Celani replica a Gionni: «Dov’era negli ultimi 5 anni?»
Piero Celani
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15 maggio, 0:00
Al centro della polemica la divisione degli immobili con Fermo, valutati dal candidato alle regionali del Partito Democratico in sedici milioni. Il Presidente della Provincia: «Dice cose inesatte, quei soldi non esistono»
ASCOLI PICENO – «Capisco che ormai siamo in campagna elettorale, ma a sentire Gionni sembra che negli ultimi anni sia stato altrove, viste le inesattezze che dice». Il presidente della Provincia Piero Celani replica così all’ex segretario provinciale del Pd Mauro Gionni che negli ultimi giorni ha accusato la maggioranza di centrodestra di non aver mantenuto in Comune e in Provincia le promesse fatte in campagna elettorale, in particolar modo quelle relative alla delibera degli atti sulla divisione con Fermo e quelle sulle misure in favore dei cassa integrati e dei discoccupati della provincia.
«Il presidente Celani revochi le delibere sulla divisione del patrimonio con Fermo – aveva detto Gionni – e versi i sedici milioni che deriverbbero da quest’esborso a chi ha perso lavoro nel nostro territorio»
«C’è chi raccoglie firme – continua Gionni riferendosi al Map – per revocare delibere sia in campagna elettorale sia dopo, quando invece ha la facoltà di prendere decisioni»
Gionni ha attaccato anche il sindaco di Ascoli Guido Castelli e la Giunta Comunale per avere sbandierato in campagna elettorale amicizie importanti con Roma che poi nella realtà non hanno prodotto alcun vantaggio per il territorio.
La replica non si è fatta attendere. «Credevo che Gionni – ha detto Celani – negli ultimi anni fosse stato vicino alle questioni relative alla Provincia, visto che il suo partito era in maggioranza. Da come parla invece sembra che sia stato altrove. E’ stata versata a Fermo solo la somma preventivata, che ammonta a due milioni e quattrocento mila euro, destinata all’allestimento della sede provvisoria. Non abbiamo dato nessun seguito alla delibera relativa alla divisione dei beni con la Provincia di Fermo, sottoscritta nella precedente amministrazione, anzi abbiamo presentato un’ordine del giorno per sottoporre quegli atti ad ulteriore verifica, ed è stato votato da tutto il consiglio, esclusa Rifondazione Comunista».
«Per la prima volta grazie alla spinta del Map si è parlato in Consiglio della divisione – sostiene il presidente del consiglio Armando Falcioni – Sulle questioni più importanti, per il bene del territorio, è opportuno mettere da parte schieramenti e aprire il dibattito».
Celani ha parlato anche dell’impegno profuso dalla attuale amministrazione per risolvere le problematiche più delicate nel territorio. «Tutti sanno – spiega – quanto sta facendo la Provincia per cercare di alzare la soglia dei lavoratori della Manuli a 200 unità; i tavoli relativi alla situazione della B&B si sono svolti tutti qui in Provincia; abbiamo partecipato, cosa che la precedente amministrazione non ha fatto, al Fondo Regionale di Solidarietà per famiglie e piccole imprese con 100 mila euro nel 2009 più altrettanti per il 2010, con l’impegno di rimpinguarlo qualora ci fosse bisogno. Infine – conclude Celani – stiamo conducendo una battaglia in Regione affinché le risorse del Fondo Unico Regionale da destinare alla formazione alberghiera vengano divise nelle percentuali relative agli istituti e al numero di partecipanti, che sono state calcolate per il 75% nella Provincia di Ascoli mentre la Regione vuole adottare il criterio generico che prevede il 57% per Ascoli e il 43% per Fermo».

Gionni è molto disattento sul blocco ,sui pagamenti effettuati e su una nuova ricognizione che gia ha trovato qualche buco nero, disattento sulla iProvincia e sugli ordine del giorno..
