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Si firma contro la privatizzazione dell’acqua

L'acqua è un bene preziosoL'acqua è un bene prezioso

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«Ci stanno rubando l’acqua!» lo slogan che accompagna la raccolta firme contro la consegna della gestione della risorsa idrica a privati dal 2012. Domenica 15 novembre in Piazza Fazzini il primo appuntamento. Diverse le iniziative su vari fronti.

di: 14 novembre 2009 @11:00

GROTTAMMARE – Domenica 15 novembre in piazza Fazzini dalle 11 alle 13 si terrà una raccolta firme per dire no alla privatizzazione dell’acqua: è la petizione messa in campo dal Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Ascoli Piceno: «Lo scorso 5 novembre Popolo delle libertà, Lega, Udc e purtroppo anche il Partito Democratico hanno approvato in Senato l’articolo 15 del decreto 135/09 che ufficialmente consegna, a partire dal 2012, la nostra acqua pubblica in mano ai privati e alla speculazione finanziaria. Infatti, la gestione idrica verrà messa a gara sul mercato», affermano.

La preoccupazione va verso il Consorzio Idrico Integrato del Piceno «una Società per azioni a capitale interamente pubblico che, stando a questo provvedimento, entro il 31 dicembre 2011 sarebbe destinata alla cessazione».

Con la conversione in legge del decreto 135/09, il Senato della Repubblica stabilisce che i servizi pubblici locali come il gas, i trasporti e l’acqua, possono essere un mercato aperto a imprenditori e società.

Molti sono i gruppi che si stanno confrontando su questo tema, come Luoghi comuni che organizza domenica 22 novembre a Foce di Montemonaco l’incontro “Acqua sangue della terra“, per dibattere con esperti e tecnici la questione acqua per «una buona gestione pubblica e partecipata delle risorse idriche e per un uso delle acque in armonia con la salvaguardia dei corsi d’acqua e dell’ambiente».

Ma non solo, altri sono i gruppi attivi, si interessa da tempo del problema privatizzazione acqua l’associazione I care.

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I vostri commenti all’articolo (24)

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  1. LorenzoRossi scrive:

    Volevo precisare che quello di domenica è solo il primo appuntamento a Grottammare.
    Inoltre, sarà possibile firmare anche a S. Benedetto, in Viale Secondo Moretti, dalle 17.30 alle 19.30, sia sabato 14 che domenica 15 novembre.

  2. alessandro84 scrive:

    Prima di dire se privatizzare l'acqua è giusto o sbagliato bisogna capire se il merctao un monopolio naturale. Nel caso in cui sia un monopolio naturale l'errore commesso è gravissimo (come quando furono liberalizzate le autostrade). Se invece si opta per dividere la produzione dalla distribuzione e mantenere la distribuzione in mano agli enti pubblici e la produzione (cercando di risolvere opportune questioni come i diritti di sfruttamento delle sorgenti) il consumatore potrebbe essere maggiormente garantito come di fatto è successo con la liberalizzazione dell'energia elettrica.

  3. LorenzoRossi scrive:

    Alessandro, la gestione del ciclo idirico è evidentemente un monopolio naturale. Come è pensabile soltanto in linea teorica che uno scelga tra più compagnie (leggi multinazionale) quale debba fornirgli l'acqua di casa se le sorgenti sono le stesse e le condotte le stesse? E' esattamente uguale al caso delle autostrade.
    Che senso ha passarlo alle multinazionali, se non quello di far generare loro profitti su un diritto?
    Prendi le tariffe. Ovunque sono cresciute con l'ingresso dei privati.
    Alcuni esempi italiani. A Badia Tebalda e in altri comuni dell’Appennino Umbro Marchigiano appena operata la privatizzazione il prezzo è salito da 420 a 2700 lire al litro. A Roma l’Acea (51% pubblica, 49% Impregilo e Caltagirone) ha aumentato le tariffe del 30%.A Livorno le quattro tariffe sono cresciute dal 30 al 70%. A La Spezia, dopo la privatizzazione, la bolletta è la più cara d’Italia. Ad Aprilia, la società AcquaLatina ha operato aumenti del 250%.
    Un esempio internazionale: a Cochabamba (Bolivia) è scoppiata una rivolta popolare per l’aumento del 300% delle tariffe (oggi il governo di Evo Morales ha ripubblicizzato il servizio idrico).
    A Buenos Aires (Argentina) il 58% della popolazione non era servita dal settore idrico privatizzato. In Gran Bretagna sono aumentate del 50% le utenze staccate a causa della privatizzazione (18.636 solo nel 1994). In Bolivia, prima della ripubblicizzazione, un nuovo allaccio costava fino a 445 dollari statunitensi a fronte di 8,6 milioni di boliviani che vivevano con meno di 2 dollari al giorno.

