Meglio l’assenteismo o il voto superficiale?
Con un dubbio amletico una grande tornata elettorale è alle porte, difficile fare previsioni ma l’assenteismo e il voto dato con superficialità la farà da padrone
DA RIVIERA OGGI IN EDICOLA N. 815
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le consultazioni elettorali per Regioni, Provincie e Comuni sono alle porte e stavolta i risultati sono poco prevedibili rispetto alle ultime volte. Probabilmente vincerà l’assenteismo.
Più che un’aria buona per un partito o per un altro c’è una grande confusione su “chi ha ragione”. Perché, da tantissimi anni ormai non vince più chi ha presentato i programmi migliori (anche se poi quasi mai rispettati) ma chi, secondo l’elettore, tra Berlusconi, Bersani, Di Pietro, Casini ecc. ha ragione o torto su problematiche assolutamente estranee alla vera politica.
Una confusione che, secondo me, a livello nazionale fa gioco a tutti perchè c’è una grande incapacità di progettazione legata ai motivi per cui oggi si decide di darsi alla politica.
Un dato di fatto che mi porta a dar ragione al premier Berlusconi, il quale vorrebbe impedire che nel periodo elettorale (veramente, se fosse per lui, le eliminirebbe per sempre) si facessero trasmissioni televisive che puntualmente vanno a finire nel tutti contro tutti: il tema principale è spesso la demonizzazione dell’avversario politico nella speranza che l’“attacco” indirizzi il voto verso se stessi. Di politica quasi nulla.
Santoro e gli altri forse non c’entrano anche se dovrebbero invitare i propri ospiti ad essere più propositivi. Perché non lo fanno? Per l’audience? Forse. Non sono così poco intelligenti da non capire che la gente vuole proposte e non cagnara tra chi, tra l’altro, si arroga il diritto di essere scelto dal popolo che, invece, ha semplicemente deciso quanti degli uomini scelti dai partiti debbano essere eletti. Una bella presa in giro.
Tornando alla censura temporanea alle “litigate” che potrebbe anche essere giusta per i motivi che ho prima esposto, appare evidente che i fini di Berlusconi sono meno nobili di quelli che potrebbero sembrare: a lui dà particolarmente fastidio che si parli di quello che fa o ha fatto mentre vorrebbe che tutti accettassero quello che lui dice. Un po’ come quel detto che recita: fa quel che il prete dice e non quel che il prete fa.
Sull’attuale presidente del governo mi viene da dire che tutto quello che si dice su di lui non può essere falso, né sono propenso a credere ad un complotto dei giudici. Anche se, vedi il calcio, nessuno fino a quattro anni fa credeva ad un complotto arbitrale poi, invece, i fatti hanno dimostrato che c’erano.
Leggevo stamattina il titolo de Il Giornale nel quale si invocano intercettazioni pericolose anche per i giudici. E perché no? Non credo però che non escono fuori perché gli stessi giudici non le autorizzano. Magari ci stanno più attenti perché sono convinto che “pecore nere” esistono anche lì. Sarebbe strano il contrario.
La mia analisi, giusta o sbagliata che sia, mi porta ad una conclusione tale che sarei pronto a scommettere qualsiasi cifra sul risultato delle prossime elezioni: vincerà il partito dell’assenteismo; in Francia ha, in elezioni similari alle nostre, toccato ieri vertici storici (50%). Così sarà nel week end del 27-28 marzo anche in Italia.
E’ la conseguenza della gran confusione che regna nei Partiti ma anche, e forse di più, della mancanza di fiducia verso l’attuale classe politica. I motivi sono talmente tanti che non serve più elencarli.
In molti dicono e diranno che non votare equivale a dare forza, e non il contrario, agli attuali rappresentanti della nostra politica. Quindi è sbagliato. Io, invece, dico che è più sbagliato votare male o meglio in maniera inconsapevole e, peggio ancora, per scelte legate a futuri interessi personali e non a quelli comunitari, come nella logica purtroppo di buona parte di coloro che decidono di andare alle urne.
Resta il grande dilemma di come modificare l’attuale andazzo. Credo che la soluzione, prima che da sommosse popolari ormai fortunatamente da escludere per un popolo maturo come quello italiano, arriverà da internet ma forse è ancora troppo presto.
Per abbreviare i tempi, il mio consiglio è quello di non votare con superficialità ma in modo più mirato possibile, tenendo presente che il bene comune è sempre il modo migliore per migliorare il proprio stato personale che spesso (se lo si aspetta da un politico) si rivela effimero ed inutile. Mi spiego meglio: non credete al candidato che vi dice: dammi il voto che dopo ci penso io per te, per tuo figlio eccetera, eccetera. Il candidato che vi parla così pensa esclusivamente a se stesso e a nessun altro.