Siccome in Consiglio Provinciale ci vado per rendermi conto … questa Provincia sta solo facendo gli interessi della Provincia Picena .. Al segretario, dimissionario, Gionni un solo dato : perchè contrari al voto solo Rifondazione ??.
Veramente al di la delle beghe dalla campagna elettorale gia in corso, voglio ricordare ai contendenti di questa polemica che i loro rispettivi partiti avevano promesso l'abolizione dell'istituto province, perché ormai a detta di tutti sono istituzioni inutili, lontane dai bisogni dei cittadini che servono solo a sperperare soldi pubblici. Si parla di milioni di euro che non sono noccioline e sono della collettività. In realtà dopo le promesse i fatti hanno detto che le province sono aumentate aumentando gli sprechi, dando la possibilità a molti di camparci beatamente su questi sprechi. Morale della favola? Signori politici non vi pigliate troppo sul serio……………….il parco buoi non ne può più.
Ottima obiezione di Giamburrasca!
La Nuova Provincia di Ascoli ha un bilancio di circa 36 mil. di ero (la meta' del bilancio dei Comuni di Ascoli e Sbt) i cui 3/4 sono quasi interamente assorbiti dai costi dei dipendenti e dai costi del Consiglio Provinciale!
Voglio bene sia a Gionni che al Presidente celani, ma purtroppo quando si parla di utilità delle Provincie mi scappa solo da ridere!!!!
Ho rifiutato la Candidatura alle ultime elezione nelle liste del PD, per essere coerente alla mia linea abolizionista nei confronti delle Provincie!
Perchè Celani, Piunti, Rossi, Mandozzi e tutti i politici piceni non aprono un dibattito serio su l'utilità di questi enti? Cominciamo a sviscerare una per una le sue funzioni, a vedere cosa fanno i dirigenti Provinciali e capire se la loro funzione è simile a quella dei dirigenti Comunali! Oppure Celani ci indichi quanti soldi può investire la Provincia nei Comuni per arginare la crisi Economica? Ad esempio ho chiesto nell'ultimo Consiglio Comunale un contributo economico alla Provincia x alzare la soglia di reddito che da diritto all'esenzione dal pagamento dei buoni pasto scolastici a tutti i bambini che provengono da famiglie Sambenedettesi a reddito basso!
Quanto potrebbe investire la Provincia su questo tema sociale cosi importante?
Vi assicuro che questa non è una battaglia di schieramento. Ho più volte criticato l'Amministrazione Provinciale di Centro Sinistra, e ritengo il Presidente Celani una persona seria e conscia delle responsabilità delle sue Funzioni, quidi se vuole dare un contributo importante per il nostro territorio ci dica chiaramente fino a dove con le risorse attuali la ns. nuova Provincia potrà arrivare!
Per fabio:
http://www.provincia.ap.it/provincia/economico/bil_2009/relazione%20previsionale%20al%20bilancio%202009.pdf
Non mi risulta affatto che le cifre siano quelle che dici tu. Anche perchè se è vero che una parte dei soldi “se ne va per i dipendenti”, poichè i dipendenti non stanno lì a guardarsi in faccia tra loro, ma si occupano invece di svolgere funzioni essenziali (che comunque qualcuno dovrebbe comunque svolgere) o erogare servizi (che comunque qualcuno dovrebbe comunque erogare), il cosiddetto “risparmio” dell’eventuale abolizione delle provincie sarebbe alquanto limitato. Quel che è certo invece è che in caso di abolizione, un altro centro di democrazia verrebbe meno, esattamente come verranno meno consiglieri comunali ed assessori secondo la legge Calderoli. A me pare un restringimento del controllo democratico sulle attività dello stato, poi se tu lo vedi semplicemente come “un risparmio” ti posso dire che pure il consiglio comunale costa, e allora lo potremmo abolire; molto meglio lasciar tutto in mano a sindaco e tecnici, no? Anzi, visto che siete per il bipartitismo, i consiglieri potrebbero essere soltanto tre: due di maggioranza e uno di opposizione. Sai quanti soldi si risparmierebbero! E anche in parlamento potrebbero esserci 100 persone invece di mille, 3 regioni invece di 20 e così via…
IL DIRETTORE RISPONDE
Caro Daniele Primavera,
