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Oculistica, la Cgil attacca: “E’ eccellente ma non può operare”

Il sindacato denuncia la riduzione del servizio negli ospedali di Ascoli e San Benedetto. “A chi dà fastidio questo reparto medico che ha invertito il trend negativo di questo sistema sanitario pubblico?”

di: 26 dicembre 2010 @14:31

ASCOLI PICENO – Proteste da parte della sezione Funzione Pubblica della Cgil per la gestione delle attività operatorie nelle zone 12 e 13 e cioè negli ospedali di Ascoli San Benedetto.

La riduzione delle attività ha creato una sorta di intasamento delle domande e di impossibilità a soddisfare le esigenze dei cittadini che, secondo il sindacato, sembra rispondere ad una volontà di favorire la sanità privata.

“Da oltre un mese – scrive il segretario provinciale Francesco Neroni - le attività operatorie dei due ospedali sono ridotte, o pressoché sospese, senza che le Direzioni di zona intervengano concretamente. Mentre in Ascoli la riduzione drastica dell’attività chirurgica ha fatto esplodere il numero degli interventi d’urgenza e in libera professione, a San Benedetto registriamo che alcune specialità sono costrette a programmare sedute pesantissime o a rinviare interventi, con i ringraziamenti delle strutture private“.

In particolare a soffrire maggiormente questa situazione è il reaprto di Oculistica, “che avendo in programma numerosi interventi da eseguire, si è vista decurtare, dalla Direzione sanitaria, il numero già esiguo di sedute operatorie assegnate”.

“Va precisato – spiega ancora Neroni – che questa specialità, nell’ultimo anno, ha registrato un incremento straordinario di attività, effettuando circa 1.500 prestazioni ambulatoriali mensili, ed oltre 1.000 interventi chirurgici“.

A chi da fastidio questa specialità che ha invertito di fatto il trend negativo che da sempre contraddistingueva l’ospedale di San Benedetto del Tronto?- si domanda il sindacalista, che conclude: ” La FP CGIL, nel sostenere con convinzione tutti i servizi pubblici di qualità, non permetterà che una politica sciagurata permetta la privatizzazione dei servizi costringendo i cittadini a pagarli di tasca propria”.

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