Se non si sa chi votare, meglio non andare alle urne. Se non altro per un motivo molto semplice, il voto mirato e quello “incosciente” hanno lo stesso identico peso. Quello non dato potrebbe invece diventare un segnale utile e importante, come sta succedendo in Francia dopo che soltanto la metà degli elettori è andato a votare. Senza contare le schede nulle e bianche che fanno in ogni caso volume sul tema del democratico dissenso.


Io invece credo che il non voto sia un segno rinunciatario da smitizzare. Vestirlo di protesta serve a molto poco, per la classe politica – che ci piaccia o no – che voti il 50, il 70 o il 30% dei cittadini non fa alcuna differenza.
L’articolo è pieno di spunti interessanti, faccio qualche considerazione scevra, naturalmente, dalle argomentazioni della campagna elettorale.
Ad esempio, io credo che un parte del giornalismo definibile “di sinistra”, o meglio “antiberlusconiano”, i vari santoro e compagnia, ad esempio, scontano i limiti culturali della loro area di riferimento. In qualche modo questa area ritiene che basti praticare una informazione di denuncia per rendere edotto il popolo e, sempre dal punto di vista dei sinistrosi, “aprirgli gli occhi” (come se ogni singolo italiano non sappia di tutti i guai giudiziari del premier). Credo che sia un errore molto grave, ma appunto la responsabilità non è in capo al mondo giornalistico, ma all’intera area di riferimento che ne sostiene questo comportamento, che va dai più alti dirigenti fino all’ultimo elettore.
L’altro errore che mi pare grave, sempre per rimanere alla mia area politica – giacchè quella mi sta molto più a cuore, naturalmente – è il continuare a nascondersi dietro la legge elettorale. Stavolta ce n’è una che permette di dare delle preferenze chiare; se le persone, come sostiene il direttore e come io temo, non si recheranno alle urne, non si potrà continuare con la storia del porcellum. Occorrerebbe, piuttosto, una assunzione di responsabilità collettiva; ciascuno di noi dovrebbe sentire non solo la voglia, ma anche il dovere di impegnarsi in prima persona, con i mezzi che ritiene opportuni, per il benessere della collettività. Anche sbagliando, ma spendendosi e accumulando esperienza. Solo così si cresce. Temo che non accadrà.
E quindi vengo al suo consiglio. Sinceramente mi pare un pò ingenuo. Davvero pensa di poter convincere qualcuno disposto a svendere il proprio voto per un posto di lavoro, per un favore all’urbanistica, per un asfalto sotto casa? Temo che chi ha questa idea di politica (“a me che me ne frega della politica? Io magno lo stesso”, mi ha detto un conoscente qualche settimana fa) non legga neppure il suo giornale.
Concludo con una nota amara: caro direttore, io purtroppo questo sol dell’avvenire all’orizzonte non lo vedo proprio. E internet, di per sè, non cambia nulla, se gli articoli più letti di corriere.it in questo momento, mentre si parla di importanti inchieste, risvolti costituzionali, libertà d’informazione, tensione in medio oriente, sono i seguenti:
Al quarto posto, l’aggressione per scambio di persona al figlio di Alemanno. Al terzo, lo stupro del guru Maya. Al secondo, la rissa tra De Magistris e Bondi. Al primo, la morte di PingPing, l’uomo più piccolo del mondo.
Ecco, mi pare che sia una bella metafora del livello della nostra italia con la i piccola: non della nostra classe dirigente, direttore, di noi. Di tutti noi.
IL DIRETTORE RISPONDE
Caro Primavera,
su due punti devo darti giustamente chiarimenti: io credo che stavolta l’assenteismo non possa essere considerato un voto di protesta nei confronti di chi comanda (ad esempio penso a chi votava a suo tempo Msi). Non si può,infatti, più chiamare voto di protesta ad un uno o più partiti che sono al potere bensì al quadro generale dei candidati. Naturalmente con le dovute eccezioni. Eccezioni che non fanno riferimento ad un partito ma a uomini (o donne) validi che sono in tutti partiti; candidati, guarda caso, che sono “malvisti” all’interno degli stessi loro partiti perché ritenuti pericolosi in quanto portatori di un modello… poco remunerativo e poco clientelare. Insomma quel detto “Voglio cambiare le cose da dentro” oggi purtroppo non è più valido perchè il “dentro” è tuttora troppo forte. Sarò pessimista ma le mie convinzioni sono queste. L’altro punto riguarda le preferenze che, è vero, nelle Marche adesso c’è la possibilità di scegliersi il candidato. La presa in giro è che l’elenco dei candidati scaturisce da un sistema partitico malato (sempre con le dovute eccezioni), per cui la scelta è comunque limitata. Ci vogliono primarie. Ma per farle seriamente ed in modo ultra trasparente è indispensabile ricorrere ad internet, qui mezzo cioè dove tutti possono accedere e valutare con attenzione i candidati che sul web hanno indicato il proprio c.v. e le proprie intenzioni certificate da risultati e tempi di adempimento, pena le dimissioni. Per il resto mi sembra che la pensiamo allo stesso modo.
