Eredità Ottaviani, Rossi si difende: «Ecco com’è andata»
La casa/castello nel Paese Alto di Grottammare, ex abitazione dell’avvocato Ottaviani
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Mio padre, Diego Scartozzi, faceva parte del consiglio dell'Opera Costante Maria.
Partecipava alle riunioni e ha vissuto tutto quello che è successo e che Voi avete riportato sul vostro giornale.
Riunioni, dove tutto era deciso a tavolino. Riunioni dove decideva tutto il 'Palazzo', con il benestare delle suore…
In queste riunioni mio padre cercò con decisione di far capire agli altri che, così operando, non si stava rispettando il volere del testamento. Che certe cose non andavano fatte. Ma cosa puoi da solo contro il 'Palazzo'?
Lui aveva previsto tutto.
Era profondamente schifato di quanto si stava propinando, al punto che alla fine nelle ultime riunioni, lui che ci teneva sempre tanto a partecipare, non ci andò più. Con grande dispiacere.
E mi ricordo che anche quando ci furono gli espropri, come il bel palazzo antico che ora è sede dell'anagrafe e dell'ufficio cultura, si battè affinchè almeno venisse pagato il giusto. E non 'regalato', come poi avvenne…
Queste cose le devo dire, anche solo per rendere onore alla memoria di mio padre. Dall'alto ne sarà contento.
Umberto Scartozzi
Leggo con interesse storico quello che afferma Scartozzi, lo contatterò per ulteriori informazioni.
Ho seguito con curiosità le parole di Rossi. Non so se Rossi mi considera fra quei 4 personnaggi che "vivono di licenze folcloristiche", e non so se prima dell'intervista aveva letto la pubblicazione su Riviera Oggi n.814 sulla storia del "falso ideologico", comunque capisco che gli impegni elettorali in questo momento lo assorbono e quindi non ha tempo per rispondere. Mi auguro che fra le tante promese elettorali ne faccia una per la sua Comunità: promettere (dopo le elezioni) un pubblico dibattito al Kursaal con il sottoscritto (ed altri se lo riterrà opportuno) al fine di sviscerare storicamente tutti i punti oscuri della vicenda, documenti alla mano. Come moderatore dell'incontro propongo Riviera Oggi, unico giornale che dal 1993 segue con correttezza la vicenda.
Approfitto di questo breve spazio per alcune considerazioni sulle parole di Rossi: le donne pie previste dallo statuto erano solo 3 (e non 5 – art 10 dello statuto) e dopo le Oblate (nomina fuori statuto) furono trovate in Grottammare tra cui una parente della sua ex suocera. "Oneste e caste" afferma può essere una forzatura ottocentesca (soprattutto per le "caste") ma le visioni testamentarie dell'Ottaviani vanno rispettate, soprattutto se il capitale lo metteva lui.
Mi sorge il dubbio: ma Rossi ha mai letto il testamento e lo statuto originale ad esso legato ?
L'Art.21 dello statuto originale affermava "In tutto ciò che non si è contemplato nel presente Statuto Organico, l'andamento dell'Istituzione dovrà essere regolato a seconda della volontà dei Testatori sotto l'osservanza delle vigenti leggi avendosi per non opposta qualunque condizioni ad essa contraria."… quindi caro Rossi nel momento in cui il Consiglio Comunale ha proposto favorevolmente il cambio di statuto, Lei (come Sindaco, controllore dell'Ente) doveva scigliere l'Ente e donarlo ad altri secondo volontà testamentarie !
Francamente non capisco il senso di riesumare questa storia del testamento Ottaviani.
Si parla di abusi di ufficio o di potere. Ma nessuno degli accusatori ha la capacità di spiegare chi ci avrebbe guadagnato in questo presunto abuso. A dimostrazione che la tesi non regge.
Si dice poi che lo statuto della fondazione non andava cambiato (anche se la legge consente chiaramente attualizzazioni). Ma in quello statuto ottocentesco si fissa lo scopo datatissimo di educare le fanciulle povere grottammaresi a diventare donne di casa. Cosa che non ha nessun senso oggi, nell’epoca della scuola dell’obbligo.
