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Massignano: qui potrebbe sorgere un impianto fotovoltaico
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Abbiamo visionato i quattro permessi a costruire rilasciati dal Comune di Massignano lo scorso 16 luglio: sorgeranno così impianti fotovoltaici per 3.672,90 kw sulle colline
DA RIVIERA OGGI IN EDICOLA
MASSIGNANO – Sono quattro i contestati “permessi a costruire” rilasciati dal Comune di Massignano lo scorso 16 luglio per la realizzazione di altrettanti impianti con pannelli fotovoltaici nelle campagne massignanesi (il punto in cui dovrebbero sorgere è quello indicato nella fotografia).
Contestati dalla minoranza consiliare e da Rifondazione Comunista provinciale, tanto che il consigliere comunale Marco Del Prete, assieme ai colleghi della Provincia Gabriele Illuminati e Massimo Rossi, ha denunciato il sindaco Mecozzi. Delle vicende penali se ne occuperà la magistratura ma dopo che – con qualche sofferenza – siamo riusciti ad ottenere i quattro permessi a costruire, possiamo ricostruire con qualche certezza quel che si evince dai documenti.
1) LA POTENZA Tre impianti (“Hibiscus”, “Fresia” e “Cardo”) hanno una potenza di 999,90 kw, l’ultimo, (“Girasole”) di 673,20 kw, per un totale di 3.672,90 kw.
2) LA DIMENSIONE Secondo la minoranza, come scritto sul loro blog, l’estensione occupata equivarrebbe a circa 7 ettari, l’equivalente di dodici campi da calcio. Non avendo ancora avuto accesso agli allegati ai “permessi a costruire”, non abbiamo quindi la possibilità di stabilire con certezza questo aspetto.
3) I TEMPI La domanda per il rilascio del permesso di costruire è stata presentata al protocollo del Comune di Massignano il 21 giugno 2010 per tre impianti, mentre per l’impianto “Hibiscus” è stata presentata il 25 giugno. Il 16 luglio è stato presentato il permesso di costruire: oggettivamente il tempo è stato poco, ma questo non costituirebbe un reato quanto un dato di efficienza. A meno che in situazioni analoghe i tempi di risposta siano stati notevolmente diversi.
4) LA PROVINCIA Il punto è che proprio il 16 luglio il Consiglio Provinciale approvava un regolamento per limitare la proliferazione del “Fotovoltaico Selvaggio”: la potenza massima per impianti a terra è da allora di 50 kw. Quindi Massignano ha consentito di costruire impianti ben maggiori, e proprio all’ultimo secondo utile. Prima di tornare in Comune, la pratica è passata in Provincia, dove ha ottenuto “il Nulla Osta espresso dal Servizio Edilizia Scolastica-Patrimonio-Genio Civile-Erp” il 12 luglio, per poi tornare al protocollo di Massignano il 16 luglio e ottenere, qui, il permesso a costruire. Il “Nulla Osta”, spiega però Del Prete, sarebbe relativo ad un permesso per “movimento terra”. Della questione del fotovoltaico, dice, “deve essere investito l’Ufficio Urbanistica”.
5) I PROPRIETARI DEI TERRENI Sono quattro e attualmente risiedono tutti a Cupra Marittima.

Non credevo che risiedere a cupramarittima fosse considerato un reato,”COMPLIMENTI DEL PRETE”
Per Povero-Me
Rimango come sempre sbalordito dei suoi commenti.
In primo luogo non ho mai detto che risiedere a Cuprarittima fosse un reato, nel caso specifico, il giornalista non ha fatto altro che riportare i dai contenuti nei permessi a costruire.
Rimango come sempre sbalordito Marco Del Prete che ha denunciato il sindaco Mecozzi.
Puglia: la corsa all’oro delle energie rinnovabili. L’assessore Barbanente: “così non va”.