Alla tua domanda: «Davvero pensa di poter convincere qualcuno disposto a svendere il proprio voto per un posto di lavoro, per un favore all’urbanistica, per un asfalto sotto casa? », rispondo un sì molto più convinto delle altre mie considerazioni.
Grazie
Sono convinto che un sistema bipolare garantisca una maggiore governabilità rispetto ad un sistema disordinato come quello italiano della prima Repubblica. Un sistema bipolare richiede una certa maturità politica, perché ogni divergenza va prima ricomposta all'interno del partito e poi proposta come linea politica, senza per questo causare fughe dal partito.
Il sistema politico italliano non è ancora maturo per il bipolarismo. Spuntano piccoli gruppi di cittadini che si coagulano intorno a un politico di riferimento, e sfruttano un singolo tema come proposta politica universale. Ovviamente è molto superficiale votare quei partiti.
Credo fortemente che la magistratura sia politicizzata (da destra e sinistra, sono tutti uomini) e che alcune trasmissioni TV siano tutto, tranne che obiettive. Ma il Berlusca non dovrebbe preoccuparsene. Ha vinto varie volte, nonostante il fango spalato da Santoro, e nonostante le inchieste (le ultime davvero demenziali) puntualmente rese pubbliche dalle procure alla vigilia delle elezioni. Purtroppo il Berlusca non riesce ad essere indifferente a quegli attacchi, e risponde in maniera violenta.
Dall'altra parte la sinistra è inesistente. E' morta e sepolta. Se Veltroni e Franceschini avevano scavato la fossa al PD, Bersani, dopo l'abbraccio con Di Pietro, ha gettato dentro il morto.
Insomma, sia il PDL che il PD hanno perso fascino agli occhi dei moderati, per questo resta solo il partito di Casini, che sarà il vero vincitore delle prossime elezioni. Ovviamente non avrà il mio voto.
Io mi chiedo, se non voto non va bene, se voto superficiale sbaglio, ma un elettore che voglia dimostrare che i candidati non valgono, sono sempre gli stessi e via discorrendo, per protestare che deve fare? Purtroppo e che il politico oggi se la accomoda come gli pare, perché se io dovessi fare un comizio, come si diceva ai miei tempi, e la piazza risultasse deserta o giù di li, sarebbe un segnale che io non sono ben accetto, quindi se non prendo i consensi devo andare a casa, a lavorare.
Oppure ditemi come posso esprimere il mio dissenso a queste elezioni regionali.
Andare a votare per chi? Per chi non conosci o se lo hai conosciuto poi quando ti è servito è scappato?
Andare a votare per chi? Per chi dopo aver governato per anni non ha fatto mai nulla se non clientelismo all’interno del suo partito e dei suoi zerbini?
Andare a votare per chi? Per chi ritengo per interessi FORSE personali, dove ha potuto mettere mano ha fatto solo disastri?
Andare a votare per chi? Per chi sono sicuro non ti rappresenterà?
La scheda bianca credo che sia un segnale ben preciso rispetto all'assenteismo.
Poi le elezioni regionali per noi Marche Sporche non hanno senso, non ci hanno mai considerato e mai ci considereranno.
Come cita una scritta su un muro di sbt "IL VOTO AUMENTA LA CRISI"
Direttore,
purtroppo le primarie cambiano poco. Continuiamo a ragionare di forma e non di sostanza, e a nasconderci dietro un dito. Si guardi intorno: davvero conosce qualcuno “fuori dai partiti” che avrebbe voluto candidarsi alle regionali e che non ce l’ha fatta a farlo? A me pare che l’unico partito che, con tutti i suoi limiti, pratichi la strada delle primarie con frequenza (tanto che in quel modo elegge i suoi dirigenti) è il PD. E ha visto i candidati del PD? Senza nulla togliere alla loro esperienza, e senza entrare nel merito delle loro peraltro divergenti posizioni attuali, sono senza ombra di dubbio i più legati al passato, i più figli della partitocrazia. Come vede, i mezzi incidono, ma incidono fino a un certo punto; la storia la fanno gli uomini, non le procedure.