  4. LorenzoRossi scrive:

    Sempre nell’ottica di generare profitto, le imprese che gestiscono il servizio idrico sono spesso portate a incrementare i prelievi alle fonti, con il conseguente utilizzo di acque qualitativamente sempre più scadenti, e a ridurre i controlli e gli interventi di manutenzione.
    A Manila (Filippine) nel 2003 centinaia di persone sono morte di colera per il fallimento del gestore privato. A Walkerton (Canada) sette persone morirono per aver bevuto acqua contaminata da Escherichia Coli: si scoprì che il laboratorio di analisi, in seguito alla privatizzazione, non era più obbligato a fornire dati all’autorità pubblica.
    Per venire in Italia, in coincidenza con le prime privatizzazioni a livello regionale, la Regione Toscana e il Governo nazionale, nel 2004, hanno innalzato il limite massimo ammesso dalle normative europee per alcune sostanze tossiche presenti nell’acqua potabile.
    A Pescara, dopo che si è parzialmente privatizzato, si è scoperto un grave inquinamento industriale della falda e la magistratura ha fatto chiudere l’impianto. A Ferrara, l’ingresso dei privati ha coinciso con lo spostamento del laboratorio di analisi a Bologna, con conseguente allentamento dei controlli in una delle zone più a rischio in Italia, causa la falda avvelenata del Po.

  5. alessandro84 scrive:

    Io non sono ne a favore ne contro, dico solo che in Italia spesso le privatizzazioni sono fatte male per cui si fanno dei grossi regali a privati, tuttavia nel servizio idrico c'è bisogno di portare maggiore efficienza. Il problema dell'acqua è che è un bene abbastanza anelastico rispetto al prezzo. Sicuramente l'infrastruttura di distribuzione è un monopolio naturale (come nella maggior parte delle infrastrutture). La produzione o estrazione presenta problematiche maggiori proprio per la natura dell'anelasticità del bene. Certo che se il pubblico funzionasse non ci sarebbero neanche i pretesti per le liberalizzazioni.

  6. mimma scrive:

    ecco, allora, alessandro 84, cerchiamo di non liberalizzare un bene fondamentale. Da qui a poco anche l'aria sarà tassata. Ma di che liberalizzazioni parliamo se poi il distributore rimane comunque unico ma privato. Come dire: prima pagavo al ciip ora pago al sig. tal dei tali che non avrà nessun controllo da parte di nessun ente. In Inghilterra c'è stata la liberlizzazione dell'acqua ma il garante controlla in maniera certosina ogni malaffare ( PER INCISO , sempre in Inghilterra vi è stata la liberalizzazione della ferrovia ma è stata una semicatastrofe). . Qui da noi le sentenze del garante arrivano dopo anni dagli esposti e i"sentenziati" non hanno mai versato un euro. Quindi di che parliamo? Senza tralasciare il fatto (di cui molto si mormora) che la migliore acqua verrà destinata all'imbottigliamento e la feccia immessa in circolo. Perciò… Vorrei tenermil il CIIP
    Sempre per Alessandro 84: guarda che il servizio idrico funziona piuttosto egregiamente in tutta Italia, salvo le solite immense ecccezioni che tutti conosciamo (Sicilia, Calabria, ecc) ma qui anche se liberalizzi non cambierà una virgola del malaffare. Piuttosto facciamo una legge dove si vieti che i Consorzi idrici siano un carrozzone dei più o meno trombati della politica che di gestione del territorio e di siffatte infrastrutture idriche nulla sanno. Ecco che per incanto tutto funzionerebbe!
    Per quanto riguarda la liberalizzazione delle autostrade a distanza di decenni non ho ancora capito perchè fu fatta: i Benetton si arricchiscono facendoci pagare pedaggi che aumentano di anno in anno (su cui naturalmente hanno il monopolio) e lo Stato non ha saputo "sfruttare" questo bene. C'è da essere scemI! Sull'energia, nonostante le enormi pubblicità di convenienza che vennero fatte, ditemi che enormi vantaggi anche qui abbiamo avuto: TErna è l'unica a gestite e distribuire, e gli altri sono rivenditori . Se riesci a risparmiare il 3% , sei un asso. Segno quindi che tanto utili pure queste liberalizzazioni non sono state per il cittadino, se non andare per via legali quando vuoi cambiare un gestore e non ci riesci perchè sorgono problemi infiniti (come con Tim, vodafone, ecc) . Tanti esempi, tutti uguali.