E’ molto meglio allora che due strutture servano a dare dei servizi sociali, ospitando donne in difficoltà (ex prostitute o tossicodipendenti) e case-famiglia, e a dare ha dato la possibilità di aprire delle sedi dignitose per l’anagrafe e per i vigili, che prima non c’erano.
Qualcuno può ragionevolmente affermare il contrario? Non scherziamo…
Inoltre, quegli edifici erano malandati, se non, come nel caso del Paese alto, dei ruderi allo sfascio, giacché la rendite agricole della fondazione non bastavano a mantenerli.
Pertanto a me sembra che l’intervento dell’amministrazione Rossi è stato semmai meritorio, conferendo servizi sociali e comunali che non c’erano ed evitando che continuassero situazioni di abbandono.
Infine. Oggi qualcuno, guardacaso di parte politica avversa a Rossi, guardacaso in pieno campagna elettorale, si scandalizza e alza il polverone.
Ma perché questi “paladini della giustizia” hanno aspettato 11 anni per farlo pubblicamente?
Risposta: perché questa storia è soltanto una strumentalizzazione politica. E pure di bassa tacca.
IL DIRETTORE RISPONDE
Purtroppo lei non si firma e quindi non lascia nemmeno capire (al limite si intuisce) da che parte sta, lasciando intendere una manovra politica. Così non è. Questa testata ha dato spazio più volte alla vicenda negli ultimi dieci anni quindi la sua affermazione “Ma perché questi “paladini della giustizia” hanno aspettato 11 anni per farlo pubblicamente?” è assolutamente falsa. A proposito delle sue considerazioni farebbe meglio ad analizzare più attentamente le carte invece di ridurre il tutto ad un inutile polverone. Poi Massimo Rossi si sa difendere da solo e lo ha fatto con chiarezza alla fine del confronto con Colonnella in una nostra “diretta web-tv”
Egregia MaLu,
le sue considerazioni su questa vicenda sono molto lacunose, e dimostra chiaramente che non ha mai letto lo statuto nè il testamento ad esso legato, nè i due numeri recenti di Riviera Oggi. Questa testata giornalistica il primo interessamento su questa vicenda l’ha fatto nel lontano 1993, ma forse Lei a quella data forse non era ancora in grado di leggere e scrivere.
Brevemente le riempio le sue lacune.
Scrive che “lo scopo dello statuto sulle fanciulle povere di Grottammare non ha nessun senso oggi…”
Art.2 dello statuto originale dice:
“Lo scopo della Istituzione è unicamente quello di venire in aiuto delle famiglie povere di Grottammare, e dare un sollievo a povere madri, perché possano attender meglio a quelle fatiche, donde ricavare un pane, non che formare, col togliere dall’ozio tante fanciulle, madri novelle più adatte e meglio educate.”
Se questo scopo non vale più, interviene il testamento che afferma:
6° punto: ….Lo scopo prefissomi con questa Istituzione è come si vede, quello di venire in aiuto alle famiglie povere di Grottammare. e dare un sollievo a povere madri, perché possano attendere meglio a quelle fatiche, d’onde ricavano un pane, nonché di formare, col togliere dall’ozio tante fanciulle, madri novelle più adatte ai lavori, e meglio educate: Perciò mancando questo scopo, mancherebbe la ragione della mia determinazione e per conseguenza in tal caso la mia volontà deve ritenersi come cassa, irrita, nulla, e come mai espressa.”,
questo vuol dire che l’Ente non prevedeva la presenza di “donne in difficolta per prostituzione e droga” che non erano di Grottammare e quindi l’Ente andava chiuso, non cambiato lo statuto.
Scrive che “quegli edifici erano malandati…”
Art.3 dello statuto originale dice:
“…nel caso che il fabbricato sopra descritto si rendesse inservibile, sia per vetustà, sia per qualche infortunio dovrà restaurarsi e ricostruirsi sul luogo stesso, ove si trova, sospendendo anche il mantenimento delle Maestre,
onde avere l’occorrente per le riparazioni, e per la ricostruzione”, dovevano essere restaurati dalla Presidentessa Palma a suo tempo, ma non lo ha fatto perchè impegnata a modificare con falso ideologico (cambio di data) lo statuto. Comunque sono stati ristrutturati con i soldi liquidi che disponeva l’Ente (altro che rendite agricole scarse), l’amministrazione comunale non ha cacciato soldi del proprio bilancio.
