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Gazebo in centro? Li ritenevo brutti ma non irregolari

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Mai avrei immaginato che strutture esterne da anni situate nel centro cittadino potessero essere non regolamentari. Ci aspettiamo chiarimenti esaurienti. Di certo non miglioravano, perché poco armonici tra di loro, l’architettura del posto più frequentato della città

di: Nazzareno Perotti 26 gennaio 2010 @20:10

Suolo pubblico. Cose ne penso, per quello che possa interessare, dei gazebo rimossi o sigillati nel centro cittadino di San Benedetto del Tronto? Ho sempre creduto che non erano proprio belli a vedersi e poco armonici l’un l’altro, rispetto al posto in cui si trovano o si trovavano e cioè nel sito più importante della nostra città.

Immaginavo a breve un restyling delle varie strutture in linea con l’aspetto architettonico (già abbastanza scadente) dei luoghi che avrebbero dovuto migliorare e non peggiorare. Per esempio dei portici adeguati su ambo i lati, dalla rotonda a piazza Matteotti: oltre ad un nuovo look darebbero la possibilità di passeggiare anche quando piove, e non farebbero figli e figliastri, avendo tutti gli esercenti la possibilità di sfruttare spazi esterni. Magari mi sbaglio e la mia è una brutta idea ma mai avrei pensato che le strutture in questione fossero in qualche modo non regolamentari come ritiene oggi la magistratura.
Per due motivi: si trovano da anni nel luogo più frequentato della città e non nascosti come può essere un gazebo su un balcone o un terrazzo seminascosti per i quali i permessi per strutture simili vengono sempre, o quasi, bocciati, e perchè per posizionarli, di solito si fa riferimento a geometri, architetti e cioè a professionisti che, se non sbaglio, diventano corresponsabili di eventuali illeciti. Se ci sono stati. Per questi motivi preferisco non pronunciarmi sulla giustezza dei provvedimenti.
Sul Pao di via San Martino è facile dire che non doveva assolutamente essere autorizzata, per motivi intuibilissimi, una struttura che interrompeva il marciapiede.

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I vostri commenti all’articolo (9)

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  1. alessandro84 scrive:

    Direttore, avrà anche Ragione sul Pao di via San Martino ma si è visto di peggio, non faccio nomi ma alcuni locali hanno annesso il marciapiede sotto il gazebo impedendo di fatto il transito ai pedoni; altri hanno occupato per metà un parcheggio per scooter e l'altra metà del parcheggio scooter adibito a parcheggio SUV in quanto la catena di recinzione è stata tolta; arredo decorativo del corso con cuscini per far sedere i clienti e si potrebbe continuare con fatti che sono sotto l'evidenza di tutti.
    Non è giusto che il Comune riqualifichi zone pubbliche con i soldi della cittadinanza per poi permettere a privati di usarli (per la serie: il pubblico fa investimenti e solo "alcuni privati" ne traggono beneficio). Su quell'arredo urbano prima mi ci potevo sedere aspettando che arrivassero gli amici con lo scooter ora, premesso che il parcheggio non c'è più, se mi siedo devo consumare qualcosa….
    D'altro canto l'amministrazione sfrutta a suo favore queste asimmetrie per dare vantaggi solamente ad alcuni. Per questo ha aspettato ad approvare un regolamento che a detta del sig. Urbinati era "pronto a metà 2008" un anno e mezzo fa; in un anno e mezzo non c'era tempo di approvarlo? Ne dubito significherebbe che i politici non adempiono hai propri doveri.
    Basta con queste zone d'ombra per molti ma di luce per pochi eletti.

  2. Pao Forlì scrive:

    direttore, ma che scrive.. : “Sul Pao di via San Martino è facile dire che non doveva assolutamente essere autorizzata, per motivi intuibilissimi, una struttura che interrompeva il marciapiede”. Lei non è mai venuto al Pao di Via San Martino, e questo è chiaro, perchè non ha visto che non interrompeva affatto il marciapiede. Il marciapiede era libero, la pedana autorizzata dal comune occupava solo due parcheggi auto, occupazione di suolo pubbblico concessa previa domanda e pagata naturalmente a nostre spese. Le persone potevano tranquillamente camminare sul marciapiede adiacente. Ma avremmo preferito, in ogni caso, che l’autorizzazione non ci fosse stata concessa, perchè non avremmo speso denaro per far costruire la pedana, nè per pagare la relativa tassa, nè per farla poi smontare tre mesi dopo per ingiunzione perpetrata dagli stessi soggetti che l’avevano autorizzata, e che avevano al contempo avvantagggiato altri, concedendo autorizzazioni. La domanda è: come si può autorizzare una cosa e negarla tre mesi dopo, lasciando all’imprenditore le spese relative a questa differenza di opinione tutta interna ai decisori? Come si può negare un diritto ad un soggetto privato e concederlo ad un altro? Come si poteva non vedere che altri soggetti stavano edificando case sopra tali pedane concesse da soggetti terzi? Come? direttore, ce lo dica lei…