L’energia non si crea e non si distrugge. Ma l’energia può distruggere. L’attualità ci costringe ad aggiungere un altro enunciato al principio di Lavoisier. L’energia può distruggere l’ambiente, il paesaggio, la legalità. E non stiamo parlando dell’energia “cattiva” per eccellenza, del nucleare, ma di quella “buona”, verde, ecologica: dell’eolico, del fotovoltaico, delle biomasse. Lo si capisce guardando le colline sventrate dai parchi eolici nella Daunia, in Provincia di Foggia, oppure difronte al progetto di un impianto fotovoltaico “sperimentale” di 26 ettari a Cutrofiano, nel leccese, su un’area ad alto valore naturalistico e paesaggistico e ad alto rischio idrogeologico. Nomi di posti sconosciuti, in cui il “caso Italia” si dispiega senza difficoltà. Sabato scorso a Melpignano si è cominciato a parlare di tutto questo con il convegno “Energia a perdere” organizzato dall’associazione radicale Save Salento. Si è cominciato a tirare le fila di un discorso troppo ingarbugliato: energia verde, imprenditori neri, amministrazioni comunali invischiate, leggi e regolamenti regionali confusi arrivati troppo tardi. Tassello dopo tassello si cerca di capire perchè anche l’energia verde in Italia stia diventando qualcosa di torbido.
“Il piano regionale paesaggistico approvato in forma di schema che fortemente prevedeva la limitazione dell’eolico e del fotovoltaico in terreni agricoli è stato non solo attaccato, ma deriso a marzo da Confindustria. Quindi ci muoviamo su un terreno minato. Un terreno che continua ad essere minato: noi abbiamo difronte una politica energetica statale che continua ad incentivare in maniera sproporzionata, le energie rinnovabili ovunque esse siano localizzate”. A parlare così è Angela Barbanente, assessore regionale pugliese al Territorio. ”Vanno sempre valutati i costi e i benefici sociali degli interventi. Questo è un territorio fragile dal punto di vista paesaggistico, che non regge l’impatto del grande intervento, sia esso capannone industriale sia esso fotovoltaico o eolico. Basterebbe fare una valutazione costi-benefici sociali per rendersi conto che la politica energetica in materia di rinnovabili non va(lasciamo perdere il nucleare, che rischia di essere inserito nel dibattito pubblico anche in relazione al fallimento della politica energetica delle rinnovabili)”. Parole lontane dalla retorica trionfalistica di Nichi Vendola sull’eolico in Puglia. “Occorre un sistema di incentivi che, valutando anche le competenze economiche, gradui in modo adeguato il fotovoltaico o anche l’eolico in zona produttiva rispetto al fotovoltaico o all’eolico su terreno agricolo, altrimenti noi ci troveremo sempre a dover combattere una battaglia che è culturale, soprattutto. Siamo in un contesto in cui la convenienza economica è l’unico criterio che incide largamente sulla costruzione delle politiche e sui loro effetti reali. Se noi non facciamo una battaglia per mettere in discussione il sistema delle incentivazioni alle energie rinnovabili in questo paese, io ho paura che continueremo a fare delle nobili battaglie, ma sempre a rischio di fallimento. Io non nascondo che la Regione Puglia si è trovata in difficoltà su questo tema. Si è trovata in difficoltà per aver approvato una moratoria sull’eolico nel 2005 che ha avuto un effetto perverso: siamo stati assaliti da una valanga di pratiche presentate nel timore che le norme più restrittive entrassero in vigore per impedire determinate operazioni in futuro”.
20-20-20 gli obiettivi del protocollo di Kyoto prevedono oltre all’incremento delle energie rinnovabili, la riduzione delle emissioni degli inquinanti e il risparmio energetico. Di questi ultimi due punti non si parla, basti pensare che la Regione Puglia può vantare di avere sul suo territorio L’Ilva, l’azienda che produce l’8% dell’inquinamento dell’aria di tutta Europa (dati dell’Ue), che non solo non viene riportata entro i limiti della legalità, ma che addirittura può beneficiare di provvedimenti speciali che propopgano continuamente la data di riduzione delle emissioni (vedi Decreto Salva-Ilva).