Infine.
Se la Presidentessa Palma, il sindaco Rossi non condividevano lo scopo dello statuto era sufficiente leggere l’art 21 dello statuto originale “In tutto ciò che non si è contemplato nel presente Statuto Organico, l’andamento dell’Istituzione dovrà essere regolato a seconda della volontà dei Testatori sotto l’osservanza delle vigenti leggi avendosi per non opposta qualunque condizioni ad essa contraria. “, questo vuol dire che all’Ottaviani non interessava altri scopi (anche se “la commutazione e il cambiamento potesse riuscire anche più vantaggioso pei
poveri e per la Istituzione propria” (punto 6° del Testamento del 20 agosto I866) e quindi andava eseguito la sua volontà testamentaria:
“6° punto: ….Lo scopo prefissomi con questa Istituzione è come si vede, quello di venire in aiuto alle famiglie povere di Grottammare. e dare un sollievo a povere madri, perché possano attendere meglio a quelle fatiche, d’onde ricavano un pane, nonché di formare, col togliere dall’ozio tante fanciulle, madri novelle più adatte ai lavori, e meglio educate: Perciò mancando questo scopo, mancherebbe la ragione della mia determinazione e per conseguenza in tal caso la mia volontà deve ritenersi come cassa, irrita, nulla, e come mai espressa.
Ciò premesso, dichiaro voglio e comando, che ove la presente Istituzione
1°) – Non fosse ammessa dal Governo, e dalle leggi vigenti all’epoca in cui il presente testamento avrà vigore per l’attuazione della medesima e ammessa, già non più potesse continuare in qualunque siasi futuro tempo, e cessasse per Patto pure del Governo e per effetto delle sopravvenute legislative disposizioni; o
2°) – La Istituzione si fosse deviata dallo scopo prefissomi e stabilito, sia da Parte del Municipio o Comune di Grottammare, sia di qualunque autorità civile, sia di qualunque autorità ecclesiastica, sebbene la commutazione e il cambiamento potesse riuscire anche più vantaggioso pei poveri e per la Istituzione propria….
Allora
intendo, voglio e comando che qualunque di questi quattro casi si verifichi, e in qualsiasi tempo si verifichi, la Istituzione debba ritenersi per nulla in vita e come non fatta, volendo e disponendo che la caducità s’incorra ipso facto, senza alcuna purgazione di mora e senza interpellazione… “.
Per concludere.
Capisco che la sua ideologia considera la proprietà un furto, ma fino ad oggi il testamento è una proprietà privata, come pure la fondazione ad essa associata, per cui non c’è legge Crispi che regge (toppata dall’Ottaviani nel punto 6° comma 1 del testamento sopra riportato), tantè (le faccio osservare) che dal 1890 in poi nessuna legge era riuscita ad appropriarsi dell’Ente, solo con l’artefizio di un “falso ideologico” (cambio di data 1892 al posto di 1862) nel 1999 si è perpetrato un abuso d’ufficio (cambio di statuto).
Lei si chiede “chi ci ha guadagnato” ? Lo ha scritto lei nella risposta: l’amministrazione comunale con “due strutture servano a dare dei servizi sociali, ospitando donne in difficoltà (ex prostitute o tossicodipendenti) e case-famiglia” (non previste dal testamento). L’Amministrazione comunale, se credeva nella causa nobile di queste strutture doveva crearle con i propri bilanci e non sottraendole dalle volontà testamentarie che non le prevedevano..
Una frase di Rossi mi ha colpito: "sfido chiunque a guagnarci con i terreni agricoli". Cari agricoltori, date retta a Rossi, lasciate perdere, cambiate mestiere… Nessuno è OBBLIGATO ad accettare una donazione: si può pure RIFIUTARE se si ritiene di non poter ADEMPIERE ai vincoli testamentari. Certo si può addurre che chi ha in mano il bene oggi non è lo stesso che lo accettò in passato. Ma se si è in possesso anche di un briciolo di coscienza morale, dovrebbe essere interesse esclusivo di chi ha in possesso il bene, rimetterlo in mano ad altri così come specificato da chi quel bene glie lo ha donato.