Lo ribadisco: finchè continueremo a incentrare la questione come una discussione tra chi sta dentro un partito e chi ne sta fuori, come se da una parte ci fossero i cattivi (con le dovute eccezioni) e dall’altra i buoni (sempre con le dovute eccezioni), non caveremo un ragno dal buco, e ognuno avrà un buon alibi per non fare nulla. Se il 10% di quelli che si dicono scontenti entrassero in un partito lo capovolgerebbero, tanto oggi i partiti sono strutture deboli e vuote. Ma è molto meglio per tutti, ahimè, dire che la partitocrazia crea una classe politica mediocre e lavarsene le mani…
IL DIRETTORE RISPONDE
Ti capisco ma io ho detto che le primarie così non servono, che internet potrà contribuire a renderle più efficienti e veritiere ma ancora non è ora (aggiungo: perché la rete non è seguita da almeno il 40% circa degli elettori), che in certi momenti penso anch’io che, da scontento, forse potrei fare di più all’interno di un partito (serio) che da giornalista. Credo però mi stritolerebbero subito o proverebbero a farlo: a te credo che stia succedendo anche questo visto che al potere hai un rappresentante del tuo partito mentre tu quello stesso potere lo critichi. Ho sempre sperato che nascesse qualcosa di nuovo, di pulito ma sono scoraggiato. In me prevale il pensiero che l’uomo è malato “dentro”. Se non guarisce, quelli come me (e credo come te) stanno perdendo tempo.
Carissimo Direttore , riprendo la sua nota per migliorarmi e cercare di capire..
oooo ! gli elettori non hanno capito o chi vorrebbe andarci a rappresentare ha capito tutto.
In queste settimane che ci hanno preceduto, ho assistito in continuazione , in contemporanea, a costanti duelli fra contendenti sambenedettesi che vorrebbero andare a dire solo la loro parola in Regione.
Mi vanto di essere da alcuni lustri un propugnatore della pratica del NON VOTO, non mi vergogno di dire che la liberazione intellettuale dal voto è una pratica liberale dell'Uomo del futuro.
Nelle democrazie più avanzate, oramai vota il 50% degli aventi diritto, ci sarà un motivo, bisogna indagare sui motivi.
Vorrei ricordare alle anime belle, in particolare della sinistra, anche la più radicale, che nei regimi totalitari comunisti votava il 99,9 degli aventi diritto, ed era la dimostrazione più bieca della dittatura. Il suffragio universale è un istituto da ripensare, in Italia, la corruzione ha raggiunto quote di PIL impressionante perchè
più del 50% del PIL è statale, unico paese al mondo, tra i paesi più avanzati.
Se questo statalismo di ritorno, prende sempre più piede nei settori vitali del paese, come la Sanità, l'Istruzione, il Welfare, le Infrastrutture è perchè la politica, la politica mafiosa e familista, ha potere di vita o di morte.
Il politico, la politica chiede consenso perchè in nome di essa poi potrà scempiare tutto e non essere perseguiti dalla legge, perchè essa stessa la politica, si erigerà a legge.
Dimenticare la pratica del VOTO è l'unica moratoria possibile per indurre i lestofanti alle corde…
Però se il cittadino è costretto a votare per lavorare, mangiare, vivere insomma, non ci sarà mai libertà….
Mi scusi direttore, ma non ho capito: chi è che nel mio partito è all’interno del potere che critico?
Se si riferisce all’assessore Capriotti, è fuori dal partito da un anno e più, non ha nè la tessera 2009 nè la 2010… non so più come dirlo… Capriotti, legittimamente, fa scelte sue (su nomina sindacale, non del partito nè da elezione) che non rispecchiano nè rifondazione nè tantomeno le mie posizioni. Non c’è contraddizione politica in un partito dal quale un uomo si allontana, anzi; c’è chiarezza e limpidezza. Diverso sarebbe stato se fosse rimasto nel partito, ma così non è.
Ad ogni modo non avrei problemi a criticare esponenti del mio partito, esattamente come sulla cassa di colmata ho attaccato la giunta regionale, della quale il mio partito faceva parte (oggi non più, fortunatamente per me). Mi pare quindi che quel potere lo abbia messo io, nel mio piccolo, in difficoltà, e non viceversa…
IL DIRETTORE RISPONDE
E se il tuo serio comportamento non ricevesse adeguati consensi elettorali? Mi auguro per te che ciò non accada, ma anche che, se dovesse accadere, qualcosa da rivedere ci sia. Magari lo facciamo insieme. Grazie.
penso prorpio che il direttore abbia ragione. molto meglio il non voto che un voto buttato. Per molti motivi ma principalmente per due:
- è l'unico modo di protestare ed è sicuramente più tangibile di un voto nullo o di una scheda bianca (se poi bianca rimane).
- tutti i voti contano alla stessa maniera e non è giusto che in maniera superficiale si vada a controbilanciare un voto dato con cognizione.
Non condivido l'intervento di Emidio, ma con particolare vigore non condivido che lo statalismo sia fonte di tutti i guai, di tutte le clientele, di tutte le corruttele. I paesi nordici (ma anche centroeuropei) sono di gran lunga più statalisti del nostro e non mi pare che questo comporti l'accettazione della deriva tangentizia e clientelare da parte del popolo come pratica inevitabile, come avviene in Italia. Il problema sono le teste, non i sistemi.