    IL DIRETTORE RISPONDE

    Che scrivo? Che sono venuto un paio di volte al tuo Pao di via San Martino e sono sempre passato dalla parte destra del gazebo, non mi sono accorto che in mezzo il marciapiede era libero. Mi scuso ma non sono stato l’unico ad aver ricavato la stessa impressione. Per il resto le tue recriminazioni sono più che lecite.Credo anche che l’aver evidenziato il problema si rivelerà un bene per la nostra città che, purtroppo sta diventando sempre meno bella e senza una identificazione (come mi diceva poco fa Riego Gambini) che prima aveva. Grazie e scusami di nuovo per l’imprecisione.

  3. kyrya scrive:

    Caro direttore,il marciapiede del Pao in via San martino era libero ,non c’erano chiusure ai lati …non c’erano neanche gli ombrelloni. Via San Martino e’ una via che di sera e’ poco frequentata per la passeggiata.Detto questo ho capito leggendo i vostri articoli che i titolari del Pao non discutono il fatto della pedana tolta…ma la ragione per cui e’ stata rimossa visto che altri …….Questa Estate per passare tra i due locali del centro dovevamo fare i turni tanti erano i tavoli messi per mangiare.

    IL DIRETTORE HA SPIEGATO

    Sul commento del diretto interessato

    Grazie

  4. c.c.c.srl@tiscali.it scrive:

    Purtroppo Direttore questi non sono gli unici scandali locali, abbiamo e assistiamo quotidianamente a favori personali di individui che non rispettano le leggi e sono coperti dall’inerzia burocratica dell’Amministrazione. Lo ripeto, Direttore, a me non piace dire le cose, ma dimostrarle, per anni è stata occupata una Via di grande importanza nella nostra città, Via Marinai D’Italia, per intenderci quella Via posta tra i campi da tennis Maggioni, eppure queste baracche restano aperte solo 3 mesi all’anno, non rilasciano scontrini, vendono prodotti non artigianali, quale era stata destinata l’area, e forse non pagano nemmeno l’occupazione del suolo pubblico, ho detto forse, comunque di certo è che alcune baracche, licenza compresa è stata venduta a 50.000 euro.
    Passiamo alla concessione non come altro potrei chiamarla, di quel chalet, rimessa o come altro la vogliamo chiamare, che nei pressi del Torrente Ragnola è stato occupato senza bando o altro ma semplicemente così, un giorno qualcuno col il beneplacito di altri, si è messo lì, e una volta che è stato riqualificato il lungomare adesso abbiamo un probabile chalet pronto all’uso. Per no parlare poi delle baracche di Via dei mille, anche lì scandaloso, Via C. Colombo, Via San Martino, Via Manara ecc, ecc, l’elenco è troppo lungo. Quindi io mi domando, perché alla base di ogni mia giornata, mi pongo delle domande, possibile che io veda e come me anche altri, ma chi è interessato come i vigili, la polizia, i carabinieri, la finanza, gli amministratori, non vedano.
    La nostra città non è Roma, se accade un fatto a Porto D’Ascoli, in zona San Filippo si sa e conosciamo anche i nomi perché bene o male ci conosciamo tutti, ma soprattutto perché noi abitiamo in un quadrato che va da Zona Ascolani, a L’iperCoop, dal mare a Ponterotto o Fosso dei galli.
    Pertanto Direttore davvero lei crede che erano solo brutti e non in regola, provi a passare per Via Dello Sport e vedrà che esiste un accampamento di camper gratuito offerto dal Comune perché in 3 anni non sono riusciti a mettersi d’accordo con la Provincia, però intanto i lavori li abbiamo fatti e pagati a solo beneficio di alcuni che invece di avere i propri Camper parcheggiati nei loro garage li piazzano li tutto l’anno a gratis, come a gratis molti con damigiane prelevano l’acqua dalla fontana pubblica posta sempre li nel parcheggio dei camper.
    Quindi concludendo se qualcuno ha visto che erano brutti o quasi, qualcun’altro avrebbe dovuto sapere che erano abusivi.

    IL DIRETTORE RISPONDE

    Ho detto credevo ed ora aspetto che tutto venga chiarito per esprimermi con più consapevolezza. Grazie.

  5. Pao Forlì scrive:

    Come sempre la tua eleganza e professionalità sono da esempio. Un abbraccio caro direttore, e buon lavoro. Il vostro è un lavoro utile per la città.

