Università, Gaspari: “Sedi distaccate ottima idea, ma il Ministero ci aiuti”
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15 maggio, 8:08
Il sindaco preoccupato: “Viviamo senza sapere fino a quanto potremo tenerle aperte”. Il Rettore di Camerino entusiasta di San Benedetto: “Qui polo nazionale nel settore costiero-marino”
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Soddisfazione e preoccupazione. Sono i sentimenti che emergono alla presentazione dell’offerta formativa universitaria del Piceno per l’anno accademico 2011-2012. “Spostare a San Benedetto le sedi di alcune facoltà marchigiane fu una scelta intelligente”, dichiara orgoglioso il sindaco Gaspari. “Tuttavia prevede uno sforzo economico enorme. Non sappiamo fino a quando riusciremo ad andare avanti. In questo senso serve uno sforzo anche da parte del ministro e del Ministero. Attualmente viviamo senza sapere fino a quando si potrà tenere aperta una sede distaccata. La programmazione, al contrario, andrebbe fatta su dati certi”.
Uno sfogo condiviso dall’assessore all’Istruzione, Margherita Sorge, pronunciato dinanzi al neo-Rettore dell’Università di Camerino Flavio Corradini, il più giovane nel nostro Paese: “La vostra città può diventare un polo nazionale ed internazionale, soprattutto per quel che riguarda il settore agro-ittico alimentare. Nell’ambito costiero-marino l’UniCam si sviluppa sul vostro territorio ed è giusto così”.
Poi l’immancabile snocciolamento dei dati, a dir poco positivi per quel che riguarda le Marche. Secondo una ricerca del “Sole 24 ore” pubblicata il 18 luglio infatti, l’Università Politecnica si piazzerebbe all’undicesimo posto in Italia, con quella di Camerino al ventitreesimo, in netta salita rispetto agli anni precedenti. Una classifica dettata da indicatori tra cui la ricerca, il tasso dei laureati nei tempi di legge, l’occupabilità e l’attenzione sull’attrattività, che vede mega-strutture come quelle di Torino, Milano e Roma inseguire. “Ad un anno dalla laurea in Biologia della Nutrizione, il 55% degli studenti è già occupato – prosegue Corradini – ed il 23% di iscrive alla Specialistica. E’ un aspetto incredibile, che mi affascina. Ripeto, in sei anni questo posto può trasformarsi in un punto strategico. Avete tutto quello che serve”.
Musica per le orecchie dell’amministrazione rivierasca che ricorda come mille giovani che giungono in città non siano pochi, soprattutto in funzione di un processo di destagionalizzazione che deve attivarsi una volta per tutte. “Qui le tasse universitarie sono di molto più basse rispetto ad altri atenei”, afferma la Sorge. “Gli insegnamenti sono di tutto rispetto e non hanno nulla da invidiare. Il beneficio finale è assolutamente vantaggioso”.

Non ha senso alcuno avere sedi distaccate di varie Università marchigiane!( Utili solo per avere un numero… e tasse)
Se si ha la voglia e capacità di dare una formazione superiore locale,si crei l’”UNIVERISITA’ DEL PICENO” con gestione pubblico-privata!
Semplice ed anche banale, fuori da accordi politici che con il sapere nulla hanno a che fare..ma i cittadini lo capiranno? Mah???
La dichiarazione di Gaspari è sintomatica di una persona totalmente estranea al mondo universitario. Scelta intelligente per quale motivo? Che ritorno ha avuto il comune dagli sforzi economici fatti in questi anni? Inoltre è da ricordare che il decentramento delle sede universitarie va contro ogni logica di efficienza economica che prevede il consolidamento e non la proliferazioni di appendici soltanto perchè a farsi capo delle voci di costo non è l’università ma i comuni che le ospitano. Le università traggono il vantaggio di raggiungere un numero maggiore d’iscritti (più soldi) senza pensare alla qualità (l’università di massa non è di qualità) ed i comuni pagano…
Ma dunque non sarebbe più efficiente pagare delle borse di studio per studenti veramente meritevoli??? Sarebbe un bell’incentivo per gli studenti a studiare ed impegnarsi.
Potremmo formare i giovani nelle migliori università italiane con un miglioramento del capitale umano non indifferente….
caro alessandro, io ho provato anche a fare una campagna elettorale dicendo queste cose, ho trovato gente che non sapeva neanche che e’ il comune a sborsare centinaia di migliaia di euro. voglio pero’ contraddirti sul ritorno avuto: infatti, ancora oggi una signora mi si lamentava perche’ la figlia con 2 lauree non lavorasse. purtroppo e’ ancora forte il concetto che e’ la laurea o addirittura il numero di lauree a fare la differenza e non la qualita’ della didattica, l’esperienza nel corso degli studi, il completamento della specialistica ed il percorso post-laurea che possono dare vera formazione. e magari con quei soldi potremmo veramente pagare borse dif studio e perche’ no incentivare qualche buona idea imprenditoriale di qualche ragazzo qualificato……..
insomma un risultato c’e’ stato: far credere a tutti che una mini laurea fosse cosa facile ed a portata di mano, creando ancora piu’ scoramento e depressione quando uscendo come -laureati- questi ragazzi non trovano posti di lavoro…….
e noi ancora chiediamo aiuto al ministro o al ministero……..