Oggi mi ha telefonato Silvio. La voce era su un nastro registrato, ma sempre lui era. Mi ha chiesto di andare a votare per tutti i banali motivi che potete intuire. Ha colto l’occasione per elencarmi le mirabilie fatte dal governo da lui presieduto esortandomi a confermargli la fiducia. Avrei voluto rispondergli che non c’era bisogno di telefonarmi per sollecitarmi al voto, ché ci sarei andato in ogni caso, ma non era possibile. Anzi, gliel’ho detto. Ma lui continuava imperterrito nella sua comunicazione unilaterale. Sapete, gli riesce particolarmente bene. Poi, mi sono chiesto: ma non fa il Primo Ministro? A che titolo mi telefona? E perché mi chiede il voto per la sua parte politica? Non sa che con me perde tempo? Ma soprattutto, essendo Primo Ministro, non dovrebbe esserlo di tutti gli italiani, anche di chi, come me, non lo vota? Questo non avrebbe dovuto suggerirgli un maggior rispetto del suo ruolo? E del mio? Se c’è, infine, una cosa che mi infastidisce è la telefonata di chi mi vuole vendere qualcosa, dai vini ai formaggi, dalle pentole ai soggiorni semigratuiti in baite di montagna. Vorrei essere lasciato in pace e con la libertà di scegliere cosa comprare, dove comprarlo, chi votare e se votare. Ma non c’è niente da fare: a questo siamo ridotti. E allora? Non voto, come chiede qualcuno? E come faccio a protestare? Il voto non risolve niente? Sarà. Il non voto ancora di meno risolve. Ripensiamo il suffragio universale – dice Emidio. Si, anche il concetto di repubblica può essere desueto e la democrazia un orpello di cui si può fare a meno. Non mi convince. Berlusconi già lo sapeva che telefonandomi avrebbe perso tempo. Ma se avevo qualche dubbio sull’utilità del voto, me l’ha tolto del tutto. Andrò a votare, utilizzando questo strumento imperfetto ma ancora insostituibile, e voterò per dargli un segnale: liberi l’Italia dal suo peso ingombrante. Ci faccia tornare a ragionare di politica e di problemi seri, non dei SUOI problemi. C’è qualcuno sia a destra che a sinistra che al centro più rassicurante di lui riguardo al vivere in una società moderna e complessa. Se dovevo vivere sotto un re, me lo sceglievo migliore.
Ps: mi ha chiamato pure Casini, ma lui non fa il Primo Ministro.
Ma DIRETTORE è meglio il VOTO DI PROTESTA.
Si, di protesta, nel senso di:
- protestare contro tutti quell che ce l'hanno con il nostro Pemier, che lo criticano o attancano senza motivo, ma come? ma sostenendolo, difendendolo da tutti questi attacchi ingiusti che riceve da destra e manca, poverino, ma cosa ha fatto di male? NULLA. Ama l'amore, la libertà e la voglia di FARE.
- protestare contro i rappresentanti della Sinistra (comunisti ed ex comunisti, socialisti ed ex socialisti), un pò snob, che scorrazzano per la città con i suv o con auto di grossa cilindrata, senza degnarti nemmeso di un cenno di saluto (ad eccezione della periodo elettorale, quando allora si ricordano di te), ma come? ma sostenendo il centro-destra così, almeno si spera, prima o poi, che il suv siano costretti a rivenderselo.
- protestare contro quelli che incassano 100, spendono 30, e dichiarano 20, così col 50 si comprano il suv, l'abbonamento al centro benessere per la moglie, i libri e le prestazioni sanitarie gratuti per i figli, la seconda macchina per l'amante, e il sabato al night con il Montecristo in bocca, ma come? ma sostenendo ……….. chi? boh! a questa domanda non so rispondere, forse nessuno.
- protestare contro quelli che non hanno permesso la costruzione di un parcheggio o di una piazza, o che so io.
- protestare contro coloro che vogliono restituire l'Italia alla monarchia, ma come? ma sostenendo chì (no, anche questa mi è venuta male e poi a chi frega niente della monarchia).
Potrei continuare all'infinito per le ragione le più svariate ed impensabili.
Insomma PROTESTARE, vede Direttore penso che in Italia ognuno di noi vada a votare più che per sostenere, per protestare, e poi SBAGLIA CLAMOROSAMENTE.
Proprio per questo l'Italia va così male! Ma non per tutti. Perchè nella motivazione profonda del voto c'è sempre una PROTESTA, difficile è capire contro chi o contro cosa, sia che si tratti di problematiche di carattere nazionale, che cittadine o di quartire, se non addirittura di strada, vicinato, condominio, familiari.