  7. alessandro84 scrive:

    @mimma mi pare che San Benedetto neanche un anno fa aveva l'acqua razionata per settimane a causa di un guasto all'acquedotto, sinceramente per creare un ponte provvisorio non ci vogliono settimane bastava chiamare il genio militare che lo tirava su in massimo 48 ore. Queste sono le inefficienze!
    Le liberalizzazioni nascono per portare efficienza ma spesso non sono liberalizzazioni ma deregulation. Sulle autostrade sono il primo a dire che è stata fatta una porcata perchè le autostrade sono un'infrastruttura e come tutte le infrastrutture sono dei monopoli naturali; è chiare che è stato concesso un regalo. Sull'energia elettrica non sono d'accordo; è una buona liberalizzazione ben regolata le centrali elettriche sono poco inquinanti e molto efficienti, certo, sono soggette alla volatilità dei combustibili ma questa non è colpa della liberalizzazione, TERNA è l'unica a distribuire perchè la distribuzione è un monopolio naturale, la gestione è affidata al GSE che fa il matching tra domanda ed offerta mentre la produzione è aperta a tutti (basti pensare al conto energia…) ; un po' peggio è la liberalizzazione del gas perchè l'ENI continua a farla da padrona anche perchè sono molto più bravi degli altri. Sulla telefonia si era partiti bene ma in corsa sono state attuate delle correzioni che hanno peggiorato il servizio. 3 esempi che mostrano l'importanza di ben regolare i settori da liberalizzare.
    Io ho sollevato il problema delle concessioni di estrazione dell'acqua che se si decide di liberalizzare deve essere risolto in maniera molto fair (ad esempio limitate nel tempo e correlate al livello di servizio). Questo è un argomento molto complesso e serve gente in gamba (bel problema questo…).
    Non sono molto convinto di questa liberalizzazione ma si deve capire bene il suo funzionamento prima di criticare a priori!

  8. Gundam scrive:

    Sono decisamente contrario alla "privatizzazione" della fornitura d'acqua.
    Qui stiamo minando le basi del vivere in "comunità".
    L'acqua è un bene scarso, ma offerto dalla natura. L'acqua è un bene primario per l'uomo ed è anche il motivo basilare per cui abbiamo cominciato a vivere in gruppi.
    Le prime comunità si organizzavano e insieme deviavano i corsi dei fiumi. Insieme costruivano acquedotti e così via.
    Non ci può essere spazio per un "utile" d'impresa nel gestire un acquedotto. C'è solo spazio per rendere più efficienti i servizi. E per farlo non è necessario passare dal pubblico al privato, ma assumere persone competenti e volenterose, e mandare a casa i lavativi.
    Più che petizione, bisognerebbe organizzarsi per indire un referendum, prima che sia troppo tardi.

  9. Giovanni Marucci scrive:

    Sento spesso parlare di pubblico o privato come esempi di cattiva o buona gestione.

