Addio Marino, che piacere ricordarti
Bergamasco con i dirigente della Lucchese, squadra che allenò prima di arrivare alla Samb
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Se ne è andato un altro uomo determinante per la storia calcistica rossoblu, triestino come Alberto Eliani che ci ha lasciati un anno fa. Da entrambi abbiamo ricevuto un segno calcistico e umano come pochi altri
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’ultima volta che ho visto Marino Bergamasco è stato l’anno della promozione in C2 quando il Comune di San Benedetto organizzò una grande rimpatriata con gli ex rossoblu per festeggiare l’avvenimento. Lo incontrai davanti alla stazione quando arrivò e già era salito sull’auto dell’ex dirigente e super tifoso Albertini, mi avvicinai, aprì il finestrino e gli ricordai chi ero. Mi guardò e appena mi ebbe riconosciuto con il solito suo modo disincantato e simpatico, in un dialetto misto tra il milanese e il triestino, mi disse: «Ah, uno dei fratelli Perotti, Pino che fa? Quante me ne avete dette e fatte perché volevate arrivare in serie A, ma mica era uno scherzo».
Gli risposi che l’amore porta anche ad esagerare ma anche che quella Samb meritava la serie A. E in due epoche distinte e con squadre diverse, non una volta sola. E che, comunque, specialmente nel primo periodo ci aveva fatto divertire con quel quintetto offensivo (Ripa, Berta, Chimenti, Simonato, Basilico) che ha lasciato un ricordo indelebile nella città. Come segno del destino quell’incontro avvenne davanti al bar Massimo (oggi Blue Express) frequentato allora da un gran numero di super accaniti tifosi rossoblu (io e mio fratello Pino compresi), i quali nel periodo in cui si vinceva sempre in casa e si perdeva regolarmente fuori, ingaggiarono un duro contenzioso con mister Bergamasco e Gigi Traini, i quali si arrabbiarono non poco e ci classificarono come la “quinta colonna”, come si usava definire quella parte della tifoseria alla quale non andava bene niente.
Il tutto si risolse in un incontro davanti al bar nel quale ingaggiammo una pacifica e lunga chiacchierata senza però la minima degenerazione che si concluse con l’insoddisfazione ostinata di entrambe le parti. Ci lasciamo però con il sorriso (amaro) in bocca ma felici di aver potuto dire a quattr’occhi le nostre ragioni. Cosa che a quei tempi era già una bella soddisfazione.
Marino Bergamasco e Gigi Traini erano così, credevano fortemente in quello che facevano perché avevano entrambi conosciuto il calcio ad alti livelli. Ora si stanno reincontrando in Paradiso e, magari, Gigi sta dicendo a Marino: «Gliela sci fatte a rrevà, iemece a fa nu bicchierette».
Incontri nei quali il tema principale era la squadra che amavano tantissimo, il primo perché sambenedettese, Marino perché la nostra città era la sua seconda patria. Una dote li accomunava più di altre: l’umiltà. Del primo Bergamasco, quando come secondo aveva Rivo Spinozzi, ho un ricordo personale che mi è rimasto nel cuore. A quei tempi (primi anni Settanta) capitava che ogni tanto (nei momenti più tranquilli) il giovedì (è successo 3-4 volte) la prima squadra facesse la partita di allenamento contro i rappresentanti della stampa.
Io ero un punto fisso dei giornalisti nel ruolo di centrocampista (di attacco si usava dire) e ricordo che in un’occasione Rivo Spinozzi (che aveva particolare predilizione per i giocatori alti) disse a Bergamasco: «Quel numero sei (il mio numero ndr) ha una grande falcata e buona tecnica anche se un po’ lento, non sta sfigurando nonostante la preparazione atletica sia nulla e l’età… avanzata». Non ho mai saputo la risposta di Bergamasco. Magari è meglio così.
Ieri sera, durante l’inaugurazione della Villa Picena, gestione Filippo Olivieri, il vescovo di Ascoli Piceno ha detto: la cosa più importante per l’uomo è il ricordo che lascia. Marino Bergamasco, in questo senso, ha dato il meglio di se stesso.

Anche il sito ufficiale dell'A.C. MILAN ha ricordato con affetto il grande Marino.
Direttore perchè non proporre che i tifosi che hanno qualche aneddoto da raccontare su Marino Bergamasco lo raccontino in un articolo apposta?
IL DIRETTORE RISPONDE
Giro la bella proposta a tutti i nostri lettori
A quei tempi mi dilettavo con la fotografia e qell’anno della promozione in serie B per conto della telecavo riprendevo le partite della Samb.In trasferta (i propietari della telecavo erano anche dirigenti della Samb) mi spostavo il piu’ delle volte con il bus della squadra , dormivo negli stessi alberghi e quindi nei miei fine settimana ero in contatto con i calciatori e soprattutto con Bergamasco con cui dividevo (modo di dire) i pasti. Avrei tantissimi anedotti per descrivere l’uomo:onesto,sereno,molto umano,simpatico,spiritoso e,come tutte le persone intelligenti, umile.Uno fra tanti che mi tocco’ a livello personale. Dopo due settimane dalla fine del campionato la squadra festeggio’ la promozione con una cena.Io,nonostante l’amicizia che si era instaurata con con tutto il team, non frequentavo l’ambiente calcio e finito il campionato non mi feci piu’ sentire. Beh,Bergamasco personalmente mi fece mandare a chiamare e quando arrivai al ristorante stringendomi la mano, bonariamente come sua consuetudine,mi rimprovero’ dicendomi che nella vita non bisogna mai dimenticarsi degli amici.Come allenatore, Bergamasco aveva due o tre punti fermi dai quail non prescindeva, per il resto poi non stressava i suoi giocatori.Quell’anno per un periodo di qualche mese ripresi anche le trasferte dell’Ascoli di Mazzone(non si frapponevano con quelle della Samb). E’ norma per le squadre in trasferta dimorare in alberghi fuori citta’.Ebbene in quel tragitto dall’albergo allo stadio,di solito circa mezz’ora,il bus dell’Ascoli sembrava un mezzo militare che portava soldati al fronte.Non si parlava,non si scherzava,la tensione era altissima.Nel bus della Samb al contrario si rideva,si scherzava,si parlava di ragazze: sembrava un bus di studenti in gita scolastica con il professore al seguito. Poi quei ragazzi una volta raggiunto lo stadio diventavano calciatori e diretti dal loro professore,che nel frattempo era diventato il Mister,scendevano in campo dove giocavano,continuavano a divertirsi e soprattutto ci facevano divertire. Beh,con Bergamasco se ne e’ andato uno di quei personaggi che ha fatto diventare il calcio il piu’ bello spettacolo sportivo del mondo.