….Non condivido l'intervento di Emidio, ma con particolare vigore non condivido che lo statalismo sia fonte di tutti i guai, di tutte le clientele, di tutte le corruttele. I paesi nordici (ma anche centroeuropei) sono di gran lunga più statalisti del nostro e non mi pare che questo comporti l'accettazione della deriva tangentizia e clientelare da parte del popolo come pratica inevitabile, come avviene in Italia. Il problema sono le teste, non i sistemi…. Così dice Daniele, ma il PIL italiano è un'altra cosa, i paesi nordici, in primis sono dei paesi che hanno applicato la riforma luterana e calvinista e poi il socialismo è di tipo socialdemocratico, inviso a duri e puri del comunismo….IO confermo che il movimento della richezza in italia è dato dalle attività statali, e quindi riconducibili alla politica, essendo la politica in mano ai partiti la frittata è fatta, Daniele ti sarai chiesto mai , ma tu lo sai, sei un ragazzo sveglio, come si diventa primario ospedaliero? Come si entrava alle poste? In ferrovia? Un appalto come si vince? Nei comuni, province e regioni quanti raccomandati ci sono? Ciò non togle che ci siano politici mediamente onesti….
Sono in totale disaccordo con chi ha l’idea di una democrazia preconfezionata, la cui rappresentanza dei cittadini sia scientificamente garantita da due squadre, come fosse una partita di calcio. Per me democrazia vuol dire conoscere per scegliere, e ci sono trenta liste, due, o tre una… io voglio conoscere i CONTENUTI POLITICI di TUTTI quelli che si candidano per poi, nel caso in cui condividessi dei contenuti, dargli la mia fiducia con il voto.RI- Sottolineo, per chi ancora non lo avesse letto saltando magari la riga o non lo abbia compreso perchè magari non fa parte del linguaggio del proprio salotto, la parola CONTENUTO quale metro di giudizio a discapito dei termini che tornano in voga ad ogni giro elettorale quali “voto utile” ” l’ unico modo per battere x ” ecc … ecc… e qui mi riferisco sopratutto al ” popolo ” del centrosinistra che ancora oggi chiama al voto utile contro berlusconi al costo di torcersi un naso che non ha più l’osso da almeno 20 anni… Guardate che se Silvio e la sua banda sta ancora lì è anche colpa della troppa legittimazione che abbiamo dato a certi personaggi a capo del centrosinistra per tutti questi anni (e non entro neanche nel merito sulla questione della storia politica di Prodi ecc ) , gente a cui ha fatto in fondo comodo Berlusconi in questi anni, che gli ha permesso di non parlare mai di contenuti politici, di dire che il mondo stava cambiando ecc…
Insomma quello che voglio dire è se condividete le IDEE, I PROGRAMMI, di un personaggio, di una lista, di un gruppo politico…votatelo, ci mancherebbe porca miseria… altrimenti rifletteci su… ( ovviamente nella condivisione escludere per un attimo il fatto di essere contro Berlusconi che a questo siamo ormai bravi tutti me compreso SIA CHIARO)…
Emidio, contro quella reti e contro quei sistemi mi batto tutti i giorni. Io non mi sento un duro e puro, nè del comunismo nè di altro. Mi sento uno che cerca di fare cose utili, molto più semplicemente. E se uno fosse socialdemocratico in senso europeo, fammi capire, cosa dovrebbe votare secondo te? PD? io credo che in europa gli riderebbero in faccia.Il tuo intervento comunque conferma la mia tesi: la differenza lo fanno le teste. Con le teste di chi diventa primario, medico, infermiere per raccomandazione non funzionano nè la socialdemocrazia nè il liberismo. Non funziona niente.
Io povero elettore, avevo chiesto un consiglio per sapere come era possibile dimostrare tutta la mia amarezza per questi politici e mi ritrovo una sorta di giudizi dove non ho capito nulla, eppure la mia domanda era semplice, se non mi mi piacciono questi politici, perché sono sempre gli stessi e non fanno una politica per la città ma per loro stessi, come devo comportarmi, li devo votare e avallarli o non devo votarli, io per dire a loro che non li voglio, non andando a votare lo capiscono??? mi sembra chiaro, quando una persona non mi piace e mi inviata io non ci vado, pertanto dopo una, due, tre volte che non si presenta nessuna alla mia tavola significa che non gradiscono la mia compagnia, pertanto, secondo me, non andando a votare dovrebbero, il condizionale è di regola, comprendere che non sono ben accetti, ma loro imperterriti fanno finta di niente.
Ma!!!!!!!!!!
La non partecipazione alla politica, finanche al momento del voto, è un dramma dell'epoca del capitalismo liberista, nella quale ci si illude di essere più liberi, ma si è soltanto più soli.