scusami se mi intrometto in uno scambio di opinioni tra te e Fabio Urbinati ma, a parer mio, tu esprimi concetti esagerati e all’opposto da quella che è una necessità più che evidente: ridurre il numero dei politici, eliminare le Province che sono assolutamente inutili e non solo per i motivi elencati da Urbinati. Anche fare una giunta “provinciale” ogni 150 mila abitanti, eliminando i comuni, sarebbe una buona e utile idea. L’inutile sovrapposizione degli incarichi è talmente evidente che mi sembra impossibile non accorgersene. Indichi numeri a sproposito e che nessuno ha mai proposto (fino a prova contraria), il numero mille poi mi ricorda i talebani. La realtà è che occorre “tagliare” la “spesa politica” perché quella attuale è chiaramente superiore alle necessità, come dimostrano i numeri di tutte le altre nazioni. Poi, se non sbaglio, già Parlamento e Senato si sono dimostrati favorevoli all’abolizione delle Province perché, secondo me, troppo difficile se non impossibile dimostrare il contrario anche se alle parole, per convenienze personali, non fanno seguire i fatti. Il controllo democratico delle attività dello Stato è stato perso ma non per i motivi che indichi. Si è perso principalmente per colpa di un informazione di parte (dall’estrema sinistra all’estrema destra) che privilegia la propria parte politica invece di informare e controllare l’attività dello Stato disinteressatamente. Raggiunge l’unico scopo di confondere le idee.
L'argomento in questione implica la trattazione di un trade-off: costo della politica vs benefici della politica.
I costi per la politica sono accettabili finchè essa produca un beneficio ai cittadini maggiore de disagio di pagare della politica. Finchè si verifica questa condizione la politica funge da moltiplicatore di benessere, quindi si può accettare un'alta spesa perchè produrrebbe benefici maggiori, se questa condizione manca ogni € speso per la politica è speso male ed è un'inefficienza che grava nelle tasche dei contribuenti.
Ora, visto che ci sono politici tra i commentatori, vorrei sapere il loro parere sul loro operato e quindi, in tutta onesta (e non ne dubito) dire se il loro operato e quello dei funzionari con cui collaborano è giustificato.
@Daniele Primavera: il bilancio è fatto con i piedi nel senso che non si può aspettare pag. 133 per vedere uno prospetto delle entrate; poi è il caso di riclassificarlo secondo i principi IAS; se si dovesse valutare l'operato attraverso questo documento Urbinati ha stra-ragione!!!!!
Caro direttore, se i miei numeri sono errati e sono provocazioni, lo sono anche quelli di Urbinati, che ho dimostrato essere falsi oltre che tendenziosi. Io sono in dissenso con quanto lei dice, e credo che i problemi della politica siano molto diversi da quelli che lei enumera, e diversi dalla spesa. Questa è senza dubbio esagerata, e non c’è dubbio che su di essa possa essere operata una forte razionalizzazione. Basta vedere quello che succede a Roma (che prende la GRANDISSIMA parte dei costi della politica) non solo dentro i ministeri, ma anche al quirinale, nel personale di camera e senato e così via, per non parlare di molti dei rimborsi ai parlamentari, che sono elargiti su basi incredibili. Negli enti locali però gli sprechi connessi all’attività politica sono decisamente più contenuti e meno rilevanti, e glielo posso dire anche per esperienza personale, oltre che per una conoscenza ragionevolmente approfondita degli enti stessi. Anzi, la invito ad approfondire quanto costa il controlo politico al comune di san benedetto, in percentuale sul bilancio, e se quella percentuale è minimamente paragonabile a quanto costa un manager di un’azienda di pari fatturato. Provo a fare due conti: 8 assessori a 1100 euro al mese per 12 mesi sono 90.000 euro. 30 consiglieri a una media di 1000 euro all’anno sono 30.0000 euro. sindaco 25000 euro l’anno. Insomma, siamo sotto i 150.000 euro l’anno anche aggiungendoci il costo di “gestione” del consiglio. Sembrano tanti, ma non lo sono: pensi che solo per garantire il trasporto pubblico scolastico il comune spende quasi quattro volte quella cifra. Analogo discorso si può fare per i compensi dei politici provinciali, che sono più alti, ma non molto più alti. Anzi, le dico pure che per la mia esperienza personale il politico eletto si trova spesso in difficoltà nel gestire la propria carica.