  6. Sul Pao di via S. Martino il titolare Forli deve essere smentito dagli atti che verranno fuori e chi ha sbagliato paghi. Questo lo spero per la serietà di Paolo Forli, per le aziende che hanno investito e per chi del potere ne ha o se sta facendo un uso distorto. Spero per la trasparenza di tutto quanto è avvenuto.
    Come sempre e sicuramente dopo gravi errori a vantaggio dei soliti la Giunta fa un condono.
    Mi chiedo, e si chiedono in migliaia che hanno dato il loro contributo in questa vergognosa storia, se i paladini di questa amministrazione sono o no contro i condoni.

  7. Tigro_2008 scrive:

    Gazebo si gazebo no, il punto: è in qual misura queste occupazioni apportano un beneficio per la città?

    Il sacrificio imposto al cittadino sambenedettese a godere del proprio suolo fino a che punto è sopportabile per soddifare il turista o l'economia di questa città?
    In altre parole "se il Comune non ha nemmeno i soldi per riparare le fogne, costruite cinquant'anni fa, può permettersi il lusso (E IL CORAGGIO, direi) di ospitare tanti bei turisti in vetrina?".
    Dov'è la convenienza economica pubblica, il pubblico interesse, BOOH!

    Inoltre si fa presente che il Consiglio di Stato ha chiaramente stabilito che l’installazione di un gazebo o di un dehors da parte di una ditta esercente un'attività di ristorazione è soggetta a permesso di costruire.
    Con la decisione 1 dicembre 2003 n. 7822 i giudici di Palazzo Spada hanno precisato che, nella specie, il permesso di costruire era necessario, in quanto si era verificata una trasformazione in modo rilevante del resede laterale in spazio destinato a soddisfare la non precaria esigenza della ditta a sistemare nel migliore dei modi la clientela, a nulla rilevando l’eventuale precarietà strutturale del manufatto, in quanto ciò non comportava un uso per fini contingenti ma permanenti, sia pure per una parte dell’anno.
    Lo stesso tono hanno altre sentenze che per casi simili annullano anche il carattere di pertinenzialità (pretesto) delle strutture asterne ad attività di ristorazione e similari.

    Quindi una volta ottenuta la Autorizzazione amministrativa all'Occupazione di Suolo Pubblico, si può, eventualmente, nel caso si voglia installare, sullo stesso suolo, un gazebo o una struttura similare (aperta o chiusa, coperta o scoperta poco importa), si fa istanza di Permesso di Costruire, il tutto in conformità delle norme regolamentari edilizie e commerciali comunali vigenti.

    In questo modo si paga la TOSAP e anche la Bucalossi oltre ai Diritti di Segretaria, e si contribuisce fattivamente al BENE COMUNE dei cittadini sambenedettesi (così il Sindaco ha qualche soldo in più per le fogne).
    Però le opere si devono fare con i permessi in mano e non QUANTO CI PARE E PIACE!
    P.S.: infine la "Sanatoria" si chiede e rilascia per un'opera è ancora che ancorchè realizzata in assenza di permessi è ancora presente e conforme alle norme vigenti ed a quelle in essere al momento della realizzazione abisuva, ma se viene rimossa, allora in questi casi non ha senso parlare di "Sanatoria", ma casomai di nuova realizzazione.

  8. danielarast scrive:

    @Tigro, ben detto, è quello che io ho cercato di far capire ma ti mi hano dato tutti contro.
    Vero tutto ciò che ha scritto, ma è anche vero che in molte città italiane,(Firenze,Torino ,Alassio,Milano Marittima ecc… per ultima Grottammare)non occorre un permesso a costruire ma una autorizzazione rilasciata da una conferenza di servizi a cui fanno parte i responsabili di alcuni uffici : urbanistico,commercio,occupazione suolo pubblico,polizia municipale.
    Per quanto riguarda SBT il problema riguarda solo la presenza delle tendine verticali che i locali avevano e non dell'esistenza stessa del gazebo (ancora peggio).
    Visto che ti vedo come una persona preparata ed interessata,ti suggerisco di guardare su google "regolameto dehors grottammare"cosi potrai constatare che in una cittadina, distante appena 4 Km. dalla nostra, sono state regolamentate anche le chiusure verticali laterali, vedi allegato 1.6.1 .
    I cittadini non capiscono che queste attività sono un valido contributo all'economia.