I sistemi politici occidentali, improntanti al bipolarismo e irti di sbarramenti elettorali per far fuori i "diversi", riproducono se stessi anche in presenza dell'astensionismo di massa, come dimostrano gli Stati Uniti d'America da mezzo secolo almeno. E' la partecipazione mancata che rende la politica ufficiale sempre più disgustosa.
Semmai, è proprio questa impenetrabilità, amplicifata dall'astensionismo e dalla non elezione di candidati "differenti", ad alimentare la spirale, allontanando le persone comuni dalla politica.
Certo il voto non basta, intenso in quanto delega. I cittadini andrebbero fatti partecipare costantemente, a partire dalle decisioni di prossimità, e con un maggior grado di trasparenza (è difficile ma non impossibile: leggere Ginsborg, Sassen, Allegretti).
Di più: i cittadini dovrebbero intervenire in tutti gli ambiti sociali, prima ancora che politici, perché è lì che si decidono i cambiamenti profondi, di cui la politica registra le scosse. Infatti, il punto infimo toccato da certa politica oggi è lo specchio di una società atomizzata, egoista e mucillaginosa.
Ma non votare, purtroppo, non dà nessun segnale di protesta alla Casta.
L'amico Emidio confonde Stato e Pubblico, laddove il primo è soltanto autorità esterna, mentre il secondo prevede meccanismi di coinvolgimento dei cittadini estranei alla sola logica partitica. Anzi, è proprio la scomparsa dell'intervento pubblico nell'economia che ha prodotto il disastro cui assistiamo. Guardiamo al benessere relativo di trent'anni fa e a quell'odierno, e alla forbice della disuguaglianza sociale, e poi ne riparliamo.
Continuo a ritenere fondamentale il nesso tra godimento dei diritti sociali e appannaggio di queli civili. I secondi, senza i primi, diventano sterili, come le tanto decantate "democrazie avanzate" ci insegnano (con la loro sanità privata, la loro istruzione classista, il loro welfare scadente, etc., tutti rigorosamente in mano alle multinazionali, che fanno il paio con il nostro familismo).
@Lorenzo Rossi: l’astensionismo nasce dal disgusto della politica e non viceversa, il Liberismo non centra assolutamente niente!
La pro-attività dei cittadini non serve se i politici non sono ricettivi ad ascoltare la popolazione! L’astensionismo non interessa ai politci perchè non muove l’ago della bilancia, anzi per loro è un bene che sia alto perchè in questo modo le clientele pesano di più!
E’ il sistema clientelare da attaccare non il liberismo.
Noto che il concetto di libero mercato fa venire l’orticaria a sempre più persone del nostro territorio
@Alessandro84: Oggi, molto più di ieri, la maggior parte dei politici non ascolta i cittadini, ma soltanto i propri sponsor economici. Qui è evidente la privatizzazione della sfera pubblica. Un sistema economico che concepisce i cittadini come clienti e imprenditori non aiuta certo il coinvolgimento sincero e vasto della popolazione.
L'amico Emidio confonde Stato e Pubblico, laddove il primo è soltanto autorità esterna, mentre il secondo prevede meccanismi di coinvolgimento dei cittadini estranei alla sola logica partitica…Infatti in Italia, non esiste ne lo Stato ne il Pubblico, c'è solo la malapinta della malapolitica che ha ridotto il tutto in un commercio di corpi e anime.
Non rinfaccio a nessuno di essere Comunista, in questo caso in senso positivo, ma non c'è e ne c'era un paradiso in terra con dei Comunisti al governo della cosa pubblica.
L letteratura politica e scientifica Comunista ha prodotto all'atto pratico solo disastri…
Il dispiacere più grande è l'uso della parola Comunista in chiave infamante…
Caro Emidio,
è un po' fuorviante – permettimelo – che una discussione sulla partecipazione dei cittadini alla politica e sul ruolo del pubblico in economia venga deviata sul comunismo, che nessuno aveva menzionato.
Noto soltanto che tutti si affannano, a destra e a manca, ad attaccare i pericolosi comunisti – che, ahimé, sono rimasti in pochi – oppure a rinnegare le proprie vecchie militanze sotto le bandiere rosse, essendo diventati a un tratto semplicemente "di sinistra" o "democratici". Tutti accomunati dall'essere pessimi amministratori della cosa pubblica, peggiori dei comunisti (quelli veri, però), come spero converrai.
Io invece resto orgogliosamente comunista, anche se è fuorimoda, per tante ragioni, che nulla hanno a che vedere con i disastri del socialismo reale (come dovresti sapere bene) e che molto hanno a vedere con i progressi sociali ottenuti dalle lotte di chi si è detto comunista in Occidente.
Rileggendo le tue parole, mi accorgo che forse c'è un'equivoco: non cerco il paradiso né in terra né in cielo. Cerco soltanto una società più giusta, in cui la libertà non si misuri con il Pil o con il conto in banca, ma sia la reale libertà dal bisogno.