Ci vuole coraggio a uscire dalla retorica che vede nella poltiica uno spreco. Io vedo nella politica una potenziale risorsa, e anzi le contesto l’esatto contrario: per la politica locale si spende troppo poco, non viene valorizzata, vengono tagliate fuori tantissime persone in età lavorativa e la si lascia a chi può economicamente permettersela. Una cosa, dal punto di vista della democrazia, gravissima. L’urgenza è come realizzare quella risorsa potenziale, non come buttarla a mare perchè costa troppo.
Vogliamo parlare di costi della politica? Benissimo. Però parliamo di numeri veri, non di “sensazioni”. Prendere il costo della politica dello stato italiano e scaricarli eletti di 100 province è sbagliatissimo, oltre che superficiale. Poi se vogliamo far credere di aver “razionalizzato” eliminando un ente, beh, si commette un errore duplice, perchè lascia intaccati i privilegi e riduce la democrazia.
Quando si fantastica di “riduzione dei comuni” come se si potesse prendere le forbici ed agire su un territorio che ha qualche migliaio di anni di storia si sostiene una tesi irrealizzabile. L’italia ha specificità che altrove non ci sono; non si tratta di semplice campanilismo. Tanto più che le indennità di assessori, sindaci e consiglieri dei micro-comuni sono già ridottissimi (la prego di indagare se non mi crede). Le province rispondono a una necessità di programmazione di area media che in molti settori è indispensabile e che fornisce in riequilibrio indispensabile tra aree molto diverse, evitando anche la marginalizzazione dei centri montani, un problema che dalle nostre parti dovrebbe essere decisamente sentito.
Sia chiaro: io non escludo il fatto che localmente possa essere effettuata una razionalizzazione. Ovvero, per fare un esempio è evidente a tutti che la separazione della provincia tra ascoli e fermo, soprattutto in questo periodo storico, è uno spreco immane che obbliga alla duplicazione di servizi che probabilmente potevano essere gestiti efficientemente con un solo ente. Ma un conto è dire di essere favorevole a nuove aggregazioni (che trovano il loro motivo d’essere nella reale integrazione degli interventi, molto più che nell’economizzazione delle gestioni) e un altro sostenere che tout-court le province debbano essere abolite.
IL DIRETTORE RISPONDE
La mia impressione è che lei abbia fatto un enorme e incompresibile giro di parole per dimostrare l’indimostrabile. Sicuramente per colpa mia, non la capisco più. Come ho già detto in precedenza mi sembra che ci siano due Daniele Primavera, quello prima dello spot regionale ed un altro dopo. Nulla di male, è anche giusto che il pensiero si evolva anche se prima i suoi commenti, almeno per me, erano molto più chiari e di facile comprensione rispetto ad adesso. Lei dice che fantastico sulla riduzione dei comuni o sull’abolizione delle Province: quando si realizzeranno (entro 6-7 anni), ne riparleremo.
Ah tra l’altro lei dice che sono tutti d’accordo sull’abolizione delle province. Non mi pare. Infatti non l’hanno fatto, e non mi risultano votazioni in tal senso.