    Occorre chiarire che la gestione è solo buona o cattiva: che sia fatta dal pubblico o da un privato è un altro paio di maniche.
    Le cattive gestioni sono anche da parte di privati, come i Benetton, che pare non abbiano effettuato i normali lavori nonostante i grandi profitti (è facile fare maggiori profitti rispetto alla gestione pubblica se poi non si fanno i lavori. Questa la chiamate capacità manageriale? Io la chiamo disonestà)

    Ponendo alla base la corretta gestione (che dovrebbe essere ovvia), in settori fondamentali come l'acqua, le ferrovie, autostrade, energia …. la gestione pubblica offre innegabili vantaggi ai cittadini perché non devono pagare il profitto da garantire (garantire?!? e perché?) agli azionisti.

    Il governo Giolitti chiuse l'esperienza della gestione privata dell'acqua perché non era in grado di garantire l'accesso a tutta la popolazione.
    Resa pubblica la gestione, oltre a garantire man mano l'accesso all'acqua a tutta la popolazione, calarono improvvisamente le epidemie di colera che allora imperversavano lungo la penisola (tratto dal libro "Acqua in movimento – ripubblicizzare un bene comune" di Marco Bersani).

    Con le mie orecchie sentii dire da un dipendente dell'IRI che nessun privato avrebbe mai avuto la possibilità di elettrificare tutta l'Italia: con quali capitali?

    Bando, quindi, alle polemiche tra gestione pubblica o privata.

    Alcuni settori devono essere gestiti integralmente dal pubblico perché non sono merci.
    Qualora ci trovassimo di fronte ad una cattiva gestione, la cosa più idiota da fare è proprio quella di affidarsi ad un privato.
    E' tanto difficile sostituire i disonesti ed incompetenti, mettendoci qualcuno onesto, serio e competente?

  10. LorenzoRossi scrive:

    @Gundam: Hai perfettamente ragione: se necessario, Rifondazione Comunista ha già annunciato che si farà promotore, insieme a chiunque vorrà, al di là delle proprie idee politiche, di un referendum abrogativo. Questa nostra attuale petizione non è però incompatibile, ma agisce sul piano locale, chiedendo al riconversione del CIIP in un ente di diritto pubblico, la modifica degli statuti comunali inserendo la dicitura che l'acqua è un "bene comune privo di rilevanza economica", e il rifiuto di "qualsiasi proposta di sottrazione di acqua dalle sorgenti del nostro territorio finalizzata all’imbottigliamento per fini commerciali".
    @Giovanni Marucci: Condivido del tutto il riferimento al libro di Marco Bersani, presidente di Attac Italia: è il miglior vademecum sul tema, chiaro e documentatissimo.

  11. pulito scrive:

    l'argomento meriterebbe una visibilità totale, tutti i cittadini dovrebbero essere informati, perchè si tratta di una svolta che potrebbe cambiare radicalmente le condizioni di vita delle persone, essendo l'acqua il bene più prezioso.
    Intanto in Puglia vanno controcorrente, quindi un altro modo forse c'è.
    Allego un articolo tratto da Repubblica on line dio oggi, ptrebbe essere un ottimo punto di partenza:

    L’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato. Con questo principio la regione Puglia sta preparando la sua rivoluzione dell'acqua. La delibera recentemente approvata dalla giunta Vendola è una sfida alla privatizzazione del servizio idrico avviata dal governo nazionale.

    Mentre il governo nazionale stabilisce che nelle aziende ex municipalizzate la proprietà pubblica dovrà scendere al 30% entro il 2015, la regione ha intenzione di togliere dal mercato la società Acquedotto Pugliese (AQP) e di cambiare il sistema delle tariffe basandolo anche sul reddito familiare. Entro dicembre la Regione Puglia dovrà presentare un disegno di legge ad hoc.