Purtroppo moltis ono vittima di un retaggio culturale del passato secondo il quale la laurea sarebbe un fattore distintivo nel mercato del lavoro. Ma ad oggi, dove tutti hanno il pezzo di carta, questo fattore non vale più nulla, proprio perchè non è più distintivo. Poi per la mentalità italiana è profondamente politically uncorrect dire che un’università è meglio di un’altra, figurarsi entrare nel merito delle esperienze e della didattica.
Poi io continuo a non capire chi dice che l’Italia abbia bisogno di altri laureati se già quelli che ci sono vengono sotto-impiegato o addirittura rimangono disoccupati.
Fin quando la laurea avra’ un valore legale sara’ ancora cosi’. Sintomatica e’ la proposta di Peter Thiel (co-fondatore di Paypal e Facebook) di dare 100.000$ a chi abbandona l’universita’ per lanciarsi nel mondo degli affari.
Scusate se sono andato fuori discorso, ma mi sembrava giusto argomentare anche questo lato del problema universitario che, piu’ che locale, e’ nazionale. Per fortuna non siamo gli unici a discutere di una “bolla speculativa” dell’educazione ( http://washingtonexaminer.com/politics/2011/07/will-college-bubble-burst-public-subisidies ).
Il comune, piuttosto che sprecare i soldi dei contribuenti locali e addirittura chiedere l’aiuto di quelli nazionali, farebbe bene a disinvestire il prima possibile.
Totalmente d’accordo con i precedenti commenti!
La mia opinione e’ che l’utilita’ di una sede distaccata per il comune si possa valutare in attrattivita’ ed efficienza. L’attrattivita’ si puo’ misurare con il numero di studenti fuorisede: piu’ ce ne sono piu’ aumenta l’export di servizi e quindi il prodotto lordo locale. L’efficienza si potrebbe misurare in numero di pubblicazioni prodotte nella specifica sede: un’ universita’ prestigiosa aumenta la fama della citta’ e quindi il suo appeal in tutti i settori che vanno dall’industria ai servizi. Nel caso delle sedi distaccate di San Benedetto, mi pare che entrambi i fattori non siano cosi’ rilevanti rispetto agli investimenti effettuati. Le mie affermazioni sono piuttosto deboli perche’ non ho le statistiche, spero vivamente mi possiate smentire.
Per quanto riguarda l’investimento in capitale umano, con gli stessi costi di mantenimento delle sede universitarie si potrebbero finanziare gli studi a studenti meritevoli in universita’ italiane e straniere, con il vincolo di trovare lavoro nella provincia di residenza a 3-5 anni dal conseguimento della laurea (la formazione professionale e’ importante ugualmente). Nel caso il beneficiario non volesse tornare a “casa”, dovra’ ripagare il suo debito all’ente. Si incentiverebbero gli studenti a cercare la miglior preparazione possibile, mentre per gli enti si avrebbe o un investimento in capitale umano riuscito (maggior preparazione, maggior reddito, maggiore ritorno fiscale) o un rimborso della spesa da reinvestire ancora in borse di studio e innovazione.
Indicatori assolutamente corretti, chiediamo al Sindaco se può pubblicarli, così potremmo capire se l’Università è un investimento o un costo…
Sugli investimenti nel capitale umano la tua considerazione sarebbe auspicabile purtroppo il territorio non può offrire queste garanzie…
Egregi amici,
mi trovate d’accordo con tutti i Vs. commenti. Una Univesrità distaccata non fa altro che immettere laureati di serie B.
Se non si eliminano le protezioni delle caste “family” (test di medicina superati da figli di medici, esami per procuratori “facilitati” per i figli di avvocati, concorsi per magistrati ecc. ecc.) e non si arriva ai riconoscimenti meritocratici, anche i ragazzi talentuosi che studieranno in università storiche non troveranno con facilità occupazione…specie poi nel nostro territorio che è povero di opportunità di livello.
Poi mi chiedo ma perchè studiare fino a 30 anni quando ci sono occupazioni ad alto reddito? Basta conoscere il politico giusto. Riporto integralmente quanto ho letto sul “precario di Montencitorio”: “I 9 barbieri che lavorano nella barberia di Montecitorio, guadagnando 11mila euro al mese. Come mai parlano tutti lo stesso accento? E come mai è lo stesso accento dell’allora presidente della camera che li assunse?”.
Altro che Luiss, Bocconi, ecc.ecc.