Dice la stessa Assessore Barbanente: “Abbiamo una politica energetica in cui il tema del risparmio energetico è totalmente non declinato, ignorato, al più rinchiuso nelle stanze di qualche convegno per addetti ai lavori. E’ invece il tema centrale, che è anche cambiamento degli stili di vita. Del modo di produrre e di consumare nel nostro Paese. Ma oggi il risparmio energetico non è adeguatamente incentivato. Il governo nazionale dovrebbe approvare il programma energetico “Burden sharing” che dovrebbe portare al 20% il livello di energie rinnovabili. La Puglia è al 7% di produzione di energia rinnovabile. Era allo 0,5% nel 2005 quando ci siamo insediati. Il che significa che noi dovremmo incrementare la quota di rinnovabili del 13%. Questo mi preoccupa e mi allarma moltissimo. Se noi dobbiamo ancora realizzare il 13% delle energie rinnovabili, nell’attuale sistema di incentivi, l’idea che è alla base del piano paesaggistico regionale, ossia dello spostamento delle energie rinnovabili dai terreni agricoli ai tetti delle case, ai tetti dei capannoni, dalle rinnovabili a terra alle rinnovabili integrate, dai grandi impianti ai piccoli impianti diffusi, non sarà facile conseguirlo”.
Le linee-guida del Governo sulle rinnovabili sono state pubblicate solo lo scorso 18 settembre, con quasi otto anni di ritardo. “Sono dovuti passare 7 anni (dunque ben 2 Governi Berlusconi, intervallati da 1 Governo Prodi) per arrivare all’adozione delle linee guida sulle rinnovabili e poi ulteriori 2 mesi e mezzo dalla loro approvazione in conferenza Stato-Regione per vederne la pubblicazione- dice nel suo intervento al convegno la deputata radicale Elisabetta Zamparutti. “I tempi di reazione della partitocrazia italiana sono tali da dimostrare la volontà di lasciare le mani libere alla componente industriale interessata al business delle rinnovabili e il totale disinteresse per uno sviluppo dinamico e sostenibile del Paese”. Per la Zamparutti: “Solo ora le Regioni sono nelle condizioni di poter legittimamente adottare i provvedimenti in materia di autorizzazioni di impianti da fonti rinnovabili, in una situazione però che ignora quanto già realizzato e pareri o autorizzazioni ambientali già rilasciate in questi 7 anni (per il solo eolico ammontano a oltre 11.000 MW).”
Sempre così!! No alle centrali, più energia alternativa! E vabbene, facciamo impianti alternativi.
Poi quando si devono fare questi impianti alternativi, pali, paletti e palettini per fermarli!!
Oh, ma quand’è che diventerete coerenti!! Campa cavallo che l’erba cresce!
ha ragione sfrinca, ‘sti impianti facciamoli più grandi, più belli e , già che ci siamo , perchè non in un posto più semplice che al momento non ha veti espliciti (neppure nella delibera della provincia): la spiaggia di sammenedette! E guai se quelli degli chalet o che li frequentano (sfrinca compreso) parlano! Questa sì che sarebbe allora la coerenza
@sfrinca: non ci vuole un genio ma solo buon senso per capire che i pannelli solari non vanno messi sopra i terreni ma sulle coperture.
Ma è sempre la stessa cosa, sempre chiacchiere e poi quando c’è da passare all’azione arrivate a fare tutti i distingui possibili e immaginabili!
Arriva quella che fa l’ironica dicendo di fare i pannelli sulla spiaggia e l’altro che i pannelli si mettono solo sulle coperture!
Qual è il costo per fare tanti impianti singoli sulle coperture della stessa dimensione di quelli progettati? Sempre gli alfieri delle utopie!
Ricordo anche anni fa che nel maceratese volevano mettere delle pale eoliche: bocciate, per i verdi deturpavano il paesaggio!
Voi parlate, parlate… ma questi signori fanno gli affari loro. Ma quale “energia alternativa” , qui si pensa solo agli interessi di pochi!!
http://www.fainotizia.it/2010/10/27/e-ancora-verde-questa-energia