Andrea Neroni

  3. Gundam scrive:

    Caro Andrea71, caro Daniele,
    la zavorra è l’INPS proprio perché per mantenere gli assegni mensili dei pensionati attuali, noi saremo costretti ad andare in pensione a 67 anni e con assegni ridicoli.
    Siamo con poche tutele e poche prospettive proprio perché invece d’investire dobbiamo foraggiare le rendite dei “vecchi”.
    Bisogna essere un po’ elastici per capire la questione…i mercati guardano avanti, non solo al presente.
    Spero mi sia spiegato.

  4. no, non ti sei spiegato; perchè io penso a mio padre e al fatto che ha lavorato per decenni pagandosi i contributi e oggi ha una pensione dignitosa – ma non certo da re – e in nessun modo riesco a vedere il suo comportamento come un freno al mio futuro, anzi. Oggi è grazie a chi ha quel reddito fisso se buona parte della mia generazione riesce a sopravvivere.
    Noi andremo in pensione a sessantasette anni per tutt’altri motivi. E quando io avrò sessantacinque o sessantasetteanni, ammesso che c’arrivi, temo che mio padre che oggi ne ha settanta non sarà lì a pesare sul mio lavoro.
    L’inps si regge sui versamenti contributivi. Mio padre ha effettuato i suoi contribuendo a rendere sostenibile la pensione dei suoi genitori e io faccio lo stesso. Non capisco il tuo spunto polemico. Gran parte di chi prende la pensione si è pagato contributi proporzionati; e in ogni caso avere una società senza vecchi poveri mi pare un guadagno per tutti, non una zavorra. Non capisco il tuo discorso, mi pare sterilmente ideologico.

    • Gundam scrive:

      Daniele,
      tuo padre è andato in pensione con il sistema RETRIBUTIVO, ovvero gli è stata riconosciuta (se era un lavoratore dipendente) una % dell’ultimo stipendio percepito.
      Quel sistema ha creato una distorsione pazzesca in Italia. Migliaia di dipendenti pubblici e dirigenti di aziende che venivano promossi pochi mesi prima della pensione. In tal modo potevano cristallizzare nella pensione un assegno decisamente superiore rispetto ai contributi versati.
      Per noi il sistema retributivo non vale, per noi il computo sarà su base CONTRIBUTIVA, ovvero l’assegno che riceveremo sarà in proporzione ai contributi versati.
      Il sistema contributivo oltre ad essere più sostenibile di per sé, è stato reso necessario dal fatto che tuo padre è figlio del baby boom, mentre noi…NO! La generazione di tuo padre ha fatto meno figli di quella dei nostri nonni. Pensavano che la crescita della popolazione fosse inarrestabile, invece ci siamo accorti che con la crescita del benessere la società si complica e fare molti figli diventa per molti un sacrificio insostenibile.
      Pertanto, mentre quelli che sono andati in pensione con il sistema RETRIBUTIVO non hanno dovuto modificare il loro tenore di vita (pensione ˜= ultimo stipendio), noi che subiamo il sistema CONTRIBUTIVO dovremo ridurre il nostro tenore di vita una volta in pensione (pensione < ultimo stipendio).
      Capito??? Ti sembra uno scambio generazionale equo???

      Quindi,
      non dico che vadano tagliate le pensioni di chi prende 1,500€ al mese, ma quelle dai 2,000€ in su vanno immediatamente tagliate. Ci succhiano ricchezza, ci sottraggono troppe risorse rispetto a quelle che hanno accantonato.
      Il sistema così com'è non è sostenibile, va immediatamente cambiato. I mercati premierebbero all'istante una riforma in tal senso.
      Capito?

      • Anche questo, scusa Gundam, è un commento parziale. Non mi sembra giusto entrare nei dettagli del caso specifico per una ovvia questione di rispetto della riservatezza (se vuole lo farà papà, visto che commenta ogni tanto su questo giornale), ma se vuoi in privato ti spiegherò perchè le cose non stanno come dici tu.

        • Gundam scrive:

          Daniele,
          il mio discorso non è riferito a tuo padre in particolare, manco lo conosco!
          Parlo della sua generazione e di quelle che ci hanno preceduto.
          Il discorso non è affatto parziale, è così che funziona per loro il “sistema pensionistico”.
          Sono numeri e considerazioni logiche… le cose stanno così.

        • No Andrea, perchè quel sistema che dici tu genera distorsioni anche in senso opposto, ovvero gente che prende meno di quanto ha versato di contributi. Proprio perchè non è affatto detto che uno abbia avuto una carriera lineare il cui culmine è l’ultimo anno di contribuzione. Mio padre è un esempio in tal senso e ce ne sono tanti. Quindi se vogliamo ragionare della stortura del sistema ci sto; ma non gli si può attribuire una passività assoluta, come se tutti fossero stati avvantaggiati. E’ semplicemente falso.
          Tieni conto che, purtroppo, i pensionati tendono ad andarsene. Già da 15 anni c’è stata una forte stretta sulle pensioni e un passaggio graduale al sistema contributivo. Le storture di cui parli appartengono in grandissima parte al passato e per quanto odiose sono oggi insignificanti in termini numerici. Le vacche grasse per i pensionati sono finiti da un pezzo.

          • Pier Paolo Flammini scrive:

            Visto che stiamo parlando di padri, mio padre è un esempio di distorsione al ribasso, ha lavorato per 30 anni con una agenzia marittima con sede in Svizzera e non si poteva lamentare, negli ultimi 6-7 a San Benedetto… Ma è chiaro che è stata una legge ingiusta che però ha aiutato la maggioranza dei lavoratori della sua età

          • Gundam scrive:

            Ci sono tantissimi emigrati che sono rientrati lo scorso decennio in Italia, hanno lavorato (come dice Pier) 6 o 7 anni pagando i contributi…e con 6 o 7 anni di contributi si sono guadagnati la pensione!
            Ma è giusto?
            Ma stiamo scherzando? Le mie tasse mantengono anche quelle persone!

            Daniele,
            il caso a cui ti riferisci è un’eccezione di un’epoca in cui si godeva ancora del posto fisso (con salario crescente).

      • francesco80 scrive:

        Perche quelli che sono andati in pensione con 15 anni 6 mesi e un giorno di lavoro (riscattando magari la laurea chi se lo poteva permettere) ne vogliamo parlare.
        Gente che a 40 anni portava a spasso il cane perche ”la legge me lo permette”.

  5. Marco Del Prete scrive:

    Ma la vogliamo smettere di attaccare sempre i lavoratori dipendenti.
    Il Fondo Inps per i lavoratori dipendenti è in attivo quindi tale fondo non dà nessun problema alle finanze e ai conti pubblici.
    Il problema del bilancio INPS, se vogliamo essere puntigliosi, potrebbe essere ricercato nell’imposta solidarietà che determina il trasferimento dei contributi dei lavoratori dipendenti ai lavoratori autonomi e ai dirigenti d’azienda, categorie queste che pagano in termini percentuali molto meno contributi dei lavoratori dipendenti. Non a caso il fondo relativo ai dirigenti d’azienda e in forte passività.

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