Cultura e Spettacoli

I Secondavera: «Abbiamo visto una città intera mobilitata per la musica»

L'esterno del Teatro AristonL'esterno del Teatro Ariston

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L’esperienza della band sambenedettese di Sanremo web, che ha avuto l’opportunità di vivere il Festival della canzone italiana

di: 22 febbraio 2009 @13:49

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “L’esperienza di Sanremo è assolutamente fantastica” ripetono Roberto, Pino, Sergio, Carlo e Stefano dei Secondavera. Come finalisti di Sanremo web infatti i 5 musicisti sambenedettesi sono stati invitati a sedere all’interno del teatro Ariston alla destra del palco, insieme ad alcuni loro colleghi.

“E’ incredibile vedere tutta una città che si mobilita per la musica, per gli artisti, si respira un’aria diversa, surreale” ci spiega Roberto Pagnanelli, voce della band. Ed è così, perchè in quei giorni tutta l’attenzione ad esempio dei media si concentra dentro e attorno all’Ariston.

“Abbiamo avuto l’onore di essere a fianco di Bonolis e tutti gli artisti che si sono esibiti mercoledi 18 gennaio. All’inizio il tutto mette davvero soggezione, il palco, l’orchestra, il pubblico, ma poi si inizia ad entrare in confidenza con la situazione, anche perchè tutti i musicisti cantano di fronte a non più di 1000 persone, senza rendersi conto che invece davanti al piccolo schermo sono milioni che seguono il festival” continua Pino Neroni, il chitarrista dei Secondavera.

“Forse quest’anno Sanremo ha preso una piega spiccatamente sociale nei testi delle canzoni. Non è un male, e crediamo che molti abbiano sfruttato la scia della crisi per parlare dell’Italia, della ferita profonda che tutti stanno avvertendo” aggiungono ancora i ragazzi del gruppo.
Come molti loro colleghi di Sanremo web poi, i Secondavera hanno avuto l’occasione di cantare il loro brano in trasmissioni dedicate alla musica. “Davvero una grossa opportunità è stata quella di poter cantare all’interno del programma di Sky Stelle emergenti. Occasione che ci ha permesso di farci conoscere anche da Rai 2, che ha chiesto subito di poter usare la nostra canzone come sigla d’apertura di una trasmissione sulla musica giovane in onda prossimamente.”

Un bel bottino quello della band sambenedettese, che ha potuto dimostrare la propria qualità in spazi dedicati alle nuove proposte, nella speciale kermesse di Sanremo.

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  1. Gundam scrive:

    Sono felice per la bella esperienza fatta dai Secondavera, ma continuo a vantarmi di non aver visto, neppure per un minuto, il Festival.

  2. Io invece di solito non lo vedo, stavolta l'ho seguito (anche grazie al commento davvero esilarante della Gialappa's su Radio2) e non me ne pento: mi sono divertito. La media delle canzoni, comunque, non era neanche troppo scandalosa, anche se di solito ascolto tutt'altro e di certo non corro in negozio a comprare compilation sanremesi. Un'edizione sufficientemente varia e brillante, anche se sempre nei mille limiti dello spettacolo nazional popolare. Escludendo la canzone di Povia e tutto il marasma che ne è seguito non ho neanche visto abissi culturali di particolare ripugnanza.

  3. Atreiu68 scrive:

    Io faccio invece i miei personali complimenti ai Secondavera, perche' credere in quello che si fa, suonare per il gusto di farlo e "provarci", e' sempre un evento piuttosto raro dalle nostre parti, ed encomiabile. Sono contento che, anche grazie alla collaborazione di un bravissimo musicista storico sanbenedettese, come Daniele De Santis (che su quel palco c'e' gia' salito..) questi ragazzi abbiano "toccato con mano" lo show businnes e ne abbiano preso energia per continuare. Per quanto riguarda il festival, sono d'accordo con Daniele: Sanremo ha il suo fascino, spesso troppo concentrato sul gossip e meno sui contenuti, ma tutto sommato e' un evento, come pochi, che unisce l'Italia e ci fa sentire un po' piu' Italiani.

  4. buono scrive:

    Signor primavera non capisco perchè dice escludendo la canzone di Povia. Dal punto di vista musicale mi sembra una delle più innovative e per quanto riguarda il testo ..è una storia. O forse si possono solo raccontare storie dove eterosessuali diventano omosessuali e non è possibile il contrario?? se poi la canzone di Povia non le è piaciuta musicalmente mi scuso delle mie affermazioni.

  5. La canzone non è neanche male a livello di melodia, di certo niente di nuovo, ma comunque orecchiabile e sanremese. Il testo però mi permetto di dire che sia superficiale ed omofobico, non tanto per la storia in sè – ha perfettamente ragione: si possono raccontare storie di "evoluzioni" sessuali di qualunque tipo senza doversi giustificare con nessuno – quanto per i luoghi comuni e la superficialità con cui la storia stessa viene raccontata. Si può fare un pessimo film (o in generale una pessima opera artistica) anche su storie che in sè non avrebbero nulla di scorretto o offensivo. Ovviamente esprimo solo una opinione assolutamente personale. In genere però quando viene raccontata una storia inversa (cioè un omosessuale che scopre la propria omosessualità da una eterosessualità apparente) la si rapporta ad un mondo eterosessuale nel quale non è affatto negata la felicità, ovvero il messaggio che passa è che ciascuno è libero di seguire la propria indole e che le scelte non sono necessariamente perversioni; nella canzone di povia invece l'omosessuale è tale per una serie di concause (trite e ritrite, perfetto specchio della banalizzazione dei percorsi individuali) che fanno capire chiaramente che l'unica felicità possibile è quella eterosessuale.
    Hai voglia poi a dire "nessuna malattia, nessuna guarigione"; se prima dici che un uomo sta con gli uomini per non tradire la madre non è che poi la cosa è così recuperabile con nonchalance.
    Ovviamente comunque queste, lo ripeto, rimangono pure opinioni personali e non mi stupirei se qualcuno ritenesse la canzone di povia di spessore anche dal punto di vista del testo (anche se insomma, mi pare difficile).
    Ultima questione: in generale sono assolutamente contrario al "politicamente corretto" applicato alle opere artistiche, e alla musica in particolare. Personalmente ascolto musica molto più esplicita – e forse offensiva, per qualcuno – di quella di Povia e non ci vedo niente di male. In quel caso però (il metal) la raffigurazione è volutamente grottesca (un pò come accade nei film horror) e non pretende di incidere sul reale, solo i cretini completi la vedono come incitazione realistica alla cattiveria e alla violenza; se così non fosse i concerti metal sarebbero pieni di morti accoltellati e invece normalmente gli episodi di violenza accadono altrove e in altri ambienti. Quella musica è un susseguirsi di emotività e allegorie (per quanto macabre e non necessariamente adatte al palato di tutti). La canzone di povia invece si presenta come leggera e quotidiana, ha la pretesa di raccontare una storia tangibile e concreta, e quindi l'autore avrebbe avuto il dovere di farlo con maggiore accortezza e meno superficialità.

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