  9. Tigro_2008 scrive:

    I Comuni sono liberi di Regolamentare questa materia come meglio credono, ciò non toglie che in ASSENZA DI REGOLAMENTAZIONE vale ciò che è consentito ad esempio ad Asti o a Parma, a Firenze o a Grottammare, ecc. E non vale il concetto: siccome là sì può fare, perché qua no?
    Ma è semplice perché non c’è un Regolamento Comunale che stabilisce cosa si può fare e cosa no. Come fare la richiesta. Quali materiali e tipologie utilizzare, quali misure rispettare ecc. ecc. (insomma quali parametri edilizi rispettare). Chiaro?
    Mi viene da pensare, ad esempio, al PIANO della PUBBLICITA’, poniamo che non vi sia, ciò non vuol dire che siccome non c’è, ognuno può mettere cartelli, planches e tabelloni pubblicitarie dove meglio crede.
    Così come il P.R.G., poniamo che un Comune sia sprovvisto di Piano Regolatore, tutti farebbero “come se pare”, tanto se nel Comune vicino “quello se pò ffà” allora anche “quà se pò ffà”.
    No non può essere così. Bisogna chiarire alcuni aspetti.
    Nei Regolamenti per l’occupazione di suolo pubblico con l’installazione di strutture a servizio della ristorazione, c’è sempre, e dico sempre, la cosiddetta “verifica di conformità” alle norme vigenti ed alla strumentazione regolamentare, sia commerciale che urbanistico-edilizia, nonché eventualmente anche paesaggistico-ambientale, delle opere che si intendono realizzare, c’è sempre un passaggio all’Ufficio Tecnico Comunale dove qualcuno istruisce la pratica da un parere e attesta la conformità delle opere.
    Infatti viene sempre richiesta la presentazione di un progetto, nel qual caso si intenda posizionare sull’area richiesta in concessione pedane, gazebi e/o dehors, inoltre un progetto che sia a firma di un tecnico professionista abilitato!
    Di fatto ci troviamo dinanzi ad una istanza molto simile alla Denuncia di Inizio Attività Edilizia (D.I.A.E.), la differenza sostanziale è che in questi casi non viene richiesta la relazione di asseverazione (se non in alcuni casi, ma viene richiesta solo quella della verifica del rispetto delle norme sulle barriere architettoniche), da parte del tecnico esterno, della conformità delle opere alle norme vigenti ed alla strumentazione regolamentare, sia commerciale che urbanistico-edilizia, nonché eventualmente anche paesaggistico-ambientale, delle opere che si intendono realizzare.
    E nemmeno può essere riferita ad una istanza di Permesso di Costruire, esagerato per opere minori quali pedane, gazebi e/o dehors.
    Pertanto è da concludersi che si tratta di una istanza che, sotto il profilo urbanistico-edilizio si pone a metà strada tra la D.I.A.E. ed il P.d.C. E’ sostanzialmente una Autorizzazione che assume in sé i sia i caratteri della concessione di un’area sia quelli del permesso a realizzarvi delle opere.
    Fin qui tutto bene, ma il problema nasce quando, in assenza di Regolamentazione della materia, si realizzano comunque delle opere. Che succede?
    Il punto è: le opere realizzate sono o no conformi a tutte le norme vigenti ed alla strumentazione regolamentare, sia commerciale che urbanistico-edilizia, nonché eventualmente anche paesaggistico-ambientale, vigente nel Comune di San Benedetto del Tronto?
    La risposta è semplice. NO !! Perché ? Ma perché se non c’è un regolamento come si fa a verificare la conformità delle stesse, se non c’è lo strumento dove viene stabilito quali superfici, distanze, altezze, ecc. devono avere quelle opere in quei contesti., chiunque attesti che l’opera è conforme commette esso stesso un abuso.
    Dunque in questi casi quando l’opera contrasta con la disciplina urbanistico-edilizia e commerciale comunale vigente (non c’è alcuna disciplina), si configura, cioè è inquadrabile, quale opera eseguita in ASSENZA DI TITOLO EDILIZIO e, quindi, di conseguenza, per consolidata giurisprudenza, rientra nella categoria d’interventi effettuati in assenza del permesso di costruire, e come tali sanzionabili attraverso la rimozione, il ripristino, la sanzione accessoria ed in ogni caso soggetti a riscontro penale.
    Quindi, per concludere, volevo rispondere a danielarast e confermare che, a mio avviso, oggi come oggi, nel Comune di San Benedetto del Tronto, fino a quando non vi sarà una Regolamentazione Specifica della materia, se si vuole comunque, eventualmente, chiedere (e questo nessuno può vietarlo a nessuno) di realizzare questa tipologia di opere, come quella in argomento, va richiesta sia la Autorizzazione all’Occupazione di Suolo Pubblico sia il Permesso di Costruire (sapendo, in partenza, che quest’ultimo verrà denegato)… ma di quest’ultimo aspetto vedo che tutti fingono (forse per comodità?) di non saperlo.
    Ad ogni buon conto, tanto per tagliare la testa al toro, ci sono “buone notizie” è in arrivo l’estensione dell’ultimo CONDONO EDILIZIO, non solo per la presentazione delle domande ma anche per il termine massimo entro cui si è commesso l’abuso.

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