    Che si tratti di una vera e propria sfida lo dimostra il fatto che la Puglia impugnerà dinanzi alla Corte Costituzionale il decreto legge 135, con cui il governo ha dato il via libera alla privatizzazione della gestione idrica e ha sancito la fine delle società per azioni a capitale pubblico. Entro novembre 2009 il testo dovrà essere trasformato in legge. Ma secondo la Puglia il servizio idrico deve rimanere di competenza esclusiva delle regioni. Non solo: essendo un servizio essenziale e un diritto inalienabile dell'uomo, l'acqua deve rimanere fuori dalle logiche di mercato e della concorrenza.

  12. LorenzoRossi scrive:

    Giovedì mattina si firma anche al mercato di Offida, centro storico, dalle ore 9.30 alle 12.30.

  13. alessandro84 scrive:

    Da un punto di vista etico il pubblico dovrebbe funzionare meglio in quanto si gestiscono i soldi della collettività.
    Caro Marucci la privatizzazione delle autostrade non ha avuto senso in quanto non ha aumentato la concorrenza nel settore (impossibile visto che come ho detto è un monopolio naturale). Lo scopo delle privatizzazioni è quello di aprire il mercato alla libera concorrenza e portare vantaggio ai consumatori mediante la competizione. Il privato funziona male perchè non sente la pressione del mercato. Da questo punto di vista sull'acqua non ci sono i giusti presupposti perchè ammesso che la distribuzione rimanga statale la produzione presenta problematiche in quanto le sorgenti utilizzate non prestano le stesse caratteristiche, e la concorrenza dovrebbe essere anche nell'estrazione. Questo rende poco fattibile la privatizzazione,

  14. Giovanni Marucci scrive:

    La concorrenza non pungola il privato, anzi, lo spinge ad abbassare i costi fino ad intaccare i salari, togliere le garanzie dei lavoratori, disinteressarsi delle problematiche ambientali.
    I miglioramenti dal punto di vista tecnologico hanno anche un loro limite ed arrivato a quello che in un dato momento è il massimo possibile, come concorro?
    Sui libri si parla di concorrenza basata sulla qualità del prodotto, ma una volta che tutti arrivano al massimo cosa fanno? Abbassano altri costi o la qualità del prodotto, magari aiutati da pesanti investimenti pubblicitari (per non parlare di altro).
    La concorrenza sfocia inevitabilmente in una guerra per conquistarsi la fetta del mercato più grande: le cattive conseguenze sono note a tutti, oltre che dal punto di vista sociale e ambientale, anche per quel che riguarda la qualità del prodotto, ormai diventato merce.
    La logica del profitto ad ogni costo, abbinata al diritto del consumatore (diritto?! E perché è un diritto?!) ad avere un prezzo sempre più basso, sta producendo disastri.
    Qual è il vantaggio? Cos'è un vantaggio?
    Queste dinamiche non dovrebbero esistere per nessun prodotto al mondo, figuriamoci per i beni comuni.
    Non serve un privato nella gestione dei beni comuni, ma dei cittadini responsabili.
    Chiudo notando che il problema ambientale non interessa nessuno, ma è un qualcosa su cui dovremo fare i conti e voglio proprio vedere che pezza ci metteremo.

  15. PabloPaloma scrive:

    Caro Alessandro,stavolta ti sbagli..qui non c'è concorrenza che abbasserà i prezzi. I posti dove si è già èrivatizzato lo dimostrano!
    Non si tratta di una semplice privatizzazione dove il cittadino potrà scegliere se prendere l'acqua non sò da tim,vodafone,wind etc etc con conseguente concorrenza(anche nella telefonia è nota "la concorrenza" che si fanno con il cartello delle tariffe!) ma SEMPLICEMNETE DI UNA VENDITA DELL'ENTE PUBBLICO AD UN PRIVATO! rIPETO:un privato!
    Cioè la CiiP la compra un privato e tu a lui devi pagare,senza scelta e senza i benefici classici(e quasi sempre INVISIBILI) delle privatizzazioni!
    Riguardo al referendum sono STRAdaccordo,ma il problema è la visibilità e l'informazione,il vero problema italiano!
    Oscurano la notizia,meno se ne parla e meglio è! E la dimostrazione è la fiducia posta sul provvedimento:se se ne discute per una settimana in aula il problema arriva nelle case e alle orecchie degli italiani!
    Allora meglio la fiducia,se ne parla solo un giorno e poi basta!
    SVEGLIAMOCI!!!
    E stavolta che sia una sveglia bipartisan..
    Per una volta infatti sono daccordo con Gundam..UNIAMOCI TUTTI,almeno SULL'ACQUA!