IL DIRETTORE RISPONDE
Se si informa bene, troverà che solo la Lega si è espressa in modo sfavorevole. I motivi ore cui non l’hanno fatto e perché credo che siano chiari nella mia risposta al tuo precedente commento.
15 Ottobre 2009: “L’aula della Camera boccia a maggioranza la proposta di legge costituzionale dell’Italia dei valori per l’abolizione delle amministrazioni provinciali. Ieri, infatti, l’assemblea di Montecitorio ha approvato (con 261 sì, 253 no e due astenuti) la questione sospensiva presentata dal Pdl. Il testo torna ora in commissione.
Tutta l’opposizione ha votato contro la proposta di sospendere l’esame in aula, anche se a favore della proposta di legge erano solo Idv e Udc. Se si fosse arrivati a un voto finale il Pd, assieme a Pdl e Lega, avrebbe detto no all’abolizione delle Province ritenendo più opportuno una riflessione complessiva sugli Enti locali in attesa del Codice delle autonomie del governo.”
IL DIRETTORE RISPONDE
Mi meraviglia ancor di più che lei difenda inciuci simili e certe decisioni del nostro parlamento. Si legga bene quanto ho affermato in precedenza: «a parole i politici sono tutti favorevoli ma nei fatti no, fino a quando non saranno costretti a farlo». Sono sempre in gioco posti di consiglieri, assessori ecc. per cui difficilmente si fanno male da soli. Quella frase poi “riflessione complessiva sugli Enti locali in attesa del Codice delle autonomie del governo” è politichese puro oltre che artificioso. Che un certo modo di esprimersi venga giustificato da un giovane mi sorprende ancora di più.
Le voglio anche ricordare che qualche anno fa con Riviera Oggi facemmo un’inchiesta proprio sull’accorpamento dei Comuni con i rappresentanti politici del Piceno. Se vuole glielo dimostro invitandola in redazione a leggere la lunga serie di interviste nelle quali tutti ritenevano giusto e necessario puntare alla Città grande con una fusione vera tra comuni, come del resto previsto da Leggi tuttora in vigore.
io non ho giustificato proprio niente: la mia posizione è chiarissima e non è di quelli che “a parole” sono favorevoli e nei fatti no. Io sono contrario e basta, nei fatti come nelle parole. Mi auguro che me ne dia atto. Lei dice che i politici sono favorevoli ma poi non lo fanno per interesse: io al contrario le dico che i politici (la gran parte) sono contrari, e se dicono di essere favorevoli è solo per sfruttare il facile consenso che si ricava sparlando di “riduzione dei costi della politica” in un momento di riflusso. Come vede allo stesso comportamento opponiamo due interpretazioni diverse, mi auguro egualmente dignitose.
Quanto all’unione dei comuni, io sono tra coloro che ha lottato per una “città grande” e ha chiesto più volte all’amministrazione di affrontare la questione, contestando proprio la mancanza di coordinamento con i comuni limitrofi sia sul piano urbanistico che su quello dei servizi erogati. Mi pare però che i problemi che sottende questa scelta siano sottovalutati, e che non siano stati adeguatamente approfonditi. Se vuole, quando lo riterrà opportuno, verrò volentieri in redazione a discutere con lei di questo. Essere d’accordo con un obiettivo vuol dire saperne valutare realisticamente le difficoltà per poterle superare, non dire “dobbiamo unire i comuni, chi è contrario lo fa per la poltrona”. E’ un atteggiamento che non porta ad alcun risultato.
IL DIRETTORE RISPONDE
Per me non un atteggiamento è la verità dei fatti. Per lei no. Poi “Per sfruttare il facile consenso”? Un altra cosa che non capisco e che un po’ ci offende. Significherebbe che non abbiamo saputo interpretare. Un altro particolare, oltretutto, che non gioca a loro favore perché mentirebbero, secondo lei. Se fosse come dice, lei approva o no questo tipo di comportamento?