I minori e l’affidamento, nascono i “genitori professionali”
Un simpatico disegno sull'affidamento temporaneo alle famiglie dei cosiddetti "minori non accompagnati", bambini o adolescenti provenienti da situazioni di grave disagio nelle proprie famiglie d'origine (foto tratta dal sito www.cissa.it)
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1 dicembre, 19:19
I Comuni del sambenedettese vogliono incentivare l’affido temporaneo dei minorenni in difficoltà alle famiglie e ai single. Corsi di formazione e più rimborsi per le spese e il mantenimento. L’obiettivo è ridurre gli affidamenti alle comunità protette
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Per incentivare l’affidamento temporaneo dei minori problematici alle famiglie, nasce anche in Riviera la figura del “genitore professionale”. Le famiglie affidatarie avranno rimborsi fra i 900 e i 1000 euro al mese per le spese di mantenimento degli adolescenti che vengono affidati alle loro cure in quanto provenienti da situazioni di grave disagio familiare o immigrati clandestini in Italia senza la propria famiglia d’origine.
L’obiettivo dei Comuni dell’Ambito Sociale 21 è quello di ridurre gli affidamenti dei minori alle Case-Famiglia. I costi per questo tipo di affidamento (circa 3000 euro al mese) sono molto alti e sono per due terzi a carico dei Comuni e per un terzo a carico della Regione.
Per facilitare l’affidamento familiare con meno problemi possibile ci saranno corsi di formazione e un’equipe di assistenti sociali e psicologi che valuteranno l’idoneità della famiglia ospite.
Il tempo massimo di affidamento è di due anni, rinnovabile per altri due anni, dopo i quali i minori devono tornare alla propria famiglia d’origine, aiutata nel frattempo a superare la situazione critica.
Cosa ben diversa dall’adozione, l’affidamento è regolato da leggi apposite, che lo consentono a coppie con figli, coppie senza figli e single.
Il bisogno di allonanare temporaneamente alcuni minori dal proprio nucleo familiare naturale, secondo il dottor Vincenzo Luciani del Consultorio dell’Asur, deriva in primo luogo dalla forte crisi delle famiglie, che faticano a reggere il loro compito di agenzia educativa.
L’assessore ai Servizi Sociali Loredana Emili parla di un «albo della famiglie potenzialmente affidatarie, da preparare in collaborazione con le parrocchie, i comitati di quartiere e tutte le associazioni nel campo del sociale».