  16. PabloPaloma scrive:

    A proposito,leggete questo estratto di un articolo di Repubblica:
    "Dunque oggi alla Camera si va alla fiducia sull'acqua. Che bisogno aveva il governo di questo mezzo estremo per trasformare in legge un decreto, avendo i numeri di una larga maggioranza? Che fretta c'è su un tema di simile portata? È abbastanza intuibile. Se si affronta un iter normale, le cose vanno per le lunghe visto che il Pd è intenzionato a dar battaglia con l'Italia dei valori.
    Entrambi i partiti hanno annunciato un fuoco di sbarramento a suon di emendamenti. Ma se accade, la storia comincia a far rumore; e se fa rumore c'è il rischio che gli italiani mangino la foglia. Cadrebbe la cortina di silenzio che negli ultimi anni ha avvolto il business legato alla distribuzione del più universale e strategico dei beni nazionali.
    Il nodo è semplice. Lo Stato è in bolletta, da vent'anni non investe più come si deve sulla rete e oggi meno che mai ha soldi per un'azione di ammodernamento che costerebbe come otto ponti sullo stretto di Messina. Meglio dunque lasciare la patata calda ai privati, che con meno remore politiche potrebbero scaricare sulle tariffe il costo di un'operazione indilazionabile, e che per la mano pubblica è una delle ultime ghiotte occasioni di far cassa. Da qui un decreto che, caso unico in Europa, obbliga a mettere in gara tutti i servizi legati all'acqua e accelerarne la trasformazione in Spa, dimenticando che, quasi ovunque le grandi società sono entrate nel gioco, le tariffe sono aumentate in assenza di investimenti sulla rete."

    MEDITATE GENTE, E FIRMATE!!

  17. alessandro84 scrive:

    E' un po' off-topic perchè quello che sto per dire difficilmente è applicabile al mercato dell'estrazione dell'acqua; ma in genere la concorrenza porta efficienza nel mercato, e nel caso di mancanza di accordi collusivi porta i prezzi a diminuire. E l'esempio che mi viene da fare su due piedi è l'ingresso dell'ENI nell'immediato dopo guerra nell'estrazione del Petrolio; in quel caso tutti noi abbiamo giovato di quella concorrenza sana che ha levato profitti alle sette sorelle ed ha reso la benzina più abbordabile per tutti, un ottimo modo di redistribuire benessere.
    La tecnologia migliora sempre è praticamente un assioma, magari non migliora sempre con i ritmi della legge di Moore, mail progresso ha sempre caratterizzato il progresso dell'uomo.

  18. evil monkey scrive:

    Scusa Marucci, vorrei sapere da te , visto che la concorrenza fa male, il profitto non deve esistere, in che modo deve essere prodotta la richezza ??
    Come possiamo abbinare produzione di beni e servizi e salvaguardia dell'ambiente ??
    Di diagnosi siamo pieni, sono le terapie che mancano.

    P.S. riguardo la privatizzazione dell'acqua quoto al 100% il post di Gundam.

  19. alessandro84 scrive:

    @Pablo paloma: sono d'accordo,infatti nei commenti predenti ho espresso le mie perplessità riguardo la questione, l'ultimo commento era un off-topic (e mi scuso per questo) a difesa del concetto di liberalizzazione. Ci sono casi in cui servono ed altri no. Per questo è importante avere gente competente per evitare certi errori.