E' dura, lo so, ma non vedo altre strade, se non quelle di adeguarsi allo stato presente delle cose.
Un abbraccio
La democrazia si fa con la partecipazione. A me non piacciono le piazze, ma quale brutto presagio se le piazze fossero deserte. Spesso ritengo che si discuta troppo nella politica italiana ma mai vorrei finissero le discussioni. ed allora votare si deve, tranne impedimenti veri, e poi non si dica che la politica non ci piace ed allora non andiamo a votare, perche' qui anche per un posto di consigliere regionale si candidano tutti, dagli esponenti del PDL e del PD agli amici di Rifondazione, dai Comunisti Italiani ai Verdi, dai Socialisti ai Di Pietristi, dai democristiani agli ex rutelliani, dalla destra alla Lega Nord, dalle casalinghe ai pensionati…..
Insomma, qualcuno vorrebbe dirmi che tra tutto questo mare magnum, non troviamo proprio un candidato quantomeno simpatico…….no, non ci posso credere….oppure vuol dire che effettivamente la democrazia e' santa, ma la troppa democrazia e' una pecca.
E mettiamoci pure che anche in un elezione come questa del 28-29, che pensavo una cosa seria (poi ho visto che praticamente tutto il consiglio comunale di SanBenedetto si candida e la cosa effettivamente perde di peso….), se proprio non trovi il tuo candidato ideale, allora perche' non candidarti tu….
Se proprio rappresenti quella nicchia che non trova posto in tutto questo eccesso di democrazia ma allora prendi anche tu qualche camioncino o vecchio camper, stampa due manifesti, organizza qualche conferenza stampa e candidati!
CANDIDATI!
Non e' possibile che in questo Paese si e' sempre contro, potrei capirlo in Inghilterra o USA, dove o sei celeste o rosso e qualcuno vuole essere bianco, ma veramente da noi non e' ammissibile….se non sposando la solita filosofia dei tutto contro.
Non e' la mia, non mi piace, non penso sia della maggior parte degli italiani e ritengo che anche questa volta l'affluenza terra', solo cosi' il Paese rimane democratico.
Speriamo non troppo del Partito Democratico!ahahhaha
un saluto
@Lorenzo Rossi: ma secondo te, vedendo il mercato del lavoro in Italia, per quali diritti vi siete battuti? Difesa del posto di lavoro ad oltranza (vedi i carrozzoni statali) favorendo forme di contratto infime per i nuovi assunti per non avere grane inutili, portando così ad uno spaccamento della società: i vecchi nutriti nonostante la scarsa produttività e motivazione, giovani umiliati che producono extraprofitti per gli altri!
Proprio belle battaglie complimenti…..
Invece di riconoscere che l'Alitalia non è un ammortizzatore sociale ma un'azienda che deve stare sul mercato avete deciso di difendere chi non produce e di umiliare chi tira la lima…. Complimenti! Una lotta per la meritocrazia no? oppure il concetto di merito non è allineato ai vostri ideali?
Ognuno ha le proprie teorie, per molti versi condivisibili, tuttavia il sistema con cui dobbiamo scegliere i nostri rappresentanti è comunque il voto.
Voto spesso svilito dalla poca partecipazione di persone “normali” della società civile alla vita politica, e dalla formazione delle liste con sistemi poco partecipativi.
Anche il non voto (astensionismo, bianca o nulla) è un modo per esprimere un dissenso o un non riconoscersi nei partiti e nei candidati proposti.
Per dare ai Cittadini l’opportunità di ascoltare TUTTI i candidati in un confronto-dibattito democratico, in cui dare risposte alle domande sulla nostra Citta e territorio, vi invito Lunedì 22 Marzo alle 21,00 al teatro Concordia. Vieni a conoscere i 3 candidati alla Presidenza della Regione Marche, Rossi, Marinelli e Spacca.
Se sei “convinto” potrai ascoltare (democraticamente) il tuo Candidato;
Se sei indeciso potrai confrontare i programmi e le idee di tutti i Candidati;
Se pensi all’astensione o al voto di protesta potrai confermare la tua idea o….cambiarla.
Qualsiasi sarà la tua scelta , sarà una scelta consapevole, ed ogni impegno o promessa dei candidati sarà espresso di fronte ad una sala gremita di Cittadini.
io voto per decidere, o per lo meno per influire sulle decisioni. non partecipare alla vita pubblica e' pericoloso perche puo' far venire fuori uno che decide per tutti. in quel caso sarebbero guai!!!!!
Leggere Ginsborg, Sassen e Allegretti, giovane Rossi è un tuo pregio essere fieramente comunista è cosa buona è giusta è l’infallibilità della politica che mi lascia perplesso.
Votare è un gesto politico o no? O votiamo con la pancia? o come tante volte come ci tira il….