  20. LorenzoRossi scrive:

    Prossimi punti di raccolta firme per la petizione:

    Giovedì 19. Offida. Mercato, 9.30-12.00
    Sabato 21. San Benedetto, piazza Pazienza, 17.30-20.30.
    Domenica 22. Convegno di Luoghi Comuni a Foce.
    Domenica 22. San Benedetto, viale Moretti, 17.00-19.30.
    Probabile un appuntamento in centro ad Ascoli per il fine settimana.
    Mercoledì 25. Montalto. Mercato, 9.30-12.00

  21. galie scrive:

    Sono d'accordo anch'io con la posizione di gundam, alessandro, evil monkey, pablo paloma e di tutti gli altri che, pur con diverse sfumature, dicono la stessa cosa. Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pesci e la tramutazione dell'acqua in vino, ecco il terzo più grande miracolo: nel nome del bene più prezioso che abbiamo, insieme all'aria e alla libertà d'espressione, "tutti insieme appassionatamente". Questo vorrà pur dire qualcosa ovvero che di fronte all'emergenza ambientale, se si ha sale in zucca, non ci sono divisioni politiche che tengano…

  22. Andrea Mattioli scrive:

    Finalmente qualcuno si muove per questo tema essenziale, voglio proprio vedere cosa faranno veramente gli altri politici.
    Cosa dirà il nostro sindaco?
    Cosa dirà il nostro nuovo presidente di provincia?

  23. Giovanni Marucci scrive:

    @evil monkey
    occorre vedere cosa intendiamo per profitto (eviterei le definizioni scolastiche o da manuale): il giusto guadagno che permette di vivere dignitosamente, insieme al normale reinvestimento aziendale, oppure la corsa a guadagni sempre maggiori e l'inammissibilità di una flessione percentuale dell'aumento di utile? Dove vanno a finire questi enormi utili? Sono funzionali ad una corretta gestione aziendale?
    Diciamocelo chiaramente: quest'ultimo tipo di profitto è quello ritenuto ovvio, accettato da tutti, anche da chi ne sta subendo le conseguenze.
    Siamo sicuri che senza questo profitto non c'è ricchezza?
    Cosa intendiamo per ricchezza?
    Perché, poi, poni una simile domanda: "Come possiamo abbinare produzione di beni e servizi e salvaguardia dell'ambiente ??"
    Per te è plausibile produrre beni e servizi rovinando e distruggendo l'ambiente? Produrre disinteressandosi di ciò che è fondamentale per la nostra esistenza e di coloro che verranno dopo di noi? Noi viviamo grazie a questo ambiente non alle tante sciocchezze da noi porodotte.
    Per quel che mi riguarda prima di tutto produrrei quei beni e servizi realmente utili e nel massimo rispetto dell'equilibrio ambientale.
    In questo ci è di aiuto anche la tecnologia.
    La terapia c'è, non posso dire definitiva, ma c'è.
    Esistono gruppi, associazioni che lavorano in tal senso e non solo a livello teorico: qui in zona, per esempio, c'è un gruppo di ingegneri ed esperti in vari campi che hanno formato una società ben lontana dagli attuali paradigmi, al fine di fornire consulenze, ma c'è anche altro.
    Questo non è lo spazio adeguato, ma basta visitare alcuni siti per iniziare ad addentrarsi in un movimento che si muove in tutt'altra direzione.
    http://www.decrescita.it
    http://www.bilancidigiustizia.it/index.php
    http://www.cnms.it
    web.resmarche.it/resmarche/index.html
    http://www.peacelink.it
    http://www.altreconomia.it
    http://www.sbilanciamoci.org
    http://www.paea.it
    digitare GAS su un motore di ricerca, oppure i seguenti nomi: Maurizio Pallante, Francesco Gesualdi, Tonino Perna, Serge Latouche, Riccardo Petrella, Wolfagng Sachs, Enrique Dussel, Alex Zanotelli, Vincenzo Linarello, Luca Mercalli ….
    questa è una microscopica lista, ma sufficiente perché da loro partiranno ulteriori collegamenti.

  24. alessandro84 scrive:

    scusate ma su un giornale nazionale viene detta una realtà ben diversa e più rincuorante ( http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001395.html ) cioè che la gestione del servizio verrà messa a gara tra pubblici e privati ed il criterio di vittoria della gara sarà chi offrirà il servizio a costo minore mantenendo inalterato il livello di servizio. Questa notizia può essere confermata?

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